Da New York
Saranno quasi 150 milioni gli americani che andranno alle urne il prossimo martedì 2 novembre per eleggere il 44° presidente degli Stati Uniti. Una corsa che vede schierati ai nastri di partenza: John F. Kerry - per i Democratici - il presidente uscente, George W. Bush - per i Repubblicani. Indipendente e "terzo" rispetto ai due maggiori contendenti, è Ralph Nader.
La percentuale di votanti è la più alta dal dopoguerra. Questo almeno è quello che sostiene un rapporto, appena pubblicato dal Comitato per lo studio dell'elettorato americano, un'organizzazione ritenuta al di sopra delle parti. La maggior parte dei nuovi registrati, oltre 10 milioni di cittadini, si trova negli stati più contesi, Florida, Ohio, Pennsylvania.
E' un indicatore incontrovertibile sul fatto che la sfida fra George W. Bush e John Kerry ha suscitato passione, entusiasmo e, purtroppo, anche troppi veleni. Queste matricole dei seggi sono un punto interrogativo per i grandi istituti di sondaggio che non hanno potuto o saputo interrogarli sulle intenzioni di voto.
All'improvviso insomma è come se l'elettore Usa avesse scoperto la bellezza della democrazia partecipativa, ma anche la partigianeria più bellicosa. Il sistema elettorale, già pieno di falle, quest'anno potrebbe subire il colpo di grazia.
In Florida siamo al déjà vu: sono già scomparse 58 mila schede, probabilmente rubate durante il trasporto dalle poste centrali a quelle periferiche. Guarda caso, tutto ciò avviene proprio in quella contea di Broward, a maggioranza democratica, dove nel 2000 successe di tutto.
Il governatore dello stato Jeb Bush, il fratello del presidente, ha ordinato di rimediare al grave incidente e di stampare nuove schede elettorali che saranno inviate entro questo week end. Sarà mantenuta la promessa? Gli abitanti della contea ne dubitano fortemente.
Il farraginoso processo elettorale, già appesantito da nuove regole e nuove macchine, è sotto attacco ancor prima dell'Election Day.
Sono già in corso in molti stati, ma soprattutto nel decisivo Ohio , decine di azioni giudiziarie intentate dal partito repubblicano che sta cercando di bloccare migliaia di cittadini che si sono registrati, secondo quanto sostengono gli avvocati del Gop, in maniera fraudolenta. Finora i giudici che si sono pronunciati hanno sempre dato torto ai repubblicani. Ci sono anche denunce per intimidazioni e violenze private in diversi altri stati caldi.
Il dipartimento della Giustizia ha aumentato il numero degli osservatori che saranno presenti al momento degli scrutini. Saranno in tutto 1090 e controlleranno le operazioni in 25 stati: quelli cioè che hanno una lunga storia di violazioni dei diritti civili durante le elezioni.
E' un numero che supera tre volte quello del 2000.
Ovviamente la maggior parte degli osservatori è stata assegnata alla Florida. "Non ho mai visto in vita mia tante denunce già prima del giorno fatidico" ha commentato Edward Foley, un professore di legge dell'Ohio university. "Figuriamoci dopo".
I due maggiori partiti, quello democratico e quello repubblicano, hanno inviato migliaia di avvocati negli stati considerati in bilico.
In questo momento, secondo l'analisi della Cnn, questi stati sono otto, ragion per cui ben difficilmente la sera del 2 novembre avremo un risultato certo. Quasi certamente le schede dovranno essere contate e ricontate. Ben che vada. Se anche questo non bastasse potrebbero intervenire di nuovo i giudici federali e magari la stessa Corte suprema.
Anche i gruppi che curano gli interessi delle minoranze etniche (afro-americane e latine) hanno mobilitato migliaia e migliaia di volontari che dovranno controllare la validità delle operazioni elettorali.
Insomma, ne vedremo delle belle martedì 2 novembre.
La speranza di tutti è che gli osservatori si limitino a monitorare e non a intimidire. Altrimenti, addio democrazia americana!
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