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Andreotti, la Cassazione conferma l'appello

La Suprema Corte: "Vanno rigettati sia il ricorso della Procura di Palermo che chiedeva la condanna, sia quello del senatore a vita che avrebbe voluto la piena assoluzione"  > Scheda  

Andreotti, la Cassazione conferma l'appello Andreotti, la Cassazione conferma l'appello

La Corte di Cassazione ha stabilito che sono "esaurienti" e prive di "manifesta illogicità" le motivazioni con le quali la Corte d'appello di Palermo, nel maggio 2003, aveva dichiarato di non doversi procedere per il reato di associazione a delinquere per i fatti precedenti al 1982 a causa dell'intervenuta prescrizione.

Stesso giudizio per l'assoluzione dal reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. In 215 pagine depositate oggi, la Seconda sezione penale nelle conclusioni finali ha spiegato per quali motivi ha deciso di confermare in pieno la sentenza d'appello sul processo di Palermo.

Nelle motivazioni, la Suprema Corte rende noto che il collegio "ha dovuto limitare le sue valutazioni a verificare se le prove acquisite presentino una evidenza tale da conclamare la manifesta illogicità della motivazione della sentenza in ordine all'insussistenza del fatto o all'estraneità allo stesso da parte dell'imputato".

Ebbene, nella sentenza 49691, la Seconda sezione penale scrive che, "mancando tali estremi", sia il ricorso della Procura di Palermo che chiedeva la condanna per il senatore a vita, sia il ricorso di Andreotti che avrebbe voluto la piena assoluzione "vanno rigettati".

ANDREOTTI: LA LUNGA VICENDA GIUDIZIARIA

"Se Dio vuole è finita. Dopo 11 anni è finita".

  Al di là della soddisfazione legittima, e di parte, con cui l'avv. Franco Coppi ha commentato la sentenza della Cassazione che ha mandato assolto il senatore a vita Giulio Andreotti, va detto che davvero si è finalmente chiusa una vicenda giudiziaria lunga e complessa che ha attraversato "due secoli", ha diviso il mondo politico , ha spaccato l'opinone pubblica.

In questo, nessuna sorpresa: la figura dell'ormai ex imputato Andreotti, ha incarnato, come nessun altro, per più di mezzo secolo, il fascino e la repulsione del potere.

Per chi, come Andreotti, per anni è stato il protagonista unico, e immortale, della storia d'Italia, politica in primis, non poteva essere diversa, almeno nell'immaginario collettivo, la storia processuale.

Giulio Andreotti apprese da Giovanni Spadolini, allora presidente del Senato, che la Procura di Palermo aveva chiesto l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Era il 27 marzo 1993, prima tappa di una lunga vicenda giudiziaria che a distanza di undici anni è ora sul punto di concludersi in Cassazione.

Le altre date della vicenda:

  27 marzo 1993: la Procura di Palermo invia ad Andreotti unavviso di garanzia per associazione per delinquere e concorso inassociazione mafiosa.

  30 giugno 1993: la Giunta del Senato concede, su richiestadello stesso Andreotti, l'autorizzazione a procedere.

  21 maggio 1994: la Procura di Palermo chiede il rinvio agiudizio del senatore.

   2 marzo 1995: viene cambiata l'imputazione originaria;Andreotti è rinviato a giudizio per associazione mafiosa.

  26 settembre 1995: nell'aula bunker dell'Ucciardonecomincia il processo di primo grado.

  8 aprile 1999: il pm Roberto Scarpinato chiede la condanna diAndreotti a 15 anni.

  23 ottobre 1999: dopo 11 giorni di camera di consiglio laquinta sezione del tribunale di Palermo, presieduta da FrancescoIngargiola, assolve Andreotti perché il fatto non sussiste.

  16 maggio 2000: il tribunale rende note le motivazioni dellasentenza.

  19 aprile 2001: comincia il processo d'appello ma l'udienzaviene subito rinviata all'11 ottobre 2001.

  25 ottobre 2001: comincia la requisitoria che proseguirà perotto udienze.

  14 marzo 2002: il pg Anna Maria Leone chiede la condanna diAndreotti a 10 anni.

  18 aprile 2002: cominciano le arringhe difensive cheproseguiranno per undici udienze.

  16 gennaio 2003: la corte d' appello, presieduta da SalvatoreScaduti, sospende la discussione per sentire l'ultimo pentitoAntonino Giuffrè.

  14 marzo 2003: audizione dell'aspirante collaboratore PinoLipari, descritto dall'accusa come un "depistatore".

  4 aprile 2003: la difesa chiede l'assoluzione di Andreottiperché il fatto non sussiste e deposita una memoria di oltre1200 pagine.

  2 maggio 2003: la corte d'appello assolve Andreotti perchèil fatto non sussiste dall'accusa di associazione mafiosa edichiara prescritte le imputazioni per i fatti antecedenti allaprimavera del 1980.

  25 luglio 2003: la corte deposita la sentenza d'appello: lemotivazioni sono contenute in 1520 pagine, suddivise in 6 volumie 45 capitoli.

  14 ottobre 2004: Processo in Cassazione: il pg chiede la conferma della sentenza di secondo grado, la difesa l'assoluzione piena dell' imputato.  

MD

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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