Un governo di unità nazionale tra Forza Italia, An e Udc da un lato e Ds e Margherita dall'altro: un'eventualità che «non si può escludere» se dovesse cadere il governo Prodi. Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, lo considera un possibile traghettamento verso successive elezioni dalle quali dovrebbe emergere un solido bipolarismo: Partito democratico e Partito della libertà. Bondi ne parlerà alla Scuola di formazione di Gubbio, in programma quest'anno dal 7 al 9 settembre, dove si discuterà a fondo anche della rivoluzione cui sarà sottoposta la struttura di Forza Italia. E in questa intervista a Panorama anticipa il nucleo centrale del suo intervento.
Onorevole Bondi, la politica sembra bloccata dalle tensioni interne alle coalizioni e dal vantaggio minimo dell'Unione al Senato. Come se ne esce?
Detto che Silvio Berlusconi è l'unico in grado di tenere unite tutte le forze di opposizione e che dunque la sua leadership è fuori discussione, dobbiamo consolidare Forza Italia, sia come struttura che come consensi. La politica italiana ha bisogno di due partiti forti che costituiscano l'ossatura delle coalizioni che si confrontano e attorno ai quali possano nascere il Partito democratico da un lato e il Partito della libertà dall'altro.
Nel centrodestra il ruolo cardine lo avrebbe Forza Italia, nel centrosinistra Ds e Margherita insieme?
Esattamente. L'obiettivo dev'essere quello di consolidare un bipolarismo nel quale gli schieramenti si rispettino e favorire la democrazia dell'alternanza. In caso di caduta del governo Prodi, non si può escludere un «patto temporaneo» tra le forze politiche per dare vita a un governo di emergenza, di unità nazionale, che ci porti verso nuove elezioni politiche. È lì, dalle urne, che dovrebbero nascere il Partito democratico e quello della libertà.
Un patto di breve durata, dunque.
Potrebbe essere un accordo su poche cose da realizzare: alcuni temi economici e altri istituzionali, tra i quali un'eventuale correzione della legge elettorale.
Nella Cdl sarebbero tutti d'accordo?
Ne sono sicuro, perché non si tratterebbe di una scelta politica, ma di una transizione nel caso che il governo Prodi cadesse. Una soluzione istituzionale per arrivare al più presto alle urne, che anche la Lega non escluderebbe. E poi An, di cui auspico l'ingresso nel Ppe, e Udc fanno parte integrante del progetto del Partito della libertà.
Eppure le idee di Pier Ferdinando Casini sulle prospettive del centrodestra appaiono diverse. L'ultima conferma arriva dal leader dell'Udeur, Clemente Mastella, secondo il quale Casini avrebbe rinunciato in extremis a fare liste comuni alle ultime elezioni perché il suo obiettivo è succedere a Berlusconi.
La politica è l'arte del possibile. Prevarrà chi avrà più filo da tessere e saprà vedere meglio la situazione politica attuale e quella futura. Berlusconi è insostituibile e quello che faremo stabilirà in maniera definitiva i rapporti di forza nella Cdl, sapendo che non mettiamo la nostra forza al servizio dei nostri interessi, ma di un progetto più ampio. E Casini non potrà che ritrovarsi su questa strada.
Ricoprire un ruolo cardine significa diventare un partito vero. Forza Italia ha sempre avuto questo limite.
Stiamo lavorando ormai da molto tempo su questo aspetto, nell'ultimo anno a Berlusconi sono stati presentati diversi progetti, tutti comunque tesi a disegnare un partito organizzato, presente capillarmente sul territorio, pur se fondato sulla sua leadership. Oggi i tempi sono maturi per dare a Forza Italia finalmente la natura di partito politico e superare l'immagine di fenomeno legato esclusivamente alla figura di Berlusconi. Di molte scelte il presidente parlerà chiudendo i lavori di Gubbio.
Quali tappe sono previste?
Una premessa. Si parla molto della generazione dei quarantenni (della quale faccio parte), ma si dimentica che in questi anni ho reso possibile un rinnovamento generazionale degli incarichi di partito senza precedenti, dai coordinatori ai responsabili dei dipartimenti. Bisogna continuare su questa strada, senza saltare tappe e con la necessaria maturazione. Per questo la prima decisione, a mio avviso, è di dare vita a una direzione nazionale del partito il più rapidamente possibile.
Chi ne farebbe parte?
Gli esponenti principali di FI e i coordinatori regionali, con il compito di assistere il presidente Berlusconi nelle scelte politiche e organizzative più importanti. La decisione successiva dovrebbe riguardare la preparazione dei congressi comunali e provinciali in vista del terzo congresso nazionale. La riorganizzazione passa anche attraverso la revisione dello statuto.
Molta carne al fuoco, dunque. Che tempi avete fissato?
Entro l'anno propongo di convocare il consiglio nazionale, che può modificare lo statuto; entro la prima metà del 2007 potrebbero tenersi i congressi locali e nella seconda metà quello nazionale. La revisione dello statuto è indispensabile per fissare nuove regole ancor più trasparenti, come la durata a termine degli incarichi a ogni livello, a cominciare dal coordinatore nazionale.
In periferia sentono il bisogno di un maggiore coinvolgimento?
C'è una grande richiesta dal basso. A livello locale Forza Italia è ormai un grande partito. Selezionare la nuova classe dirigente, scegliere i responsabili provinciali, nominare i sindaci, dirimere le controversie: tutto ciò dev'essere affidato a un sistema democratico, non c'è altra scelta. Il mantenimento di un partito fondato sulla leadership e la democratizzazione dal basso rappresentano la sfida necessaria per sostenere Berlusconi e per creare le fondamenta del partito dei moderati, dei riformisti, il Partito della libertà.
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