Il mondo globalizzato è come il corpo umano: una piccola infezione può provocare una fastidiosa febbre. A differenza del corpo umano, dove le infezioni non sono sempre prevedibili, nel mondo globalizzato si sa in anticipo che certi focolai possono diventare pericolosi. Spesso però succede che le grandi nazioni, l'Onu, le organizzazioni internazionali mettano la testa sotto la sabbia per non vedere. Capita così con lo Sri Lanka, l'isola un tempo chiamata Ceylon.
In questo luogo di rara bellezza la popolazione supera di poco i 19 milioni di abitanti, 74 per cento cingalesi buddisti, 18 per cento tamil induisti. Da 17 anni fra cingalesi e tamil è in corso una cruenta e spietata guerra civile. I tamil vorrebbero avere uno stato indipendente al nord di Sri Lanka. Sognano di conquistare la mitica Jaffna, capitale, dicono i tamil, del loro futuro stato. I ribelli godono di ampio sostegno finanziario in India, nello stato di Tamil Nadu, che fronteggia a nord-ovest lo Sri Lanka. L'India, per far da paciere fra le due comunità in guerra, nel 1987 mandò truppe a Colombo. Ma ben presto le forze indiane entrarono in conflitto con l'estremismo armato dei tamil e persero 1.200 uomini. Nel gennaio 1990 dovettero ritirarsi. E un anno dopo il presidente Rajiv Gandhi fu ucciso da un estremista tamil.
Da allora, con fasi alterne, la guerra è continuata. Arrivata al potere, la signora Chandrika Kumaratunga ha cercato di raggiungere un accordo, puntando sull'ala moderata dei tamil, nonostante che il marito Vijay Kumaratunga sia stato assassinato proprio dai tamil nel 1994. Fra una trattativa e l'altra, fra un cessate il fuoco e una ripresa della lotta, i tamil si sono riarmati, hanno adottato nuove tecniche di combattimento, ispirate alle strategie del generale vietnamita Giap, e il 21 aprile scorso hanno conquistato l'Elephant Pass, roccaforte principale dell'esercito regolare sulla via per Jaffna. Coi metodi di Giap (mordi e fuggi, attacca dove il nemico meno se lo aspetta), 5 mila tamil hanno costretto alla resa 40 mila soldati e creato gravi problemi di sopravvivenza alla guarnigione di Jaffna. Se cade la città, prevedono gli analisti, la disgregazione dello stato unitario sarà inevitabile, la guerra civile dilagherà, la repressione si farà violenta, i diritti civili spariranno del tutto.
Il governo di Colombo, ora in difficoltà, ha chiesto all'India di intervenire. Il partito al potere a New Delhi, lo Janata, si oppone allo smembramento dello Sri Lanka, visto che un fatto del genere potrebbe rendere possibile l'autodeterminazione del Kashmir. Il dipartimento di stato Usa si è dichiarato contrario al separatismo tamil.
Ma il ricordo degli anni Ottanta impedisce a tutti di aiutare il governo di Colombo, di costringere i tamil a miti consigli, di far progredire, minacciando un intervento armato di peacekeeping, le trattative fra le due parti. Militari di Colombo ed estremisti tamil non raggiungeranno mai un'intesa. Bisogna che sia il resto del mondo a occuparsi dello Sri Lanka prima che l'isola diventi una nuova grande tragedia umanitaria. Purtroppo i giorni passano senza che nessuno faccia il passo decisivo. È uscito in queste settimane negli Usa Anil's ghost, il nuovo romanzo di Michael Ondaatje, l'autore del Paziente inglese. È la storia di una ragazza nata nello Sri Lanka che dopo alcuni anni torna nel suo paese per conto di un'organizzazione internazionale. Anil si occupa di diritti civili e va alla scoperta dei crimini tra le palme, i templi, gli elefanti. Nel romanzo c'è la bellezza dell'isola e la sua violenza. Tutto il mondo leggerà nei prossimi mesi Anil's ghost. Dello Sri Lanka parleranno i critici letterari. Ma se non si fa nulla ne scriveranno moltissimo anche i soliti, coraggiosi, corrispondenti di guerra.
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