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Limarev e il falso Guzzanti

Finalmente conosco il mio accusatore. Il quale ammette di non avermi mai incontrato prima. Il tizio che gli avevano presentato non ero io

di Paolo Guzzanti

Ci incontriamo nella hall del minuscolo albergo Les 4C di Cluses, Alta Savoia francese. Prendo dalla tasca passaporto e tessera parlamentare e li getto sul tavolo.

Lui li guarda, legge, mi dà la sua carta di identità francese e dice: «Mi spiace, solo adesso ne sono sicuro al 100 per cento che lei non è la persona che mi è stata presentata a Napoli e con cui ho parlato a lungo due anni fa».

Lo guardo con rancore e replico: la sua intervista alla Repubblica del 26 novembre è la causa della mia macellazione pubblica e ora candidamente mi dice che non mi ha mai visto in vita sua e che quindi io non le ho neanche mai mostrato losche strutture in cui si fabbricavano dossier su esponenti del centrosinistra? «È così. Non l'ho mai vista prima d'ora».

Il Sen. Paolo Guzzanti

Evgeni Limarev, 42 anni, russo residente in Francia, spiega: «È stato Mario Scaramella a presentarmi un tizio e a farmi parlare con questo falso Guzzanti». Replico: signor Limarev, io ho una faccia nota, i capelli rossi, una barba incolta e gli occhiali: non è facile spacciare qualcun altro per me. Come mai si accorge che io e lei non ci siamo mai visti soltanto adesso, 8 gennaio 2007 alle ore 17 a Cluses?

Limarev si dice dispiaciuto del disguido che mi ha trasformato in un criminale di fronte all'opinione pubblica, un mestatore che fabbrica luridi dossier sugli avversari politici, e precisa: «Io non ho mai parlato di strutture segrete, dev'essere una invenzione dei giornalisti della Repubblica con cui ho parlato nel febbraio 2005.

A Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo avevo detto soltanto che Scaramella mi tormentava e che dietro di lui avevo visto in azione Guzzanti a Napoli e a Roma».

Io non vedo Napoli da molti anni ma a Roma ci vivo. Insisto: dove mi ha visto a Roma? «In un albergo vicino al Parlamento, ma non ricordo quale». E che vi sareste detti, lei e il falso me stesso? Nulla, solo una stretta di mano.

E perché non ha controllato su internet? «Perché due anni fa lei non era così noto e io non avevo motivo di dubitare che si trattasse di lei».

Chiedo come fosse fatto il tizio che faceva finta di essere me: «Era molto simile a lei, "pretty much like you". Anzi, penso adesso che sia impossibile trovare uno così somigliante a lei. Penso che si trattasse di qualcuno che è stato truccato in modo da sembrare lei».

Sarà vero che Scaramella ha fabbricato un «falso Guzzanti» da portare in giro vantando contatti con l'estrema destra americana e con la feccia dell'umanità? O sarà falso?

E se fosse falso, Evgeni Limarev, di professione «consultant» in questioni postsovietiche, chi avrebbe cercato di compiacere? Risponde: «Ma sa, i giornalisti della Repubblica volevano lei, senatore, e me lo hanno detto chiaro e tondo: di Scaramella non importava nulla, volevano poter mettere le mani su di lei».

Chiedo: signor Limarev, il nostro primo contatto è successivo alla sua intervista all'Espresso in cui già si diceva dubbioso del fatto che mi avesse conosciuto.

Perché le è venuto questo dubbio tardivo? «Perché la sua reazione nei miei confronti mi è sembrata troppo aspra per non essere autentica e allora ho fatto i miei controlli, poi le ho telefonato, abbiamo parlato a lungo e ho constatato che la sua voce e il suo inglese non corrispondevano lontanamente a quelli del tizio che mi era stato presentato come Guzzanti».

Che cosa posso dire, una volta vinti i conati di vomito?

Che chiederò conto a Clemente Mastella, Piero Fassino, Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro e tutta la compagnia che mi ha azzannato fra cui lo stesso ineffabile ministro dell'Interno, delle mostruosità che hanno detto o lasciato dire sul mio conto senza neanche controllare quanto valesse, come fonte di autenticità, un'intervista tenuta nel cassetto per due anni?

Chieder loro come mai non abbiano fatto neanche una verifica e non abbiano tenuto conto della mia immediata smentita di fronte alla prima di una lunga serie di fabbricazioni? Suvvia, amici: posso dirmi fortunato perché là dove un comune cittadino sarebbe stato schiacciato come una frittella, io posso ancora scrivere sui giornali e replicare in Parlamento. Questo è il paese in cui Mitrokhin fa rima con Pinocchio.

E mi pare evidente che colpire me in modo selvaggio e falso sia servito per distruggere la commissione Mitrokhin, infangare il mio onore e più che altro liquidare gli effetti di testimonianze come quella che Aleksandr Litvinenko ha fornito al deputato europeo Gerald Batten su ciò che il generale Anatolij Trofimov gli disse a proposito di Romano Prodi.

Tuttavia, mai avrei immaginato all'opera una bassa macelleria come questa e con tanti prestigiosi macellai.

Ma, come sempre ho detto, ho fiducia nella magistratura.

Mi aspetto dunque che la procura di Roma indaghi in fretta e faccia qualche arresto alla svelta: non è forse il nostro il paese in cui si va diritti in galera per calunnia aggravata? E allora coraggio: avete il calunniato e avete la calunnia.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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