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Luci rosse a cinque stelle

Ragazze bellissime, clientela selezionata. E discrezione. Siamo entrati (con una macchina fotografica nascosta) nella casa d'appuntamenti più esclusiva d'Europa. Per scoprire un posto dove la trasgressione va a braccetto con il business.

Luci rosse a cinque stelle Luci rosse a cinque stelle
di Antonio Rossitto

Al castello di Babylon si arriva zigzagando su una strada sterrata che porta alla cima di una collinetta. Il castello spunta imponente, nascosto dietro una coltre di abeti e alberi spogli, a metà salita: i muri beige, le torrette e le imposte marrone scuro, la luce chiara che si spalma sulla facciata. All'entrata nessun cartello né indizio. Nel parcheggio, una decina di statue di marmo in stile neoclassico raffigurano scene di purificazione: uomini e donne che versano acqua, lavano i panni, si dissetano.

L'illusione di essere capitati nella sontuosa dimora di un erede degli Asburgo termina una volta entrati. Il maniero cinquecentesco accoglie in realtà tra le sue mura il Babylon, il bordello più esclusivo d'Europa. Bisogna però conoscerlo, cercarlo pervicacemente nella periferia di Klagenfurt, austero capoluogo della Carinzia, a ottanta chilometri dal confine tra Italia e Austria. Anche il portiere di un albergo distante solo qualche centinaio di metri cade dalle nuvole: «Non conosco nessun club o night nella zona. Lavoro qui da anni, me ne sarei accorto».

Per vedere il luogo del peccato, invece, basta alzare gli occhi. Lassù, davanti all'entrata del castello, una brunetta vestita da manager incorruttibile, tailleur gessato nero e camicetta bianca abbottonata fino al collo, si guarda in giro. «È questo il Babylon?». «Prego» dice lei imperturbabile. Niente presentazioni: il cronista di Panorama e il fotografo sono in incognito. Li accompagna una terza persona: Mario (il nome è di fantasia), che si finge un cliente in cerca di trasgressione. Il club più rinomato del continente deve fama e onori non solo a bellissime ragazze e al lusso smodato degli arredamenti. Ma anche alla sua discrezione. Per questo, Sestini ha nascosto l'obiettivo della sua minuscola fotocamera digitale dietro una cravatta a pois bucata.

«Italiani?» chiede retoricamente, dopo aver colto qualche parola, l'impiegata della reception. «Allora aspettate un attimo: adesso arriva Fabio». Sorride, mentre con la coda dell'occhio guarda un monitor che controlla l'ingresso e il parcheggio. Alla sua sinistra sono appese tutte le chiavi delle stanze: in tutto una ventina. Sul bancone c'è un foglio con il tariffario: da 300 euro per mezz'ora a 1.400 euro per una notte; la metà, c'è scritto, va alle ragazze. Orario d'apertura: dalle quattro di pomeriggio alle tre di notte.

Dentro il locale, la luce è giallastra e soffusa; gli ornamenti si sprecano: specchi giganteschi, candelabri color oro, sculture in marmo bianco e quadri raffiguranti donne voluttuose e sovrappeso. Passa qualche minuto. Arriva Fabio, distinto trentacinquenne di Treviso in completo nero e cravatta scura. È il direttore del Babylon. Dopo i convenevoli, spiega: «L'entrata costa cento euro. Ma se andate in camera con una donna, la cifra vi viene abbuonata». Fare «amicizia», ça va sans dire, non è difficile: «Adesso andate in giro, date uno sguardo... Nessuno vi importunerà: tutte hanno l'ordine tassativo di non avvicinarsi. Se però volete conoscere qualcuna, basta che facciate un cenno. O chiamiate me». Una strizzatina d'occhio suggella l'intesa.

Le bellezze del Babylon, intanto, sfilano disinvolte e seminude davanti ai clienti: giovani e attraenti. Provocano: guardano e non toccano. Parlottano tra loro sedute sui divanetti di velluto rosso mentre fumano disinvolte. Oppure flirtano con eleganti signori sulla cinquantina. La musica lounge in sottofondo è storpiata da un continuo brusio di voci tedesche, inglesi e italiane.

Il direttore mostra il tariffario e chiarisce le regole: «Appena scade il tempo, vi facciamo una telefonata. Se non scendete entro dieci minuti, scatta un'altra mezz'ora». Intanto fa da cicerone: mostra i due bar, l'immenso salone centrale che è anche ristorante, stanze più appartate con le poltrone nella penombra. Tutto appariscente e un po' kitsch: gli orpelli dorati, le stoffe leopardate, le sculture in legno. E, con nonchalance, illustra la mercanzia. «Avete visto quelle due! Bellissime, bellissime: sono tra le mie preferite». Ucraine, russe, bielorusse, slave, rumene, brasiliane: «Sono più di una trentina. Ragazze normali. Stanno qui sei mesi per fare un po' di soldi e tentare di cambiar vita. Non hanno nemmeno il tempo di diventare professioniste». La tiritera sembra mandata giù a memoria: per illudere gli avventori che non sarà solo un mercimonio. Lui tiene molto a dare un'immagine lolitiana delle fanciulle: «Vivono in una parte del castello: le vediamo 24 ore al giorno. Poi si instaura anche un certo legame d'affetto... Stasera, per esempio, abbiamo organizzato una festicciola per una che fa il compleanno». L'indottrinamento è terminato: Fabio saluta e sparisce. «Ma per qualsiasi cosa sono a vostra disposizione».

Luogo deputato alla conoscenza è il bar più piccolo: davanti al bancone, seduti ai tavolini, donne sciantose e signori ubriachi straparlano. In un angolo, due si baciano con trasporto. Appollaiato su uno sgabello, gin lemon in mano, Marco, trentenne di Brescia, guarda una brasiliana avvinghiata a un tracagnotto che fuma il sigaro: «Sei italiano eh? Del resto questo posto l'hanno fatto apposta per noi. È vicino al confine: una mezz'oretta di macchina e sei qui». Poi si lascia andare a qualche apprezzamento: «Quella... quella mi fa impazzire per esempio. Come si muove! Fantastica. È tutta la sera che tento di avvicinarla, ma è sempre occupata». Gli piacciono le filiformi. Si lascia andare a qualche confidenza, da uomo a uomo: «Ho lasciato mia moglie a casa e sono venuto qui con degli amici a sciare. E visto che c'ero...». Il luogo lo incanta: «Me ne parlavano tutti del Babylon. Adesso lo posso dire: è un paradiso. Le ragazze sono splendide: uno non sa chi scegliere. Le prendono dalle agenzie di modelle. Loro vogliono guadagnare qualcosa. Poi tornano a casa: fanno le sante e si sposano». Arriva l'amico: basette lunghe e strette, camicia a righe oblique, piglio da bon vivant. «Stanotte sono alla terza» millanta. «Domani e dopodomani torno di nuovo» annuncia. Poi prende a braccetto l'amico: «Andiamo a cercarne altre due».

In un angolo, davanti alla macchinetta del bancomat, ricompare Fabio: «Se volete vi aiuto a scegliere». Passano davanti due more che sghignazzano: una indossa un abito trasparente di pizzo nero che lascia intravedere il perizoma; l'altra un vestitino rosso che le arriva all'inguine. «No, quelle sono ormai bollite. Non ve le consiglio. Non vi divertireste neppure». Osserva i paraggi, in cerca di altre prede. Sorride soddisfatto: «Se posso permettermi» dice con fare cerimonioso «vi presenterei Fernanda e Maria». Si avvicinano. Fernanda è una stanga brasiliana di 23 anni: indossa un top di brillantini color argento che le scopre la schiena. È alta, formosa, mulatta. Parla un poco di spagnolo: «Amor, mi amor, vamos arriba». Maria, invece, è ucraina: giovane, bionda e laconica, con il viso innocente e la pelle bianchissima.

Per avere la chiave della camera bisogna raggiungere il banco all'entrata, poi salire al terzo piano. Sono due stanze indipendenti, collegate tra loro da una porta. L'arredamento, anche qui, è ricercato: pareti rosso mattone, tende damascate, cuscini a fantasia etnica. Televisore e videoregistratore, stereo, vasca a idromassaggio circolare. Sul letto color oro c'è il ritratto a olio di una Parigi piovosa. Maria mette un cd di Jennifer Lopez. Ordina un bicchiere di vino bianco per lei e un succo alla pesca per l'amica. Le ragazze si spogliano; acconsentono di fare il bagno insieme; si baciano e si accarezzano malvolentieri. Fino allo squillo del telefono: risponde Maria. «Era la reception: è passata mezz'ora» annuncia facendo spallucce. Fernanda è la prima a rivestirsi: «Sto altri tre mesi, poi vengo in Italia» racconta mentre si arrotola i collant seduta sul bordo del letto. «Ho conosciuto un bolognese. Lui è innamorato di me. Magari me lo sposo».

Sono le 2.30 di notte e il Babylon chiude alle tre. Fabio però è disposto a una concessione. «Ho due bielorusse straordinarie. Insieme sono fantastiche». Davanti a una certa insistenza, concede anche le chiavi della suite. Catarina e Carla, 24 anni a testa, entrano leste, sperando di far presto. La prima stanza è grande quanto un loft. Al centro c'è un letto a baldacchino con lo specchio sopra.

Tutto è eccessivo: le sedie ornate come troni, le sculture di legno con sei braccia, la vasca grande come una piscina. Le due sono vestite allo stesso modo: con un tubino nero corto e aderentissimo. Parlottano nella loro lingua, entrano ed escono dal bagno, fanno a turno la doccia. Si sdraiano sul letto, svestite. Mario, che accompagna il cronista e il fotografo di Panorama, si rotola assieme a loro tra le lenzuola. La fotocamera digitale, nascosta dietro la cravatta, continua a scattare.

Le effusioni durano poco. Catarina, una mora alta e procace, si siede sul materasso con le gambe incrociate. Accende una sigaretta: «Tra due mesi vado a Vienna. Là, vedrò di trovarmi un bravo ragazzo e di sposarmelo» dice in inglese. Carla, invece, occhi strabici e gambe lunghissime, prima di venire a Klagenfurt, lavorava a Salisburgo, in un altro Babylon, dove pensa di ritornare. Trilla il telefono: mezz'ora finita.

Alla reception, Fabio, ancora smanceroso nonostante l'ora tarda, aspetta paziente: «Com'è andata?». La signora dietro il banco fa il conto. Nel mentre, un signore molto affettato riconsegna le giacche. Il direttore si avvicina per l'ultimo saluto: «Grazie. Grazie di tutto». Poi, come se stesse esaltando i glutei di una delle sue belle, bisbiglia: «Quando uscite, andate a destra. A sinistra c'è la polizia. Non vorrei che vi beccasse un po'... alticci». Fuori dalla porta c'è sempre la brunetta in tailleur gessato nero e camicetta bianca: «Buonanotte signori». Sono le quattro di mattina: il Babylon chiude. Discreto e insospettabile come il suo portiere di notte.

UN PARADISO DEL SESSO NEL CUORE DELL'EUROPA

Quello di Klagenfurt è solo l'ultimo arrivato. Ecco quali sono gli altri locali in Austria

I club Babylon (sito web: www.babylon1.com ) sono ormai un'istituzione tra i frequentatori delle case chiuse.

Il primo aprì all'interno del Ring, il centro storico di Vienna. Poi, poco fuori dalla città, non lontano dall'aeroporto, fu la volta di Salisburgo.

Infine, qualche mese fa, è stato inaugurato il castello di Klagenfurt, considerato il bordello più esclusivo e lussuoso d'Europa.

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