Tra gli effetti immediatamente percepibili dai cittadini del deprezzamento del dollaro c'è la caduta dei rendimenti dei titoli di stato. Bot e Ctz semestrali sono al 2,09 per cento lordo, l'1,5 netto, poco più della metà dell'inflazione ufficiale. Eppure questi titoli, in apparenza così poco appetibili, vanno a ruba. Come mai?
La debolezza del dollaro ha tra le sue cause la differenza del tasso di sconto (in pratica, il costo del denaro) tra la Federal reserve americana e la Bce, la banca centrale europea. Negli Usa il tasso di sconto è all'1,25%, in Europa al 2,5. Secondo molti questa situazione non durerà a lungo e la Bce è alla vigilia di un taglio dei tassi.
L'aspettativa di questa mossa, e quindi di un calo dei rendimenti ha prodotto un doppio effetto: una corsa all'acquisto dei titoli a tasso fisso già in offerta, con relativa possibilità per il Tesoro di venderli in sede d'asta a interessi minori; e, come avviene in borsa, la negoziazione a prezzi più bassi dei titoli a tassi variabili sul mercato.
Il ribasso, insomma, è già dato per scontato dagli investitori e il Tesoro si adegua.
VANTAGGI PER IL TESORO
In questa situazione il governo ovviamente ci guadagna, potendo da una parte piazzare titoli senza pagare interessi onerosi, dall'altra facendo il pieno di sottoscrittori.
E qui si innesta un altro fenomeno. Ad aprile la base monetaria cosiddetta M3 nei paesi dell'euro è aumentata ben oltre il previsto: l'8,7% contro il 7,9 del mese precedente e il 7,5 di quanto è atteso. Che significano questi termini per specialisti? Che c'è in circolazione una massa di denaro liquido che non trova sbocchi. In parte per la tendenza a non spendere, in parte per le incertezze delle borse, in parte per la crisi degli investimenti.
Per denaro liquido non si intende ovviamente soldi sotto il materasso: i banchieri considerano liquidi anche quei quattrini investiti in titoli pubblici a breve termine (fino a sei mesi), o in operazioni di pronto contro termine, quei contratti a breve scadenza stipulati tra banca e singolo cliente in base ai quali si deposita una certa quantità di contante per riaverla con una leggera maggiorazione a una data convenuta.
CHI ANTICIPA LA RISALITA DEI MERCATI FA BINGO
Un tempo la crescita della massa monetaria creava mille timori d'inflazione. Ora, con la stagnazione dei consumi, non è più così. È però un segno che la liquidità c'è; deve solo trovare una direzione. Per il momento prende quella dell'investimento «liquido» a breve. Cosa che può anche far bene sperare, perché in caso di ripresa non mancano i contanti. Anzi, chi riuscirà ad anticipare la risalita dei mercati avrà ovviamente fatto bingo.
Se il Tesoro per ora si avvantaggia, questa medaglia ha il suo rovescio. L'economia stagnante genera meno risorse e meno gettito fiscale. L'euro forte deprime le esportazioni, anche in questo caso complicando le cose alla finanza pubblica.
Non a caso dal fronte industriale è tutto un coro di inviti alla Bce a tagliare i tassi, per rafforzare un po' il dollaro e ridare fiato al made in Europe, o al made in Italy.
APPELLO ALLE NOVITA'
È probabilmente un modo un po' miope di vedere le cose. C'è chi teme che a forza di tagli dei tassi si raggiunga il fondo senza ottenere il risultato sperato, cioè la ripresa dell'economia. A quel punto non ci sarebbero più margini di manovra e saremmo in piena deflazione , il termine così gettonato che indica un misto di bassi tassi, bassi prezzi e basso o nullo andamento dell'economia.
C'è chi, forse più saggiamente, fa appello alle novità, alla tecnologia o semplicemente al marketing per indurre la gente a comprare, in Italia e all'estero. Tra questi, Leonardo Del Vecchio, proprietario della Luxottica, il simbolo degli occhiali italiani nel mondo.
PREVISIONI
Previsioni: sotto la pressione crescente di opinione pubblica, esperti e governi, la Bce probabilmente taglierà i tassi di qualche frazione di punto. Nel pomeriggio di oggi mercoledì 28 l'euro si è leggermente indebolito, nella prospettiva di questa decisione.
Ma se l'intervento della Banca centrale europea non avrà effetto né sull'euro né soprattutto sull'economia, se insomma non restituirà fiato ai consumi e fiducia ai consumatori, allora il taglio si sarà rivelato non solo inutile ma anche controproducente. Sarà stata sprecata un'occasione.
E molti, industriali banche e mondo del commercio in testa, dovranno solo prendersela con se stessi.
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