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Sesso, Diana e video tape

I segreti del talamo nuziale alla corte inglese. L'astinenza forzata. Le rivelazioni hard sugli amanti. Le gravidanze illegittime. E poi diari, cassette, intercettazioni. Mai un personaggio pubblico ha seminato tante tracce di sé. Analisi dell'icona più televisiva. E più spregiudicata.

Sesso, Diana e video tape Sesso, Diana e video tape
di William Ward

Lunedì 6 dicembre la Nbc americana ha trasmesso la seconda puntata delle confessioni intime di Diana, in cui la principessa racconta tutto ciò che abbiamo sempre voluto sapere su di lei. Racconti segreti scodellati al suo «voice coach» Peter Settelen, estrapolati da una collezione di 20 cassette da lui registrate, quando nel 1992 questo specialista in dizione americano frequentava Kensington Palace per meglio preparare Diana ai suoi pletorici interventi pubblici infarciti di cultura. La tecnica di Settelen appare furba: chiede a ogni suo cliente di raccontarsi intimamente su registrazione per «poter meglio imparare dai propri difetti verbali. I risultati di questa tecnica applicata a Diana sono esplosivi, e dalla morte della principessa, nell'agosto 1997, c'è una lotta titanico-mediatica per entrarne in possesso. Alla fine Settelen ha venduto parte dei contenuti alla rete Nbc.I «Diana watchers» già si erano fatti un'idea attraverso la biografia ufficiosa Diana: her true story (1992), firmata da Andrew Morton, che ha fatto largo uso di questi nastri. Ma oggi fa ancora più impressione sentire Diana raccontare le forti emozioni che l'animavano, l'odio per la rivale erotica (avvistata e temuta fin dal giorno del matrimonio: «L'ho vista, era lì»), l'amore, trasformatosi in dolore acuto, per il marito «insensibile ed egoista», con umilianti dettagli sulla loro vita amorosa. Poi, con maggior dovizia di particolari rispetto all'intervista shock che rilasciò alla Bbc nel novembre 1995, racconta le crisi che la fecero buttare in tante avventure sessuali e compulsive, sofferte e trasgressive, che ha continuato a cercare con uomini sbagliati.

Tutto iniziò con una rivelazione: «Mio padre mi ha venduta alla famiglia reale dicendo: "Vi garantisco che è vergine"». I media intuirono la morbosità della principessa e non la mollarono più. Confusa, naïf e vulnerabile, Diana è diventata l'unico caso di figura aristocratico-istituzionale che è riuscita a spifferare ogni intimità ai mass media; che ha sempre cercato di mettersi a nudo davanti alle platee, usando e facendosi usare. Era bravissima a manipolare gli altri e sapeva giocare con la propria immagine meglio di tanti esperti sofisti del marketing.Come è potuto succedere?  Perché la lady aveva tanto bisogno di stuzzicare morbosamente le piazze? Che nell'intento di Diana ci fosse un desiderio di tremenda vendetta verso Carlo si capì: «Mi è saltato addosso a un funerale, era goffo» svelò nel '92, e poi rincarò la dose: «All'inizio non capivo perché Carlo volesse fare l'amore solo una volta ogni tre settimane, poi mi dissero che questa era la frequenza del sesso con Camilla. Le abitudini faticano a sparire». A metà degli anni 90 sparò anche sulla sorella: «Mia sorella Sarah ha fatto di tutto per farmi sposare Carlo, dopotutto avrebbe potuto darmi qualche consiglio, lui e lei erano stati amanti». Durissime poi le esternazioni sull'eros dopo le gravidanze: «Pare che una volta sfornato un erede maschio e un altro di scorta, Carlo abbia pensato che il sesso non era più parte del nostro contratto nuziale». Secondo le rivelazioni raccolte dal biografo non ufficiale Andrew Morton, in quel periodo Carlo non l'avrebbe mai toccata e lei stessa rifuggiva ogni contatto fisico.

STORIA CLINICA DI UNA FRAGILE VENDICATIVAAmbiziosa e insicura, seducente e sessualmente frustrata: lo psichiatra Abraham traccia la personalità di DianaPsichiatra, sessuologo e saggista, ma anche osservatore della cronaca e dei suoi personaggi più noti: a Giorgio Abraham, ginevrino, Panorama ha chiesto di delineare un ritratto psicoemozionale di Lady D.Come definire la psicologia di Diana?Uno dei suoi tratti era l'ambizione: lei voleva diventare regina. E del resto chi avrebbe saputo resistere a quella prospettiva? È una trappola ad alto livello, che genera stress. Guardate la spagnola Leticia Ortiz: dimagrisce a vista d'occhio, sta studiando da Lady D. Ma torniamo a Diana: ha trovato un uomo che le ha preferito una donna più vecchia, più brutta, divorziata. E allora la ragazza fragile è diventata molto vendicativa. Ecco: ambizione, fragilità, vendetta sono i pilastri della psicologia di Diana.Che idea si è fatto della sua sessualità?Era frustrata sessualmente e soprattutto affettivamente. Mi spiego: negli ultimi nastri resi pubblici Diana rivela che Carlo «si concedeva» raramente. Di solito sono gli uomini ossessionati dalla regolarità dei rapporti sessuali. Qui la delusione di Diana sta a significare la paura di non essere desiderata. Per questo lei voleva rassicurarsi seducendo. E per compensazione ha avuto tanti amanti.Le interviste tv, le lettere, le confessioni su nastro: perché questo outing continuo sulle faccende più intime?Viviamo in un'epoca in cui i media hanno un grande potere. Diana non era malata di protagonismo, ma si è servita dei media per giocare una dura battaglia contro la corte. E si difendeva spiattellando le mosse segrete di chi le voleva far male.Il ritratto psicosessuale di Carlo? Carlo non ha una sessualità autonoma. Mi spiego: Carlo dipende psicosessualmente dalle partner. Forse di Diana aveva paura, forse non si sentiva all'altezza. E allora con lei ha dato il peggio. Con Camilla invece si sentiva in un ambiente familiare. Per me Carlo è un passivo.Dopo sette anni ancora si parla di Diana... Diana era un'antieroina destinata a gloria e onori. Poi la sfortuna ha mandato tutto di traverso e l'ha fatta diventare un mito. Che la si faccia salire sull'altare come oggetto sacrificale o la si consideri una perversa, ormai è così. La domanda semmai è un'altra: chi era davvero Diana?Monica BogliardiRaccontare a Settelen tutti i particolari della sua vita forse non ebbe solo la funzione di vendicarsi in modo terapeutico, ma anche quella di disturbare la monarchia sul piano politico. Fragile ma esibizionista, Diana sapeva conservare le lacrime e gli spacchi delle gonne per i suoi paparazzi preferiti, cosciente che sarebbero finiti in prima pagina con orrore dell'establishment. Il giorno di Santo Stefano 1995, con una freddezza non comune, ci mise un minuto prima di salire sulla macchina, singhiozzando, prima di recarsi dalla psicoterapista preferita, Susie Orbach. A scendere dalle sue auto blu ci metteva di meno, ma ogni discesa era studiata per regalare ai fotografi la vista delle sue belle cosce e delle sue nuove scarpe griffate. Donna passiva-aggressiva, personalità borderline: oltre a Orbach (che tiene la bocca cucita), molti psicologi hanno analizzato i suoi seducenti comportamenti: quasi tutti si sono dimostrati stupiti dalla straordinaria capacità di incarnare l'originale «sex victim status», quando in realtà aveva una vita privilegiata, con distrazioni al dolore disponibili sotto forma di amanti.Il materiale per Oliver James, lo psicologo-dianologo più conosciuto in Gran Bretagna, e per tutti gli altri che l'hanno seguito è tanto. Perché Diana ha parlato. Molto. Se infatti pochi hanno potuto vederla in versione tigre da night club, quella che ballava sui tavoli di un locale esclusivo a Venezia davanti a un pubblico allibito, o  nei panni di stratega mentre organizzava i percorsi segreti per vedersi con gli amanti, le sue testimonianze non mancano.

A proposito di James Gilbey, concessionario d'auto usate, suo amante e protagonista dello «Squidgygate», disse: «Jimmy mi ha tolto ogni ritrosia e inibizione e mi faceva tanto ridere». Squidgy, letteralmente «la morbidona», era lei, e le telefonate intercettate svelarono che con Jimmy Diana si prestava a tutto. Svelò, ma agli intimi e senza registrazioni, che il sesso con il fusto rugbista Will Carling, ex capitano della nazionale, era «atletico». Un vero allenamento che diventò pubblico in tutti gli spogliatoi del Regno.  Fu una cotta memorabile quella con il gallerista aristocratico (e sposato) Oliver Hoare nel 1994. Dolorosa, perché «si scoprì incinta e sperò in una femmina» ha raccontato l'amica Colin Campbell nel libro The Real Diana «ma impazzì quando si rese conto che non avrebbe potuto tenere il bambino». E si trasformò in una molestatrice telefonica: tempestava la casa di Hoare con 30, 40, 50 chiamate, giorno e notte: solo con la polizia si calmò. Insomma, anche là dove non aveva una telecamera ma soltanto una cornetta telefonica Diana vuotava il sacco.

Ed è per questo che oggi fra amici paparazzi, domestici e amanti, il conto delle passioncelle piccanti di Lady D è a quota nove. Oltre a quelli già citati ci fu il maggiore James Hewitt che la definì «fantastica a letto» e fu pubblicamente ricambiato con una lode alla virilità: «L'ho adorato, era l'uomo più generoso del mondo... quando eravamo soli». Poi il soldato David Waterhouse, il poliziotto Barry Mannakee, il cardiologo pachistano Hasnar Khan, il cantante canadese Bryan Adams, fino a Dodi Al Fayed. Fu lei stessa a rivelare che la storia con l'arabo «nacque per ingelosire il pachistano Khan». Fu l'ultima passione e per esternarla Diana utilizzò i paparazzi, come dimostra la vacanza in Sardegna. Il suo libertinismo verbale arrivò fino a dichiarazioni che scandalizzarono anche quando non tiravano in ballo persone precise. Il suo uomo ideale? «Qualcuno che pensa al piacere della propria donna prima che al suo». Le fantasie? «Ho una grande immaginazione, più di un uomo mi ha fatto i complimenti». Saranno anche grida d'aiuto, come sentenzia lo psicologo James, ma è certo che il risultato fu deflagrante: la donna tradita e finita come tante suddite, ragazza madre, diventò per le sue esternazioni un'icona, perché simbolo di un popolo depresso che in Diana e nei suoi uomini vedeva una sorta di vendetta sessuale.

Sul tema si sono esercitati ormai in tanti, dalla semiologa femminista Camille Paglia («Era una cacciatrice-cacciata») allo studioso di genetica Tim Spector, che sostiene che Diana era adultera per dna. Fatto sta che dall'empatia psicoerotica con il popolo è nata la Diana industry, tuttora fiorente, carburante perfetto per il marketing tipicamente anglosassone del «sesso droga e rock and roll». E più degli strizzacervelli forse vale la sintesi di una rockstar quale la cantante punk irlandese Sinead O'Connor: «Diana ci piaceva perché si tagliava con le lamette, faceva sesso da ubriaca, era "fucked up" (incasinata mentalmente) quanto tutti noi».(ha collaborato Stefania Bochicchio)QUANTI SET DA BOMBAY A ROMALe celebrazioni cinematografiche della principessa DianaTre fiction televisive, due pièce teatrali, un cortometraggio, un musical, un documentario del regista Richard Attenborough e persino un'opera lirica e un cartone animato. Queste le opere realizzate finora sulla vita e la morte di Lady Diana Spencer, icona pop, principessa triste che non cessa di fare notizia nonostante sia scomparsa sette anni fa.Fra gli spettacoli estremi dedicati a Lady D si ricordano una videoinstallazione hard di Alison Jackson, presentata nel 2000 al Festival di Edimburgo, in cui una sosia di Diana si atteggia a Sharon Stone in Basic Instinct, e il musical tedesco Lady Diana, un sorriso incanta il mondo, spettacolo trash-psichedelico, flop a Berlino un paio di anni fa. Tutta italiana l'opera lirica Lady Emma: il nome della protagonista non è quello della principessa inglese, ma era nelle intenzioni degli autori, il compositore Bruno Moretti e il librettista Pasquale Plastino, comporre un melò che narrasse la storia di un amore impossibile fra una ricca aristocratica e un commerciante arabo alla Dodi Al-Fayed. Il risultato è una storia tragica che ha avuto anche un certo successo: Lady Emma ha vinto il concorso Opera 2000 di Praga, un premio internazionale.L'ultimo progetto sulla vita, la morte, gli scandali e passioni di Diana Spencer arriva invece da lontano, precisamente da Bollywood: negli studi indiani di Bombay si sta girando un film sulla vita della sfortunata moglie di Carlo d'Inghilterra in uscita a febbraio. Si intitolerà Adaa e avrà come protagonista Diana Hayden, brunetta eletta Miss Mondo nel 1997, che in comune con Lady D ha solo il nome.Veronica Russo

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