Tra i parlamentari della maggioranza che si sono riaffacciati a Roma, si parla molto di quel che è successo nella baita di Lorenzago, in Cadore, dove i «4 saggi» del centro-destra si sono rinchiusi da 20 al 23 agosto per mettere a punto un piano di riforme istituzionali da presentare come ddl insettembre. Ma, a dire il vero, non si parla tanto delle loro proposte (anzi, sul buon esito dell'ennesimo tentativo di Grande Riforma si respira trasversalmente un forte scetticismo), quanto dell'idea di ticket istituzionale che è filtrata dalla baita, senza però trovare spazio nei documenti ufficiali. Si tratterebbe di questo: sfruttando la quasi contemporaneità delle elezioni del futuro premier e del futuro capo dello Stato (dopo le elezioni della primavera del 2006 il nuovo Parlamento eleggerà subito il nuovo capo dello Stato), il centro-destra potrebbe presentare ai suoi elettori, in campagna elettorale, due nomi: uno perPalazzo Chigi e l'altro per il Quirinale.
Ma perché questa novità, che naturalmente ha subito fatto storcere la bocca a molti costituzionalisti, convinti che la scelta di un Capo dello Stato debba essere slegata da qualsiasi logica di parte ? Ed ecco la risposta che corre di bocca in bocca: si tratta di un messaggio rivolto da Silvio Berlusconi alle «inquietudini»di Pier Ferdinando Casini. Si sa che il presidente della Camera nutre alte ambizioni, e anche per questo sta accentuando il suo profilo bipartisan,suscitando qualche apprensione tra gli alleati di centro-destra. Con l'idea del ticket, il Cavaliere - secondo questa suggestiva interpretazione- gli avrebbe trasmesso un'importante rassicurazione: «Caro Pier Ferdinando, nonserve che per arrivare a Palazzo Chigi tu ti faccia tentare da governi istituzionali o da maggioranze diverse dall'attuale. Alla guida del governo, se avrai pazienza, ti ci porterò io stesso, nel 2006, proponendo il tuo nome agli italiani come premier. E dall'alto del Quirinale non ti farò difettare la mia tutela».
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