Le canterò a Peter Gabriel

Si chiamava Anna Bettozzi, vendeva case. Ora ha un nuovo nome e un grande sogno.

Le canterò a Peter Gabriel
di Antonella Piperno

Ho duettato con Dionne, Cher è una mia grande amica. Peter in questo momento è molto preso dalle sue cose, non è escluso che in futuro produrrà un mio disco».

La bionda in minigonna mozzafiato, stivaloni e labbroni, che ostenta confidenza con le grandi star della musica chiamandole per nome è Anna Bettozzi, 35 anni (dichiarati), romana. Anzi Ana Bettz, come si fa chiamare da quando, quattro anni fa, ha abbandonato la sua identità di agente immobiliare per trasformarsi in reginetta della disco dance: la chiamavano «la donna immobile» per via dello slogan «Bettozzi Anna, le case firmate» con cui reclamizzava la sua attività, scollatura in vista sui manifesti.

Dopo essersi aggiudicata Dionne Warwick nel suo Think about me (secondo i maligni dietro lauto compenso), adesso Ana, sposata con un produttore di impianti per riscaldamento, due figlie, punta a Peter Gabriel. È appena tornata dagli studi inglesi della sua casa di produzione, la Real Word («Peter passava ogni tanto, ha controllato il mixaggio») dove ha voluto registrare il suo primo album, Freedom, che uscirà a settembre, prodotto da Sony e Nar. Per il quale è previsto anche un lancio italiano. Una novità: Bettz, che in Gran Bretagna ha venduto 500 mila copie del suo Black and white e in Francia è nota perché con il suo ultimo singolo Femme è testimonial di una crema per il contorno occhi, sul mercato italiano è poco più che una sconosciuta. Non se ne fa un cruccio: «La musica dance è poco apprezzata in Italia, anche Alexia ha dovuto faticare parecchio» dice a Panorama.

Ana, poi, ha puntato subito al mercato estero. Da vera self-made woman, nel senso che i soldi ce li ha messi lei: il suo primo brano, Ecstasy, è stato registrato negli Usa, con tanto di video girato con il produttore di Madonna e Michael Jackson. E anche per Black and white non ha badato a spese, ambientando il video in un castello medievale con generosissimi effetti speciali e remix affidato agli Eiffel 65, primatisti della dance mondiale.

Quando ha provato ad affacciarsi in Italia, l'ha fatto chiaramente alla grande: affittando nel ‘99 a Roma il teatro Sistina, dove si è esibita gente come Ella Fitzgerald, per lanciare il disco Switch on the light: con uno show dove simulava situazioni bisex con una ventina di ballerini. Guai però a sottolineare il suo ruolo di danarosa privilegiata: «Passo per capricciosa, ma i soldi non sono arte, certe cose non si possono comprare. Io lavoro 8 ore al giorno, compongo, faccio ricerca, studio canto».

Lunedì 23 giugno proverà a convincere il pubblico nostrano. Le hanno affidato, insieme con Anna Oxa, l'inaugurazione del Gay village romano, al Testaccio. Con il mondo omosex ha molta familiarità, protagonista di parecchi Gay pride: «La mia trasgressività mi ha fatto diventare un'icona gay, sono loro che mi hanno mandato in cima alle classifiche». Non per niente il ritornello del suo primo cd diceva: «Questa è la mia vita, questa è la mia ecstasy».

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