Nel covo di Primula Rossa

Coperto dai servizi segreti, protetto dai giudici, amico dell'esercito e temuto dai nicaraguensi. Panorama ha seguito le tracce di Alessio Casimirri. Scoprendo che trascorre la sua latitanza fra libri, trasmissioni tv e immersioni. Con una sola cautela: nascondersi agli italiani. E con un solo obiettivo: non rientrare mai più.

Nel covo di Primula Rossa Nel covo di Primula Rossa
di Giacomo Amadori

L'appuntamento è davanti a un malinconico luna park alla periferia di Managua: «Alessio es un hombre muj peligroso, está armado, ten cuidado». Fa' attenzione. L'ex capitano dei servizi d'informazione sandinisti mette in guardia il cronista. Poi accetta di provare a contattare Alessio Casimirri, la primula rossa del terrorismo italiano, attraverso un comune amico dei tempi della revolución. Ventiquattr'ore dopo la notizia: «Alessio está escondido, enbusonado». Nascosto, imboscato. Bienvenidos en Nicaragua, patria di rivoluzionari e narcotrafficanti, laghi e vulcani. La caccia all'uomo più ricercato del momento è iniziata. Ma Alessio sa nascondersi bene. Lo fa da quando era un brigatista e la rivoluzione voleva importarla in Italia. Poi sognò Sandino e volò in Centro America. Parlargli è impossibile. Trovarlo anche.

Gli indirizzi a Managua sono piccoli rebus. Per esempio può capitare di dover andare  «un isolato a sud di dove c'era la Pepsi» o «due isolati a est di dove si uccidono i maiali». Di numeri civici neppure a parlarne. La ricerca si complica se la persona che cerchi, oltre ad abitare «al tredicesimo chilometro della Carretera sur, 100 metri a sud e 100 a est del Monte Tabor», si nasconde. Negli ultimi trent'anni non ha fatto altro. In mezzo tre matrimoni con tre diverse identità: Alessio, Camillo, Guido.

La prima signora Casimirri è stata la brigatista Rita Algranati (arrestata il 14 gennaio), l'ultima la nicaraguense Raquel Garcia. In mezzo la signora Mayra De Los Angeles Vallecillo, la più sfortunata, essendo l'unica ad avere sposato un fantasma: il 17 dicembre 1983 si unì al rivoluzionario italiano Guido Di Giambattista e due anni dopo gli regalò un figlio di nome Daniel Di Giambattista, cognome falso di padre brigatista. Poi arrivò Raquel e Mayra perse il suo guerrigliero. Oggi vive imbronciata in Guatemala, mentre Casimirri ha aperto il miglior ristorante di pesce di Managua, frequentato dalla nomenklatura sandinista. Il ristorante, dal tipico tetto di paglia, si chiama La cueva del buzo, ovvero Il rifugio del sommozzatore. Un nome evocativo per chi, negli anni 70, di covi ne ha bazzicati parecchi. Qui, al riparo di un alto muro di protezione e di una torretta di legno, vive la famiglia Casimirri. Nel garage tre fuoristrada. Tutti ovviamente rossi.

Nel locale la signora Raquel, pelle scura e cappellino con visiera, respinge i cronisti, mentre la figlia Valeria, 16 anni, mostra la faccia più decisa che ha. Del padre nessuna traccia, se non le dentiere degli squali che ha pescato appese alle pareti e le bottiglie di italianissimo limoncello. La caccia continua. Il cronista e il fotografo si arrampicano su una collinetta distante un paio di chilometri dal ristorante. Qui vive un altro «wanted»: è il dottor Guglielmo Gugliemi, che nel nostro Paese deve scontare 11 anni per terrorismo. Abita in un elegante condominio (La Veranera) nascosto da grappoli di fiori vermigli. Sulla porta un guardiano armato di fucile. La domestica avverte che «el señor Guillermo» è al lavoro. Non resta che il cellulare. Il medico risponde, ma rifiuta l'intervista. Dopo le insistenze arriva la minaccia: «Stia attento, lei qui non può darmi fastidio. Io vivo tranquillo da trent'anni, in Italia tutti mi hanno dimenticato. Sono altri quelli famosi». Casimirri appunto.

Che con i connazionali sembra avere rapporti piuttosto tesi. Italia a parte, Alessio è ormai un nicaraguense doc, come il suo accento spagnolo. Nel 1988 ha ottenuto la cittadinanza, nel '93 un ministro liberale gliel'ha revocata, nel '99 la Corte suprema di giustizia, a maggioranza sandinista, gliel'ha restituita. La motivazione? L'aveva ottenuta «dopo sei anni di residenza in Nicaragua in forma pubblica, pacifica, ininterrotta e laboriosa, mettendo al mondo due figli con Raquel García Jarquin e integrandosi saldamente e onorevolmente con la comunità nazionale». Sorpresa: per i giudici Casimirri è vittima di una «campagna che pretende di farlo apparire come terrorista e colpevole di delitti che mai commise mentre viveva nella Repubblica italiana». Peccato che, nel documento, i magistrati sbaglino pure la data del sequestro di Aldo Moro: 11 luglio 1977.

«POTREBBE SPIEGARE I MISTERI DI VIA FANI»

Il magistrato Antonio Marini spiega perché è così importante l'estradizione

Per il sequestro e l'omicidio dello statista democristiano Aldo Moro e dei cinque uomini della sua scorta sono stati condannati 13 brigatisti. Uno di loro, condannato all'ergastolo, non ha mai scontato un solo giorno di carcere per quel delitto: è il latitante Alessio Casimirri. Oltre a lui mancano all'appello con la giustizia l'ex moglie Rita Algranati, assolta a titolo definitivo prima di essere chiamata in causa da Valerio Morucci, e due persone mai identificate (quel giorno in via Fani a bordo di una moto Honda). Antonio Marini, il magistrato che per anni ha cercato di far luce su quel delitto, oggi a Casimirri vorrebbe fare alcune domande.

Perché è tanto importante sentirlo?

Potrebbe spiegare chi fossero i due uomini sulla moto, la cui presenza in via Fani è sempre stata negata dagli ex compagni. Nessuno ha mai voluto rivelarne i nomi. Forse sono troppo imbarazzanti.

Lo stesso Casimirri viene considerato un personaggio controverso, legato ai servizi.

Io mi limito ai fatti. Di queste cose non ho prove. So che se ne è parlato in commissione Stragi.

Lei non ha mai provato a interrogarlo?

Alla fine degli anni 80 fece sapere di essere disponibile a parlare con i magistrati. Così avviai una richiesta di rogatoria internazionale per poterlo ascoltare. Richiesta che credo sia ancora pendente in qualche ufficio nicaraguense.

Ma Casimirri, oltre ai nomi dei due motociclisti, che cosa potrebbe dire?

Con Algranati faceva parte del Fronte della controguerriglia, la struttura che identificava gli obiettivi e organizzava gli attentati delle Br. Potrebbe spiegare le ragioni per cui venne scelto Moro e non solo lui: infatti Casimirri è stato condannato per altri cinque omicidi, da quello del giudice Riccardo Palma a quello del colonnello dei carabineri Antonio Varisco.

                       (G.A.)

E ora? «La riapertura del caso deve essere sollecitata dall'ambasciata italiana al ministero delle Relazioni estere» spiega a Panorama il ministro de Gobernación (Interno) Julio Vega. L'ambasciatore Maurizio Fratini non si tira indietro: «Il nostro governo farà di tutto per mettere in moto la macchina dell'estradizione». L'ultima parola, però, spetta comunque alla Corte suprema. «Per questo occorre attendere l'elezione del nuovo presidente» spiega a Panorama Ivan Escobar Fornos, magistrato della Corte, oggi spaccata in due: cinque liberali contro cinque sandinisti. Il presidente romperà questo equilibrio. «Se  la maggioranza diventasse liberale Casimirri potrebbe perdere la cittadinanza e venire estradato». Per ora le speranze sono poche. Soprattutto perché qui le toghe sono davvero rosse. Come il giudice Juana Mendez che, pochi giorni dopo aver fatto arrestare il presidente liberale Arnoldo Alemán, si faceva fotografare con una maglietta dedicata al gran capo della revolución Daniel Ortega.

Protezioni politiche a parte, persino i tassisti a Managua sanno che Casimirri è un uomo «peligroso». Ti raccontano di quando, alla caduta del regime sandinista, insieme con un gruppo di terroristi internazionali entrò in clandestinità. Sotterrarono arsenali di armi e pianificarono delitti eccellenti da compiere tra Nicaragua, Messico e Stati Uniti. Purtroppo per loro, una di queste santebarbare esplose svelando il progetto. In mezzo alle ceneri c'erano i documenti di copertura di Casimirri.

Quasi 15 anni dopo, la vita del señor Alessio è più tranquilla: è diventato una specie di imitazione locale di Piero Angela, con tanto di trasmissioni tv, libri fotografici e articoli sui giornali di sinistra. Argomento della sua divulgazione, i fondali marini che ha conosciuto quando addestrava i sommozzatori della marina sandinista. Così, per trovare sue notizie, bisogna setacciare biblioteche e archivi tv. Recentemente Casimirri ha inviato uno dei suoi documentari alla Fiera internazionale del turismo in Germania e le sue riprese vengono trasmesse da tv di infaticabile fede sandinista come Canale 4 (noto per il palinsesto trash) e Canale 37.

Sul video Casimirri appare anche per pubblicizzare i suoi ristoranti e la scuola di immersioni che ha aperto in una delle spiagge più esclusive e protette del Nicaragua, quella dell'Ostional (delle conchiglie), dove le tartarughe depongono le uova. È lì che il cronista spera sia «escondido». È lì che tenta di scovarlo. Per arrivarci occorre seguire la via Panamericana sino a San Juan del sur, al confine con il Costa Rica, e poi sobbalzare per 22 chilometri di strada sterrata e piccoli torrenti da guadare. Un safari con premio finale: la sabbia è finissima, la natura è da Jurassic park.

Qui Casimirri ha costruito una specie di bed & breakfast, La cueva del buzo: quattro bungalow colorati, un piccolo ristorante e una falegnameria. Unica nota stonata, la presenza sinistra di un cimitero. Dove un giorno ha rischiato di finire quando è naufragato con tutta la sua attrezzatura da videooperatore: «Sono rimasto a galla per tre ore, mi sono venuti i crampi, ma non mi sono fatto prendere dal panico» ha raccontato al giornale sandinista El nuevo diario. Poi sono arrivati i soccorritori. Fissando l'oceano dalla spiaggia sembra di vederlo galleggiare.

Alla Cueva c'è solo Isabel Collado, 73 anni, il guardiano del ristorante, seduto all'ombra del pergolato: «El señor Alessio, la prima volta, è arrivato qui con i figli piccoli e una tenda, per nascondersi dopo che gli avevano revocato la cittadinanza». «Escondido», come sempre. Ora nel ristorante passano ufficiali dell'esercito e della polizia. I ben informati assicurano che la sua collaborazione con i militari continui. Sarà un caso, ma la  spiaggia è protetta da due soldati armati di fucile: «Difendiamo il turismo, stiamo attenti che qui non sbarchino narcotrafficanti» spiega Roberto Espinoza, 33 anni, originario del paese di Augusto Sandino, il suo eroe. Un gruppo di turisti vaga deluso per la spiaggia. Erano arrivati sin qui per l'abituale corso di sub della domenica, ma Casimirri non si è presentato. Inutile spiegargli perché.

CHI FUGGE AI CARAIBI

Gli inafferrabili che hanno scelto il Centro AmericaL'area subcaraibica è una delle mete preferite dai terroristi italiani in fuga. Già nel 1984 il Nicaragua viene citato da un rapporto dei servizi segreti come probabile tappa della latitanza di Barbara Balzerani (bloccata a Roma un anno dopo). A tutt'oggi sono almeno una decina i cittadini italiani sfuggiti all'arresto lungo la tratta Parigi-Managua-Rio. Di certo la capitale nicaraguense ha attirato Guglielmo Guglielmi, medico oggi di 57 anni, già a capo delle Unità comuniste combattenti e inseguito da un mandato di cattura internazionale.

Proviene dalle Ucc anche un'altra celebre fuoriuscita, Alma Chiara D'Angelo. Su di lei, cittadina nicaraguense dal 12 settembre 1988, pende una condanna a 15 anni per il coinvolgimento nell'omicidio di Walter Tobagi. Risalgono a qualche anno fa gli ultimi avvistamenti di Manlio Grillo, sbarcato a Managua nell'86 come «rifugiato politico» concessogli dalla Svezia: in Italia deve scontare 18 anni per il rogo di Primavalle. Sarebbero le Antille Olandesi, infine, il rifugio scelto da Gregorio Scarfò. Sull'inafferrabile capo della colonna romana, sono fiorite numerose leggende. Avvistato a più riprese in Canada, Brasile, Francia e Messico, sarebbe stato riconosciuto anche da un testimone di una rapina in Italia. Ma gli abitanti di Willemstad, la capitale dell'atollo, giurano che fosse di casa lì. Prima di farsi frate.

            Gianluca Ferraris

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