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Panorama   Archivio   Ecco la mia autobiografia

SEGRETI EDITORIALI: IL REGISTA AMERICANO RACCONTA IN 12 PAGINE COME SARÀ LA STORIA DELLA SUA VITA

Ecco la mia autobiografia

Silvia Grilli  23/10/2003

Per scrivere questo libro, dice, «voglio un sacco di soldi». In cambio promette di rivelare tutto di sé, dall'infanzia a Brooklyn alla scandalosa relazione con la figlia adottiva

«Un punto fondamentale per vendere è che ho una certa abilità di scrittura. Questo non è un libro per sentito dire, non è neppure scritto da un attore o da un regista senza esperienza di prosa. Sono stato pubblicato dall'Islanda al Giappone, dal Canada alla Svezia, e ho venduto bene.  Il mio stile è pieno di humour. Quello che voglio spiegarvi è che posso scrivere un libro spassoso. L'inconveniente è che mi ci vorranno dai sei mesi a un anno per fare davvero un buon lavoro ed è difficile immaginare che abbiate sufficiente denaro per tenermi lontano dal cinema o dal teatro tutto questo tempo». Cominciano così le 12 pagine che nessun lettore avrebbe dovuto leggere. Si intitolano A proposal, una proposta di autobiografia. Sono firmate da Woody Allen e sono state scritte il 30 settembre 2003.

Sono state mandate dal suo agente di Londra, Icm Books, agli editori di Allen, interessati a comprare i diritti di quella che si annuncia una delle autobiografie più costose della storia. Negli ambienti dell'editoria si dice che Allen abbia chiesto un anticipo di 6 milioni di dollari, il quotidiano New York Post ha parlato di 10, più di quanto abbia domandato Hillary Clinton per la storia della sua vita.

Negli Stati Uniti l'editore Penguin Putnam è in trattative per quasi 3 milioni di dollari, l'inglese HarperCollins ha comprato i diritti per 1 milione di dollari, il francese Robert Laffont per più di 600 mila, in Italia li ha acquistati la Bompiani per, si dice, 300 mila dollari.
L'autobiografia che ancora non c'è ha scosso il Salone del libro di Francoforte.
Panorama propone stralci dalle 12 pagine, destinate a rimanere riservate: anticipi di verità sulla propria infanzia, sulle sue donne, sui suoi amici, sulla scandalosa relazione con la figlia adottiva Soon-Yi.
«Il racconto è buono» annuncia Woody nella sua proposta «e comincerebbe con la mia infanzia a Brooklyn».

Volevo diventare un criminale. «Ero un pessimo studente, mi cacciavo sempre nei guai dando la caccia alle ragazze. All'inizio ero interessato alle scienze, poi al crimine. Ho pensato seriamente di diventare un criminale. Molte cose che riempivano la nostra casa a Brooklyn erano rubate. Per anni ho battuto a macchina su una Remington rubata. Mentre tutti i miei amici studiavano per fare i medici, io prendevo in considerazione un futuro da criminale: rapine, truffe, nessuna violenza. Gli altri ragazzini conoscevano i giocatori di football, io conoscevo tutti i criminali».

Letture. «Fino ai 18 anni non ho letto altro che fumetti. Poi mi sono messo a leggere veramente quando ho cominciato a uscire con ragazze che non avevano pazienza con gli uomini incolti. Così si può dire che abbia iniziato a leggere per sopravvivere».
Sense of humour. «Avevo un senso dell'umorismo molto spiccato e sbalordivo i professori con barzellette sul sesso e Freud. Un'abilità che ho ancora e che mi fa sembrare più colto di quello che sono».

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Woody Allen con la figlia adottiva Soon-Yi

Psichiatri. «Sono stato cacciato dalla New York University perché avevo voti cattivi. I professori suggerirono che andassi da uno psichiatra, che non ero adatto alla scuola e mi hanno mandato a spasso. Dopo hanno sempre insistito che accettassi una laurea onoraria, ma non sono il tipo per certe cose. Come l'Oscar e altri premi, valgono quanto un biglietto della metropolitana».
Matrimoni. «A 19 o 20 anni mi sono sposato. Troppo presto. Un disastro. Una ragazza stupenda.
Non la meritavo, ma chi poteva saperlo? Era un'insegnante di filosofia, una pianista di musica classica, parlava correntemente tedesco, ma non quando la conobbi, così l'ho mandata a scuola, e dopo che si è laureata ci siamo lasciati. Poi ho incontrato Louise Lasser, che fu il mio primo, grande amore e divenne mia moglie per otto anni tortuosi. La nostra storia è un festival di nevrosi senza rivali dai tempi in cui Olivia de Havilland vinse l'Oscar con La fossa dei serpenti.
Ma non è mai stato noioso con lei. Molte storie meravigliose, molte insanità mentali di entrambi, e lei è rimasta la ragazza dei miei sogni, il prototipo femminile dei miei film. Era famosa per essere stata Mary Hartmann in una serie televisiva. Ma tanto per cominciare era la bella bionda su due piani della Quinta strada, di cui avevo sognato da ragazzo, senza immaginare non solo che avrei sposato quel prototipo, ma che avrei finito per vivere nel più fantastico attico su due piani della Quinta strada. Cose che da bambino avevo visto soltanto nei film».

Diane Keaton. «Quando andò a rotoli con Louise, ho incontrato Diane Keaton, l'essere umano di maggior talento che abbia mai conosciuto e che ha avuto una mostruosa influenza su di me (quando parlo di influenza, intendo sia Louise che Keaton in ogni senso, dal riconoscere le buone canzoni o la grande arte fino a scoprire che cosa fosse un avocado o come mangiare un carciofo)».
Mia Farrow. «Dopo l'era Keaton è arrivato il mio incredibile incontro con Mia Farrow, il nostro corteggiamento assolutamente non convenzionale (non le ho mai telefonato, solo la mia segretaria le parlava), le nostre esperienze comuni, i nostri problemi, il mio innamoramento per sua figlia e il successivo terremoto che ha causato. Il capitolo Mia è un libro a sé, alcuni anni di pandemonio con cause in tribunale, battaglie per la custodia, esperienze bizzarre con psichiatri di ogni tipo, detective privati, cimici nei telefoni. Fui accusato da un testimone oculare che si trovava a centinaia di miglia dal Connecticut in cui diceva di essere. Fu una delle più tragiche, esilaranti e oltraggiose storie mai accadute, piena di così tanti succosi intrighi come la cospirazione per uccidere John Fitzgerald Kennedy».

La sposa bambina. «Sono stato virtualmente prigioniero della stampa nel mio attico, quando vivevo con Soon-Yi e per settimane potevamo concederci solo passeggiate sulla terrazza. Posso raccontare le avventure di Soon-Yi dopo che fu adottata e prima: era orfana dall'età di sei anni, viveva raccattando cibo sulle strade della Corea ed era così affamata che un giorno trovò una saponetta tra i rifiuti e cercò di mangiarla. Poi fu adottata in circostanze così pessime che voleva ritornarsene in Corea. Ora è una signora elegante dell'Upper East Side, con una grande casa, bambini, domestici, e ha viaggiato ovunque con me. Abbiamo due figli, ma non mi è più stato permesso di vedere quelli che ho avuto con Mia».
Cause agli ex amici. «Dopo l'affare Mia, sono tornato nei titoloni dei giornali quando ho fatto causa ai miei migliori amici in tutto il mondo per i soldi che mi dovevano. Anche questa è una gran bella storia, che vale un libro a sé. Perché la gente che ho querelato mi era più vicina della mia famiglia».
E ora tocca a voi. «Il libro è pieno di reali drammi succosi, alcuni più tragici di qualsiasi film io possa fare. Lavoro ancora, dirigo ancora, faccio tournée in tutto il mondo, allevo due figli con una donna con cui ho rotto ogni tabù. Per scriverlo voglio un sacco di soldi. Ora a voi la palla».

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