QUANDO IL GIOCO SI FA DURO TORNA IL RE DEL POLIZIESCO
Mickey Spillane. Come un uppercut al mento del lettore
Roberto Barbolini 5/12/2003
«La gente non vuole caviale, ma noccioline salate». Insomma, niente squisitezze letterarie, ma solide trame basate sulla infallibile ricetta sesso & violenza. E a 85 anni suonati, il vecchio Mickey ha deciso di farcene vedere ancora delle belle
Quando è sceso da quella incredibile spider decappottabile anni Trenta, l'anno scorso a Palm Springs, per andare al gala del Film noir festival dove proiettavano un B-movie del 1954 dal suo romanzo La lunga attesa, Mickey Spillane indossava un impermeabile stile militare color vintage e un cappello a tesa rialzabile sui capelli bianchi, corti e tagliati a spazzola, come li ha sempre portati fin dall'epoca della presidenza Eisenhower. E la gente si è messa ad acclamarlo come se il tempo non fosse passato.
Al party, le immancabili vipere bionde di vent'anni e spiccioli hanno fatto a gara per sedersi sulle sue ginocchia, baciandolo e abbracciandolo. Ma Frank Morrison Spillane detto Mickey, classe 1918, newyorkese di Brooklyn, non ha fatto una piega: dalle smancerie delle pupe non si lascia certo incantare, proprio come la sua controfigura narrativa, il re dei duri Mike Hammer. Neppure adesso che, a 85 anni suonati, nel suo ritiro di Murrels Inlet, South Carolina, fa proselitismo porta a porta per i testimoni di Geova e si vanta, da ex sciupafemmine, di convivere con la terza moglie Jane Rodgers Johnson in perfetta castità.
Maccartista, anticomunista paranoico, fascista, porco maschio sciovinista: molte insultanti definizioni, nel corso dei decenni, sono scivolate sulla dura scorza di Spillane, che non ha mai fatto mistero d'identificarsi con il suo detective più celebre. Ma nulla è riuscito a scalfire la sua fede letteraria, condensata in una battuta: «Credete a me: la gente non vuole caviale, ma noccioline salate». Insomma: niente squisitezze letterarie, solo trame solide basate sulla vecchia ricetta sesso & violenza che, a quanto pare, rimane infallibile.
Tanto che, alla sua verde età, Spillane non ha nessuna voglia di fare la mummia e, dopo un periodo di silenzio, rilancia con due romanzi. Uno, per ora solo annunciato, avrà ancora protagonista Mike Hammer, proiettato fra inquietudini e paranoie dell'America post 11 settembre e, parola di Mickey, farà un vero sconquasso.
L'altro, Something's Down There (Laggiù c'è qualcosa), è un mistery d'ambientazione marina ed esce in questi giorni da Simon & Schuster. Vanity Fair si affretta a celebrare il ritorno del vecchio «tough guy» dedicandogli un'intervista sul numero di dicembre, in cui si rievoca il suo esordio folgorante con Ti ucciderò, titolo originale I, the Jury: il best-seller da 13 milioni di copie, pubblicato da Dutton nel '47, dove compare per la prima volta Mike Hammer.
In inglese Hammer vuol dire martello, ma il termine indica anche il cane di un'arma da fuoco. Insomma: un nome, un programma. Ti ucciderò fissa la ricetta di Spillane. Gli ingredienti della trama sono esemplari: un investigatore duro, cinico, violento; una femmina bella e perfida, erede della dark lady romantica, ma anche sorella maggiore di quei «mammiferi modello 103» che popoleranno le canzoni di Fred Buscaglione. Aggiungete un finale inusitato con il detective che, per vendicare un amico, pianta una pallottola nel pancino della bella assassina, anche se ne è mezzo innamorato, e il gioco è fatto.
Del resto Spillane ha sempre avuto le idee chiare: il romanzo poliziesco doveva servirgli a fare soldi. Ti ucciderò lo scrisse perché stava costruendosi una casa in campagna assieme a un amico e gli servivano mille dollari. Ne guadagnò milioni. Da allora ha sempre tenuto a questa distinzione fondamentale: «Lo scrittore fa i soldi. L'autore, invece, è uno che scrive libri». La sua rapidità di stesura è sempre stata proverbiale fin dagli esordi come sceneggiatore di fumetti, fra i quali Capitan America. Un romanzo non gli costava più di 15 giorni alla macchina per scrivere, battendo con due sole dita a spazio uno per evitare ripensamenti o cancellature.
Oggi forse si è un po' calmato: i due nuovi libri li aveva già annunciati in gestazione durante una videoconferenza al Noir in festival di Courmayeur edizione 1998, dove gli fu assegnato il premio Chandler alla carriera. Resta il fatto che, dopo il successo di Ti ucciderò, esploso con la pubblicazione in paperback a 25 cent (l'edizione rilegata a 2 dollari e 50 aveva venduto solo 7 mila copie), Spillane sfornò sei titoli in meno di quattro anni, da Una ragazza e una pistola a La vendetta è mia, da La lunga attesa a Bacio mortale, in originale Kiss me, Deadly, dal quale Robert Aldrich trasse nel '55 il film omonimo, diventato un vero culto.
Dopo 24 mystery, Spillane è orgoglioso del suo rude martello artigianale: «Sono il quinto scrittore più tradotto del mondo dopo Lenin, Tolstoj, Gorkij e Verne. E loro sono tutti morti».
Negli anni, Spillane ha alternato a Mike Hammer altri antieroi, dagli eloquenti soprannomi animaleschi come Tiger Mann e Dog Kelly. Ma la vecchia ricetta sesso & violenza sembrava essersi appannata davanti a ben altre truculenze narrative oggi di moda, tanto che nel catalogo Garzanti, tradizionale editore italiano di Spillane, non sono attualmente disponibili più d'un paio di titoli. Eppure, garantisce Vanity Fair, «Spillane is back». Alla faccia dei critici che l'hanno sempre stroncato. O degli scrittori «highbrow» come Ernest Hemingway, che lo considerava spazzatura e smise di frequentare un celebre ristorante in Florida perché vi campeggiava un suo ritratto. Intervistato in proposito da una tv, Spillane si divertì a fare lo gnorri: «Hemingway chi?».
In questo aneddoto c'è tutto Spillane, l'eterno «tough guy» americano, il «macho man» pronto a massaggiarti le gengive con un cric, che Woody Allen colse perfettamente nel divertentissimo racconto Mister Big, parodia di Ti ucciderò. Tuttavia, come negare che Spillane sia, a modo suo, un maestro? Basta pensare a Pulp Fiction o a Kill Bill per accorgersene. D'accordo, i film di Quentin Tarantino sono operazioni sofisticate, mentre i libri di Spillane hanno l'immediatezza dell'uppercut sparato al mento del lettore. Ma il finto trash di Tarantino ha la sua matrice nella rozzezza autentica di Spillane, più che in Raymond Chandler o Dashiell Hammett, scrittori tanto migliori di lui.
Perché ce lo spiega Max Collins, grande esperto di mystery, secondo il quale Spillane ha saputo inscrivere nell'alveo della cultura popolare il senso di perdita dell'innocenza avvertito dagli americani dopo la Seconda guerra mondiale. E allora che importa se il suo Hammer richiama Hammett nel cognome, o il finale di Ti ucciderò rimanda in modo fortemente caricato a quello del Falcone maltese hammettiano? Spillane ha capito che la narrativa popolare esige effetti forti. E oggi che l'America si sente di nuovo in guerra il veterano del Secondo conflitto mondiale si prepara a un ritorno coi controfiocchi: «Ho cominciato con un botto» sogghigna «non voglio certo finire con un pigolio».
| LA MIA LEGGE È LA PISTOLA Intervista impossibile con Mike Hammer, il più duro dei detective Non fate caso ai capelli brizzolati che porta sempre cortissimi, da marine, o a quel leggero rilasciamento della mascella, ai bicipiti un po' afflosciati, alla leggera prominenza del ventre. I duri non invecchiano, dentro. E che lui sia ancora il più duro di tutti me lo ha garantito il suo amico Mickey Spillane: «In quest'epoca di omosessuali, musulmani e comunisti travestiti da democratici, Mike è l'unico vero “tough guy” rimasto in circolazione. Se lei è proprio nei guai e non si fida della polizia ufficiale, vada da lui a mio nome. Eccole l'indirizzo». Mi è dispiaciuto dover mentire al vecchio Mickey. Ma chi dice che il delitto non paga? Eccomi qui davanti al detective Mike Hammer e a una bottiglia di scotch. Al quarto bicchiere gli si è sciolta la lingua. Mister Hammer, si dice... Zitto, tu, non interrompermi. Voi maledetti scribacchini pensate che io sia un antisociale, un bubbone da estirpare. Pretendete che rispetti una giustizia che si finge imparziale, quando c'è sempre il furbo avvocato che riesce a far piangere la giuria con la storia che l'assassino non è punibile perché la mamma lo picchiava. La legge è una gran bella cosa, ma quando è necessario la legge sono io. Che cosa intende dire? New York è piena di rossi peggio che negli anni Cinquanta, adesso li chiamano radical chic. E poi c'è stato il disastro delle Twin towers: un'apocalisse annunciata. Questi terroristi islamici sono la nuova peste dell'Occidente. Per fortuna ci sono qua io, con la mia berta caricata a proiettili dum-dum. Gli stessi con cui ho squarciato il pancino della bella Charlotte, quando ho scoperto che era l'assassina del mio miglior amico. Beh, che te ne pare? Così, secondo me, deve comportarsi un vero duro. Non sei d'accordo? Ci mancherebbe... Ho capito, sei una mammoletta. Pensi che le donne siano creature celestiali e non andrebbero percosse neppure con un fiore. Invece sono ladre, bugiarde e assassine peggio degli uomini. E non accusarmi di essere politicamente scorretto. A mio modo sostengo la parità dei sessi davanti al male. Però la morale dei duri ammette qualche eccezione... Alludi a Velda? Devo dire che quella pupa ha avuto il fegato di aspettare per un sacco di anni che io riemergessi dall'inferno in cui mi ero cacciato. Tu non ci crederai, ma era ancora vergine. Voleva essere solo mia. Storia a lieto fine, dunque. Queste cose non ti riguardano, brutto ficcanaso. Sai benissimo che ora Velda è una leader femminista e lavora nello staff di Hillary Clinton. Basta, mi hai stufato con le tue domande. Va' fuori dai piedi. E di' al tuo amico Spillane che, dopo questa soffiata, è meglio che non mi capiti a tiro. O saranno dum-dum anche per lui. Chiaro? (R.B.) |





