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Panorama   Archivio   Il tesoro dimenticato di Robert Capa (e degli altri reporter)

ESCLUSIVO: DALL'ARCHIVIO DEL PARTITO COMUNISTA SPAGNOLO

Il tesoro dimenticato di Robert Capa (e degli altri reporter)

Gian Antonio Orighi  16/7/2004

Il famoso fotografo immortalò alcune scene della Guerra civil. Usava l'obiettivo come un'arma. Il suo segreto: stare vicino agli avvenimenti. Ecco alcune foto inedite.

Al primo piano di un moderno condominio di calle Olimpo, nella periferia nord-est di Madrid, tra i fondi dell'archivio storico del Partito comunista spagnolo (Pce) giace sepolto da un oblio che dura dal '77 un tesoro. Racchiuse in due semplici buste marroni ci sono 27 foto in bianco e nero straordinarie. Panorama, per la prima volta, ha accertato che 15 di esse, poco conosciute e quasi mai pubblicate, sono state scattate da Robert Capa, il più grande fotoreporter di guerra di tutti i tempi. Tutti gli scatti sono stati fatti con la celeberrima Leica, la macchina 24 x 36 della ottica tedesca Leitz.

Il tema è la Guerra civil del 1936-39, conflitto fratricida che insanguinò la Spagna dopo il golpe del generale Francisco Franco contro il governo del Fronte popolare, liberamente uscito dalle urne, della II repubblica. Un conflitto che anticipò la Seconda guerra mondiale, a cui parteciparono, a fianco del Caudillo, l'Italia di Benito Mussolini e la Germania di Adolf Hitler. E che costò alla Spagna 400 mila morti e 80 mila vittime nella bestiale repressione postbellica; la dittatura durò dal 1939 al '75.

Dalla parte dei repubblicani, oltre all'Unione Sovietica di Stalin, «voluntarios por la libertad» antifranchisti provenienti da tutto il mondo (tra cui molti italiani, dai comunisti Palmiro Togliatti e Vittorio Vidali al socialista Pietro Nenni, dal repubblicano Randolfo Pacciardi al socialliberale Carlo Rosselli) che ingrossarono le file dei 35 mila uomini, di 50 paesi, che composero le Brigate internazionali di Enrique Lister e di Dolores Ibarruri, la Pasionaria (leader comunista del famoso slogan «No pasarán») e i suoi battaglioni, dal nostro Garibaldi all'americano Lincoln.

La guerra civile fu il battesimo di fuoco che rese celebre l'ebreo ungherese di Budapest Endre Enrö Friedman, classe 1913, ribattezzato «Bandi» nella sua città natale. «Nel '36, quando sbarcava il lunario a Parigi, agli inizi della carriera, si trasformò in Robert Capa, generalità di un fotografo americano immaginario inventate con la sua compagna tedesca (il grande amore della sua vita ed eccezionale fotoreporter) Gerda Pohorylles, in arte Gerda Taro, per poter vendere le sue foto a un prezzo maggiore» ricorda il biografo Richard Whelan. Di origini ebraiche anche lei, come il polacco David Szymine, Chim, il suo alter ego, che cambiò il suo cognome in Seymour. Un terzetto che farà conoscere al mondo l'orrore del conflitto.

Capa, ucciso nel 1954 da una mina durante la guerra nell'Indocina francese (Taro morì nella battaglia di Brunete nel '37, Seymour durante i combattimenti di Suez nel '56), riassume con la sua Leica la storia di una generazione di intellettuali, quasi tutti militanti di sinistra e spesso ebrei, che, scappando dai rispettivi paesi per sfuggire alle dittature fasciste, arriva prima in Germania, poi in Francia e da qui si imbarca nella Guerra civil. E che esalta il fotogiornalismo «engagé», nato in Germania con il classico Berliner Illustrierte e poi proseguito da giornali francesi come Vu, Regards, Ce soir e dagli anglosassoni Picture Post o Life. «Robert usava la macchina fotografica come un'arma, utilizzandola per ottenere appoggio internazionale alla causa repubblicana» sottolinea il fratello (anch'egli ottimo fotoreporter) Cornell.

«Bandi» arriva per la prima volta in Spagna, con la sua compagna e Chim, nel dicembre 1936. Fino al '39, sia pure con brevi intervalli (compreso un viaggio in Cina), partecipa in prima linea a tutti i combattimenti importanti, dall'assedio di Madrid a Bilbao, da Brunete a Guadalajara, dall'Ebro a Cerro Muriano (ove immortala un miliziano nel momento in cui viene ucciso da una pallottola franchista). E conosce tutti i protagonisti del «bando republicano». Ma i rapporti più stretti li stringe con le Brigate internazionali, che ritrarrà quando, nell'ottobre del '38, abbandonano la Catalogna. Immagini impressionanti di una sconfitta salutata pugno contro la tempia, nel classico saluto internazionalista (il brigatista è italiano) che presto sarebbe stata quella di un'Europa soggiogata dal nazifascismo.

Il suo motto «Se le vostre foto non sono abbastanza buone è perché non state abbastanza vicino», una regola di vita, traspare con emozionante potenza espressiva nelle foto dell'archivio del Pce, regalate 24 anni fa da un militante anonimo. Le immagini, di cui Panorama pubblica quattro esemplari più due di Seymour (il terzetto spediva i reportage insieme, ed è capitato che gli autori siano stati scambiati nelle redazioni), sono state riconosciute, confrontandole con i quaderni originali che riproducono i provini di Capa, dalla Magnum Photos di Parigi, la storica cooperativa che «Bandi» fondò nel '47 insieme a Chim e a Henri Cartier-Bresson.

Nel suo «Slightly out of focus» (letteralmente: leggermente sfuocato), Capa scrive: «Non è la nitidezza dell'immagine ciò che ne palesa il valore, bensì l'emozione che suscita». E basta guardare il commiato delle Brigate internazionali a Barcellona, che apre questo servizio di Panorama nel 50º anniversario della sua morte, o l'attacco dei repubblicani sul fronte di Aragona del '36, oppure il marinaio che suona la fisarmonica a Cartagena, per constatare che il leggendario «Bandi» scrisse forse con la sua Leica la miglior cronaca della Guerra civil. «Capa era l'unico capace di catturare i sentimenti» sintetizzava il suo amico, e grande scrittore americano, John Steinbeck.

«QUALITÀ STRAORDINARIA»

La ricerca dell'autore delle foto è durata 19 anni

Nell'archivio del Pce c'è anche una busta rosso stinto che contiene 1.350 negativi sulla guerra civile. La qualità delle immagini è straordinaria. Dice a «Panorama» la direttrice Victoria Ramos, 49 anni: «Sono 19 anni che cerco il loro autore. Quando cominciai, nell'85, a catalogarli, mi capitò in mano il libro dell'86 «Robert Capa. Cuadernos de guerra en España», uscito dai tipi della valenciana Ediciones Alfons El Magnánim. Ebbene, le similitudini tra le foto originali di Capa del libro e quelle in mio possesso sono stupefacenti».

Le inquadrature sono le stesse, come la luce, i protagonisti, i luoghi. L'ipotesi di Victoria Ramos, disponibile a perizie che ne accertino la paternità, è che potrebbero essere scarti di Capa, oppure di Chim o di Taro, regalati al Pce.

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