ANTICIPAZIONI: RISPOSTA (POLEMICA) ALLA FALLACI
Lettera sull'Islam a Fallaci
Magdi Allam 30/12/2005
«La tesi secondo cui esisterebbe solo un islamismo integralista fa in realtą il gioco dei terroristi. I fermenti democratici in Medio Oriente dimostrano che quelli come me non sono minoranza». > Forum
Il 31 maggio arriva in libreria Vincere la paura di Magdi Allam (Mondadori). Panorama ne anticipa un capitolo.
Cara Oriana, finora mi sono sempre astenuto, sotto l'impulso di un rispetto reverenziale che nutro nei confronti delle persone a cui ho voluto bene e che ho stimato, dal formulare dei giudizi netti sulle tue idee sull'Islam e sui musulmani che, piacciano o no, meritano la massima attenzione perché hanno plasmato il sentimento e forgiato il pensiero di milioni di italiani. Ma non avrei potuto esimermi dal farlo qui e ora, mentre mi accingo a scrivere sulla paura dell'Islam, dei musulmani e della loro eterogenea quinta colonna insediata anche in Occidente, una paura di cui il mio animo tracima, che domina la mia mente, che condiziona pesantemente la mia vita, che pervade e viola come un cancro inguaribile e inarrestabile l'esistenza di gran parte dell'umanità contemporanea. (...)
Sono convinto che hai svolto un ruolo straordinario nel contribuire a formare un sentimento di riscossa civile e di orgoglio nazionale nell'era della guerra globale del terrorismo islamico, dell'ideologismo nichilista all'insegna dell'antiamericanismo e dell'antiebraismo, del pacifismo militante, pregiudiziale, egoistico e perfino violento, dell'Italia in preda ai teatranti della politica. In qualche modo hai suonato forte il campanello d'allarme facendoti interprete di una necessità collettiva che si sprigiona da un profondo malessere di cui i più sono incapaci di decifrare le cause e individuare la via d'uscita. Ti sei assunta il ruolo dell'avanguardia rivoluzionaria che sprona le masse a ribellarsi alle forze del male, a prendere nelle proprie mani il proprio destino, ammonendo contro le tragiche conseguenze di un eventuale cedimento. Ti sei offerta fino in fondo agli italiani e molti di loro l'hanno capito, hanno contraccambiato con sincero affetto e ti hanno manifestato una immensa gratitudine. (...)
Sono felice di averti conosciuta. Mi sono sentito colmo d'orgoglio quando mi hai cercato telefonicamente nell'estate del 2003, mentre eri immersa nella scrittura di La forza della ragione, per chiedermi ragguagli e dibattere sulla tematica dell'integralismo e del terrorismo islamico, partendo dai miei articoli pubblicati prima sulla Repubblica e poi sul Corriere della sera. Eri discreta, tenera, piena di premure nei miei confronti. (Continua)Mi sono commosso leggendo i tuoi affettuosissimi messaggi che talvolta suonavano come un «testamento» di stima e amicizia eterna: «Davvero, quando avrò (bene o male) concluso questo lavoretto, la primissima copia sarà per te. Più ti leggo, più ci penso, più concludo che sei l'unico su cui dall'alto dei cieli o meglio dai gironi dell'inferno potrò contare. (Bada che t'infliggo una grossa responsabilità)». L'ho considerato un attestato di simbiosi spirituale e intellettuale che conserverò nel mio cuore. Ti ho voluto veramente bene, ti ho abbracciata intensamente, ti ho accolta pienamente nel mio animo. Ma, cara Oriana, io sono costretto a fermarmi qui. Non potrei, come immaginano di fare taluni, andare oltre. Passando dal risentimento all'odio, dallo sdegno alla mobilitazione, dalla denuncia alla ribellione, dalle parole ai fatti. Perché significherebbe suicidarmi. Come potrei scagliarmi contro l'Islam che mi ha generato, che volente o nolente rappresenta il mio riferimento identitario, immaginandolo come il Male incontrovertibile e irrecuperabile? Come potrei infierire contro me stesso, io che sono musulmano, percependomi come figlio naturale e degenere del Male?
Sai bene che non condivido la tesi dell'Islam come blocco monolitico, con un'anima integralista e che permane immutato nel tempo. All'opposto sono convinto che l'Islam, e ancor più i musulmani come persone, sono realtà che si coniugano al plurale sul piano della fede, dell'ideologia, della politica, della cultura, delle tradizioni nazionali e del vissuto individuale che, pur nella similitudine, assicura l'unicità del singolo. Amorevolmente, nella breve stagione in cui ci siamo incontrati, conosciuti, voluti bene e reciprocamente stimati, tu mi hai offerto una via d'uscita, hai individuato per me la porta della salvezza: «Tu sei un laico, tu non sei un vero musulmano». Una possibilità di redenzione dal Male di cui potrebbe fruire una minoranza di eletti, personalità straordinarie che si riscattano grazie alla fortunosa concomitanza di virtù personali e circostanze ambientali.
Cara Oriana, non capisci che in realtà mi hai offerto una mela avvelenata? Che dalla porta che mi spalanchi si intravedono non la Luce e la Vita, bensì il Buio e la Morte? Al di là delle buone e amorevoli intenzioni che ti inducono a concedermi la grazia, il tuo ragionamento finisce per risultare simmetrico a quello degli integralisti islamici che mi hanno condannato a morte e dei terroristi islamici che mi danno la caccia. Anche loro dicono: «Magdi Allam non è un vero musulmano». E mentre tu aggiungi con tono positivo e con una finalità costruttiva: «Tu sei un laico e hai diritto di cittadinanza nella comune civiltà dell'uomo» loro sentenziano con tono negativo e con una finalità distruttiva: «È un apostata che merita la morte per ordine di Allah», «È un nemico dell'Islam che va eliminato e spedito all'inferno». (Continua)La simmetria del ragionamento risiede nel fatto che, sia tu sia i nostri nemici, intendo i miei ma anche i tuoi nemici perché siamo comunque sulla stessa barca, partite da una ideologia ammantata di religione anziché dal vissuto della persona. Immaginate che il musulmano sarebbe una sorta di clone prodotto in serie in modo automatico e acritico da una interpretazione ideologica dell'Islam assurta a Verità assoluta, universale ed eterna. Di fatto la vostra percezione dell'Islam e dei musulmani cancella la realtà storica di secoli di civiltà islamica, umana, prospera e costruttiva, nega la più recente realtà di stati nazionali musulmani moderni, così come sconfessa la realtà del vissuto di masse di musulmani che per millenni sono stati sostanzialmente laici.
Ma ti rendi conto cara Oriana che la tesi secondo cui esisterebbe un solo Islam o comunque un solo modo di interpretare il Corano e secondo cui, quindi, i veri fedeli sarebbero solo gli integralisti e gli estremisti islamici, mentre i non praticanti, i moderati, i laici, gli agnostici sarebbero dei falsi musulmani, si traduce nella mia condanna a morte? Certamente nel mio ostracismo identitario e civile che comunque farebbe di me un dead man walking, un morto vivente? Nella versione più edulcorata io sarei un orfano, un figlio di nessuno rimasto senza radici; nella versione più infamante sarei un rinnegato, un traditore che ha sconfessato la propria fede.
Il punto è che non si tratta affatto di un caso personale e singolo. Bensì della realtà della maggioranza dei musulmani che probabilmente in modo non sempre cosciente, esplicito e libero testimonia un vissuto sostanzialmente laico. Pensa agli straordinari fermenti di democrazia liberale e laica che si registrano in Medio Oriente, dall'Iraq al Marocco, che smentiscono il luogo comune sull'Islam e il pregiudizio sui musulmani che li vuole incompatibili con il sistema di valori fondanti della civiltà occidentale. Che vogliamo fare di questa maggioranza di musulmani che non corrisponde in tutto e per tutto al cliché dell'integralista e dell'estremista islamico? Vogliamo costringere 1 miliardo 300 milioni di musulmani a rinnegare la loro fede in Allah e nel profeta Mohammad, magari per diventare cristiani o, perché no, atei? Vogliamo dichiarare guerra a un quinto dell'umanità perché sarebbe geneticamente ostile e irrimediabilmente perso? Vogliamo massacrarli in massa come hanno fatto i terroristi islamici in Algeria e come vorrebbero fare in Iraq? (Continua)Comprendi che questa visione manichea, che non ammette un «Islam buono» ed esclude «un vero musulmano buono», finisce per fare il gioco di Osama Bin Laden che nella sua perfidia e follia si è arrogato il ruolo di novello califfo dell'Islam e ha diviso l'umanità in musulmani veri e miscredenti? Mettiti nei panni della maggioranza di musulmani: da un lato sono fisicamente aggrediti dai kamikaze e dai tagliatori di teste islamici, così come sono costretti a subire il lavaggio di cervello dell'ideologismo comunque nichilista dei regimi teocratici e autocratici al potere; dall'altro si sentono additati in modo indistinto e acritico come il nemico e il pericolo mortale per l'umanità dal resto del mondo. Ebbene cosa dovrebbe fare questa maggioranza di musulmani: stare inerte in mezzo a due fuochi fino alla sua totale eliminazione? (...)
Tu stessa, nella tua recente opera L'Apocalisse, ammetti l'esistenza di una «minoranza esigua» di musulmani moderati, tra cui citi Abdel Rahman al-Rashed, direttore della televisione di sole news Al Arabiya, perché in un coraggioso editoriale pubblicato sul quotidiano saudita Asharq Al-Awsat ha denunciato il fatto che «anche se non tutti i musulmani sono terroristi, la gran parte (e non “tutti”) dei terroristi sono musulmani». Ebbene ti invito a riflettere sul fatto che al-Rashed, che leggo avidamente tutti i giorni e come me fanno tantissimi arabofoni, scrive in lingua araba, pubblica su un quotidiano arabo, è letto da un pubblico arabo, è stato scelto come miglior giornalista arabo dalle masse arabe. Al-Rashed non è insomma un pesce fuor d'acqua, perché diversamente non potrebbe godere del prestigio e dell'ampio seguito che si è conquistato. Casomai è la punta di un iceberg di una immensa voglia di libertà e di civiltà umana che lentamente trapela, si intravede e si afferma tra le maglie dell'oppressione politica e dell'oscurantismo ideologico a cui per troppo tempo sono stati costretti i popoli musulmani.
Se oggi Al Arabiya, schierandosi apertamente a favore dei popoli iracheno e libanese in lotta contro il terrorismo e per la libertà, ha superato il record di ascolti di Al Jazeera, che è diventata il megafono dell'estremismo islamico e dell'oltranzismo ideologico, la lezione da trarre è che il direttore al-Rashed ha avuto l'intelligenza e il coraggio di far emergere ciò che cova nell'animo e nella mente delle masse, rappresentando mediaticamente la realtà ideale e politica della maggioranza dei musulmani. Al-Rashed non è come tu immagini l'esponente di una «minoranza esigua» di musulmani moderati, addirittura «non un vero musulmano (il corsivo è mio), un tipo come me, un fuorilegge, un eretico»; all'opposto egli è l'interprete e il precursore della maggioranza di musulmani moderati.
La verità è che ti sei innamorata del personaggio di al-Rashed, così come era successo anche con me. Ma non ho dubbi che il tuo idillio con l'uomo al-Rashed non andrebbe oltre l'effimero battito d'ali di una farfalla, così come è successo con me. Perché tu semplicemente non ti confronti, non sei interessata a confrontarti su un piede di parità con le persone in carne e ossa, nella loro dimensione globale e nel loro processo di continua evoluzione. Il mondo è fatto di persone, nella vita ci si confronta con persone. Il risultato è che tu non conosci correttamente l'ampia e complessa realtà odierna del vissuto dei musulmani. (Continua)Comunque dovresti sapere che non è sufficiente fare copia e incolla dalle pagine dei giornali, condendo il tutto con sarcasmi e malignità, per rappresentare onestamente la realtà di tanti esseri umani in carne e ossa. E in ogni caso dovresti quantomeno porti il problema delle conseguenze concrete che le tue parole potrebbero avere sulla vita dei tuoi tanti affezionati lettori e dei non pochi bersagli designati.
Ci vorrà sicuramente del tempo. Il parto della democrazia liberale in terra islamica non sarà né rapido né indolore. Ci sono tante forze ostili, annidate anche in seno all'Occidente, che vorrebbero arrestare e far fallire il processo dei musulmani verso la libertà e la civiltà umana. In questo difficile contesto storico, i giornalisti e gli intellettuali musulmani laici e liberali sono nell'occhio del mirino degli integralisti, dei terroristi islamici e dei loro complici.
Ecco perché cara Oriana io mi attenderei da te e da tutti i sinceri amici la massima solidarietà. Non le malcelate critiche e gli irriguardosi sarcasmi che mi hai riservato nella tua Apocalisse, senza avere il coraggio di chiamarmi con nome e cognome. Io che ho già collezionato una serie di minacce e di condanne a morte, da parte dei terroristi islamici e della loro quinta colonna, e che ciononostante continuo a stare in mezzo alla gente e non mi sottraggo al dialogo e al confronto, non ho alcuna remora a dirti in faccia per filo e per segno che cosa penso di te nel bene e nel male.
Quando il tuo discorso scivola nel qualunquismo, spoglio di un contesto etico, quando arrivi a immaginare che solo tu capisci e sei legittimata a emettere sentenze, mentre tutti gli altri, indistintamente, sarebbero degli sciocchi, degli ingenui, dei buffoni, dei traditori, dei demoni, allora tutto si riduce a un cumulo di parole vane, più o meno sarcastiche, più o meno lecite, più o meno dannose. Permettimi di aggiungere che c'è una bella differenza tra l'elaborazione di un pensiero astratto che vaga dalle pagine di un giornale o di un libro all'altro (parole ammirevoli e altisonanti che si confrontano e si ritengono appagate dal riferimento a parametri logici, culturali e religiosi che appartengono alla nostra civiltà, intendo la comune civiltà dell'uomo incentrata sul rispetto del valore della sacralità della vita di tutti) e il vissuto di una persona musulmana perbene, che è costretta volente o nolente a confrontarsi con altre persone musulmane tutt'altro che perbene, cresciute in contesti assai diversi, portatrici di altri parametri spesso illogici, fautrici di un ideologismo che esalta la cultura della morte.
So bene che fino a quando la salute te l'ha permesso, e ti auguro di cuore di averne ancora tanta, sei stata in prima fila nei fronti caldi delle crisi internazionali. Anch'io ho apprezzato e imparato dalle tue molteplici testimonianze, pur esercitando il legittimo diritto alla critica. Tuttavia un conto è prestarsi pro tempore per adempiere la nobile missione di osservatore e commentatore dei grandi eventi che segnano il nostro tempo, anche rischiando in prima persona ma riservandosi sempre la facoltà di tirarsi fuori quando lo si ritiene opportuno, e un conto è essere dentro uno specifico contesto di conflitto religioso, politico, ideologico e terroristico senza avere la possibilità di sottrarvisi. Perché vedi cara Oriana io non sono un visitatore esterno, casuale, provvisorio della realtà dell'integralismo e del terrorismo islamico, bensì un protagonista impegnato, come giornalista e come uomo, a testimoniare gli orrori della cultura dell'odio e della morte, a favorire l'affermazione della comune civiltà dell'uomo anche, ma non solo, tra i popoli e le comunità musulmane. Il mio pegno non è la penna ma tutto me stesso, in gioco non c'è la carriera professionale ma la mia vita.





