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Panorama   Archivio   Un secolo su due ruote tra arte, storia e sport

MILANO, TRIENNALE E FONDAZIONE MAZZOTTA

Un secolo su due ruote tra arte, storia e sport

Silvia Tomasi  24/11/2005

Opere d'arte ed esempio massimo di quella categoria estetica dell'arte industriale emblema dell'italica genialità, celebri modelli storici rivivono in due mostre a Milano.
» Foto mostra Vespa
» Foto mostra moto

Uno spazio di un vellutato buio, al centro un quadrato di ghiaia bianchissima, e appena si entra il rumore della sgommata, quella di una Vespa col suo raschio veloce, che sembra faccia sprizzare quella ghiaia. E poi l'improvvisa voglia di andare. È il sogno collettivo di un'Italia in scooter che emerge dall'immediato dopoguerra negli anni Cinquanta del secolo scorso e continua nella mostra In Vespa. Il Viaggio italiano, alla Triennale di Milano. La rassegna ideata da Silvana Annichiarico rimarrà aperta fino al 18 dicembre (informazioni www.triennale.it).

REFRAIN
«Ma quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi se hai una Vespa che ti toglie i problemi» è il refrain di una notissima canzonetta di Cesare Cremonini, ex Lùna Pop, tormentone di solo poco tempo fa, ma dai colli bolognesi a Liverpool e alla swinging London il passo è breve, se si ricorda che il celebre scooter era uno status-symbol anche per i Mods inglesi anni Sessanta, esibito nelle loro battaglie con gli eterni rivali, i tostissimi Rockers.
Il mito Vespa è stato inoltre consacrato da film, basti pensare a Vacanze romane con Audrey Hepburn e Gregory Peck, o a Caro diario di Nanni Moretti, in cui l'autore percorre a bordo dello scooter le strade di Ostia fino a raggiungere il luogo dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini.

CARICO DI RICORDI
Con questo ricco carico di ricordi e di suggestioni, ci si affaccia nella sala buia della Triennale, dove queste immagini del mito Vespa scorrono su quattro immensi schermi. Dal virtuale al concreto: ecco, accanto al magico quadrato di ghiaia, quattro modelli d'epoca, a partire dagli anni Cinquanta, con la storia di ciascun esemplare esibita su videopannelli.

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Ivo Pannaggi, Centauro del XX secolo, 1945.
MOSTRA VOLUTA DA UN CENTAURO
Ma che l'oggetto moto sia opera d'arte ed esempio massimo di quella categoria estetica dell'arte industriale emblema dell'italica genialità lo dimostra la rassegna La motocicletta italiana. Un secolo su due ruote tra arte, storia e sport, allestita dalla galleria Mazzotta, ancora a Milano. Una mostra voluta da Gabriele Mazzotta, centauro e motomane, allestita con la collaborazione della rivista Motociclismo. La rassegna rimarrà aperta fino al 12 dicembre (catalogo Mazzotta, per informazioni www.mazzotta.it).

ROSSA BELLA E AMATISSIMA
Rossa bella e amatissima, è «la macchina più umana mai costruita dall'uomo» scriveva negli anni Trenta George Bernard Shaw, invasato dalla sua bicilindrica. Così ci accoglie in mostra la Guzzi degli anni Cinquanta, un vero sogno rosso per il matto Antonio Ligabue che la dipingerà con la stessa ossessione con cui ritraeva i suoi felini feroci, in più quadri, di cui due nell'allestimento, Motocicletta e Autoritratto con berretto da motociclista.
Poi, in una sorta di corteo epico, ci sono la monumentale Guzzi Alce, la Rondine Gilera, e accanto alle moto monster, come le Mv Agusta o il prototipo della X-Ray Aprilia, ecco quelle dai micromotri, tutte contrassegnate da diminutivi animali: dal Mosquito al Galletto, il motorino utilizzato soprattutto dai preti perché consentiva la guida anche con la tonaca, dal Cucciolo alla Vespa, il cui il modello Vespa–Tap, aveva un bazooka incorporato.

FUTURISTI
Sono 35 gli esemplari delle «due ruote» italiane in mostra, 20 le opere d'arte, fra cui spiccano quelle dei futuristi, affascinati dal mito della velocità: ecco Moto girante di Giacomo Balla (1914), Motovelocità e ciminiere di Mario Piazzi ('19), e poi Fortunato Depero con Il motociclista (solido in velocità) ('23), o la scultura in bronzo di Mino Rosso Motociclista (1931). Di grande spicco anche i due olii di Ivo Panneggi: Motociclista del 1929 e Il ratto d'Europa del'65, dove Europa è una figura femminile seminuda, rapita da uno Zeus motociclista su un bolide rombante.
Di spicco anche il Totem bronzeo di Arman, da poco scomparso, fatto con parti di motocicletta compresse, sormontate da due parafanghi che simulano le corna dei totem indiani..

RICCHISSIMO SETTORE FOTOGRAFICO
Ricchissimo è poi il settore fotografico curato da Uliano Lucas e quello dei manifesti affidato a Massimo Cirulli. Un vero e proprio inno per immagini, non meno intenso di quello che Lucio Battisti elevava alla famosa «motocicletta 10 HP» in una sua canzone.

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