L'uomo fiammifero, il film che puoi distribuire anche tu

Diretto dall'esordiente Marco Chiarini, con l'ingegnosità e le difficoltà di una produzione indipendente, supera lo scoglio dell'uscita in sala con l'idea della social distribution. Panorama.it incontra il regista

L'uomo fiammifero, il film che puoi distribuire anche tu L'uomo fiammifero, il film che puoi distribuire anche tu

di Simona Santoni
L'uomo fiammifero

Nasce con tanta passione, L'uomo fiammifero. E con una fiducia piena nel suo valore che ha portato il regista Marco Chiarini a passare cinque anni per realizzarlo, e ad aguzzare diabolicamente l'ingegno per scavalcare i muri che incontra chi non ha un signor distributore alle spalle.

L'uomo fiammifero è un film per ragazzi che racconta avventure e fantasie dell'undicenne Simone nella campagna abruzzese, ma può essere gustato anche da adulti: chi, pur tolti da un po' i pantaloncini corti o le mollettine colorate nei capelli, non ha amato Alice nel paese delle meraviglie o La storia infinita ?

Ma L'uomo fiammifero è anche e soprattutto una storia di amore per il cinema e di ferma volontà di fare cinema, nonostante tutto.

Chiarini, trentaquattrenne abruzzese già autore di alcuni cortometraggi, nel 2009 l'ha presentato al Giffoni Film Festival, raccogliendo consensi. Il film è un ritaglio d'estate dell'82 in una cascina nel teramano, dove Simone, interpretato dall'esordiente Marco Leonzi, fantastica aspettando l'arrivo dell'uomo fiammifero, tra amici immaginari che parlano al contrario, giganti nani, vecchi che hanno voce solo quando il grammofono va... A rendere ancora più affascinante la carrellata di strani personaggi c'è lo sfondo di un paesaggio abruzzese verde e selvaggio, e l'uso di colori accessi fiabeschi. Nei panni del padre un po' ruvido di Simone c'è Francesco Pannofino , che ha aderito al progetto di Chiarini con entusiasmo.

Eppure per il regista la distribuzione del lungometraggio si è presto rivelata una vera impresa. Finché non s'è inventato una nuova geniale sfida distributiva: la social distribution ! Ovvero, chi fa da sé fa per te: lo spettatore stesso diventa distributore del film, prendendo parte agli incassi. Il 7% delle entrate va al social distributore, il 60% all'esercente, il 33% alla produzione.

E così L'uomo Fiammifero sta pian piano trovando i suoi spazi: fino all'11 marzo è distribuito al Nuovo Cinema Aquila di Roma, dal 12 marzo a Matera per una settimana, ma sarà anche al cinema Arcadia di Melzo (Mi), a Torino, Parma, Foggia, Teramo. E presto lo troverete dove spettatori come voi vorranno e riusciranno a farlo uscire.

Panorama.it incontra Marco Chiarini.

Marco, raccontaci l'idea della social distribution.

È nata con il mio collega Fabio Fidanza, perché è dal luglio 2009 che stiamo lavorando per distribuire il film ma ci siamo accorti che la distribuzione è un passaggio molto molto serio, è come vendere un palazzo. Questo meccanismo ha bloccato tutte le vie di questa produzione indipendente. Senza piangerci addosso ci siamo detti che il film deve essere comunque visto, perché ad amici, a professionisti e al Giffoni è piaciuto. Il passaparola è tutto: o lo si alimenta con dollaroni e passaggi di trailer in tv o come abbiamo pensato noi. Abbiamo iniziato dalla nostra città, Teramo, con un giorno di proiezione gratis, quindi due giorni a pagamento, riuscendo a riempire sempre la sala. Abbiamo iniziato a coinvolgere la gente mandando mail, la voce si è diffusa nei cineforum e tra le persone attente ai film che non passano nei soliti canali, da Matera alla Sardegna. E ci siamo chiesti: perché non chiedere a queste persone di distribuire loro stesse L'uomo fiammifero?

Il film è in digitale quindi le spese di distribuzione sono ridotte. E ora abbiamo una marea di richieste che stiamo cercando di gestire con persone sul posto. A Matera, ad esempio, sarà proiettato dal 12 marzo per una settimana a migliaia di bambini. Noi siamo i primi a credere nel valore del film e ad essere certi che la cosa funzioni. Per questo anche molti spettatori hanno creduto nel film.

Ma hai pensato a L'uomo fiammifero come a un film per bambini o per tutti?

Pensavo fosse un film per chi ha 13 anni. Invece mi sono accorto che risulta affascinante per tanti. E poi visto con una marea di ragazzi attorno ha un effetto ancora diverso sullo spettatore adulto: più vai avanti con la storia e più inizi a vedere con gli occhi di un bambino, ti aspetti anche di vedere un porcellino che vola.

Anche la produzione del film è stata alquanto particolare...

Abbiamo iniziato nel 2005: eravamo fuori dal meccanismo, non eravamo prodotti da Fandango o simile. Ci siamo resi conto che nessun produttore avrebbe scommesso su di me solo perché avevo qualche buon corto alle spalle. Allora ci siamo detti: giriamocelo da soli. Abbiamo messo in vendita raccogliendoli in un libro gli acquarelli, i disegni, le foto che avevo realizzato progettando il film. Lo abbiamo fatto a Teramo, non a Roma: non ho mai pensato che la provincia sia qualcosa di castrante. Ho presentato il libro in cinque librerie a Teramo e in venti giorni tutti erano a conoscenza di questo progetto e si è creato molto interesse. In pochi mesi avevo i soldi spiccioli sul comodino.

Ma non c'è mai stato un momento in cui ti sei scoraggiato?

Il giorno successivo alla fine delle riprese. Chiamo Leonzi per avvertirlo che dovevamo rigirare alcune scene e mi dice che si era tagliato i capelli. Abbiamo dovuto aspettare l'aprile successivo, visto che poi è venuto l'inverno. Ad aprile, però, Leonzi aveva una voce da trans... Non si poteva più farlo recitare: era un ragazzino in crescita, con voce in cambiamento,  muscoli più evidenti, basette... Abbiamo pertanto fatto ricorso a molte scene in cui compare di spalle.

Da lì è stato un continuo passare dal settimo cielo all'inferno dei diseredati. Il lavoro è proseguito per quattro anni. Abbiamo lavorato sull'animazione, decidendo quanto forzare la mano sull'innamoramento del protagonista o togliendo alcuni effetti speciali come quello dei gemelli a metà. Abbiamo ridoppiato tutto il film con la voce di un altro bambino, Gabriele Manfredi. E intanto per campare insegnavo linguaggio e tecnica dell'audiovisivo nelle scuole.

Nella presentazione de L'uomo fiammifero dici che da sempre hai voluto vedere al cinema storie in cui la felicità creativa di un bambino fosse protagonista, come in Alice nel paese delle meraviglie. Ora che sta per uscire al cinema questa favola, raccontata da Tim Burton, cosa ti aspetti?

Amo Edward mani di forbice, il lavoro più poetico e sognante di Burton. Alice in Wonderland lo andrò a vedere con la massima curiosità. Mi interessa soprattutto vedere come uno come Burton ha lavorato sul 3D.

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