Roberto Faenza: “Il delitto di via Poma dimostra come l’Italia sia un paese che non sa arrivare alla verità”

Il regista presenta il suo film per il piccolo schermo che racconta il drammatico caso di Simonetta Cesaroni: un delitto irrisolto, ventuno anni dopo. Nel cast nomi importanti, da Silvio Orlando a Giorgio Colangeli

Roberto Faenza: “Il delitto di via Poma dimostra come l’Italia sia un paese che non sa arrivare alla verità” Roberto Faenza: “Il delitto di via Poma dimostra come l’Italia sia un paese che non sa arrivare alla verità”
Da sinistra Astrid Meloni,il regista Roberto Faenza, Silvio Orlando e Giulia Bevilacqua posano per i fotografi in Via Poma 2 a Roma, dove da oggi partono le riprese del Film "il delitto di via Poma" , 6 agosto 2011.ANSA/CLAUDIO PERI

“Speriamo che alla fine vada in onda davvero, vista la valanga di diffide che ci sono già arrivate”. Così il regista Roberto Faenza commenta la messa in onda, rinviata più volte e finalmente confermata per stasera su canale 5, del suo Il delitto di via Poma . Ventuno anni dopo, una sorta di contro-indagine televisiva per vederci un po’ più chiaro tra le fila ingarbugliate di un caso irrisolto tra i più noti, seguendo le vicende dell’ispettore Niccolò Montella, interpretato da Silvio Orlando . Se Astrid Meloni si cala nel ruolo della vittima Simonetta Cesaroni, nei panni di sua sorella Paola, in un ruolo di grande umanità, troviamo Giulia Bevilacqua , ma nel cast spiccano anche anche Michele Alhaique, Massimo Popolizio e Giorgio Colangeli.

Da dove nasce l’esigenza di raccontare sul piccolo schermo un caso irrisolto?

Dalla constatazione che abbiamo alle spalle trent’anni di misteri e non ce n’è uno che sia stato risolto, appunto, il che è emblematico dell'incapacità a scoprire la verità di questo Paese.

Quali sono i punti di forza del suo film?

E’ un bel film, secondo me, perché mette in crisi tutto quello che abbiamo saputo fino ad oggi: una contro-investigazione da cui verranno fuori cose sconcertanti. A distanza di vent’anni si scoprirà che un reperto fondamentale per i giudici è stato abbandonato in un cassetto senza alcuna protezione, per cui chiunque può averlo contaminato. Certe cose allucinanti possono accadere solamente in un paese sgangherato come questo. Io stesso sono rimasto sgomento, il film è tutto incentrato su questi aspetti. Vi divertirete.

Dalle sue parole, non sembra essere ottimista nei confronti di questo Paese e della sua sorte…

Sono 'ottimistissimo' per il futuro, invece: penso che l’Italia come l’abbiamo sempre conosciuta ormai non esista quasi più, presto assisteremo alla sua decomposizione e sarà come nel dopo-guerra. E' così brutto quello che abbiamo alle spalle che d’ora in poi si può solo ricostruire in meglio. Ecco, ad esempio il mio ultimo film per il cinema girato in America va tutto verso quella direzione.

Un giorno questo dolore ti sarà utile : com’è stata questa sua esperienza americana?

Ho imparato che di sicuro è più facile girare un film in America che in Italia. Se giri un film a New York tutto quello che spendi lì ti viene restituito per il 35% immediatamente, mentre in Italia per avere un piccolo tax credit ci sono lotte di governo e li ottieni anni dopo. Dico sul serio, il giorno che siamo usciti da New York c’era già un assegno pronto con i soldi che ci venivano restituiti, meraviglioso. E trovo vergognoso, invece, che i nostri politici anziché preoccuparsi di espandere il potenziale del nostro cinema, magari facendo trattati con l’America, si occupino di piccole beghe e cose insulse. Esiste un potenziale per il cinema italiano fuori dall’Italia che andrebbe assolutamente esplorato e reso più facile, anziché così difficile com’è.

Come mai ha deciso di raccontare la storia di un ragazzo e, in generale, l’universo adolescenziale?

Non c’è da stupirsi di questo mio film, io sono un regista schizofrenico, faccio percorsi a zig zag e ricerco in continuazione. Facendo anche il professore, sono a contatto tutti i giorni con i ragazzi, che dovrebbero fare loro i professori, a mio parere, perché sono decisamente più preparati e aggiornati, profondi e sensibili di tutti noi. Solo che fanno parte di una generazione che tendiamo a non capire e quindi criminalizzare, e alle spalle non hanno dietro niente, non hanno una dimensione del futuro e spesso neanche famiglie o politici che li rappresentino. In più da tantissimi anni cercavo di trasporre sullo schermo Il Giovane Holden, ma Salinger non mollava i diritti quindi ho optato per una storia simile, dal romanzo di Peter Cameron.

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