Il romanzo sui soliti stronzi e i venerati maestri: chi sono i Pappagalli di Filippo Bologna

Fandango pubblica un romanzo a metà tra critica sociale ed apologo che convince solo in parte

Il romanzo sui soliti stronzi e i venerati maestri: chi sono i Pappagalli di Filippo Bologna Il romanzo sui soliti stronzi e i venerati maestri: chi sono i Pappagalli di Filippo Bologna

di Filippo Maria Battaglia

@fmbattaglia

Ha il sapore quasi di un apologo questo secondo romanzo di Filippo Bologna, I pappagalli , edito da Fandango. Ed è su questo registro, coraggioso e fragilissimo insieme, che tocca picchi inattesi insieme a qualche inaspettato rallentamento narrativo.

Bologna racconta le vicende di tre scrittori di indubbio talento letterario, divisi da età e condizioni economiche ed esistenziali diverse, ma uniti da un’unica grande ambizione: la consacrazione sociale del loro valore, l’unico riconoscimento che il proprio narcisismo può accettare.

Il primo a palesarsi è “l’Esordiente”: “In quanto tale, ha scritto e pubblicato un solo romanzo, che però è andato dritto a segno”. È “l’opera di un giovane che sembra già maturo, come la critica non ha mancato di cogliere”. Tocca poi al “Maestro”: vive tra magri anticipi e vecchi polverosi riconoscimenti, in un cortocircuito esiziale tra idealità represse e stenti economici.

Lo “Scrittore” è il terzo dei finalisti, il più enigmatico dei tre protagonisti del romanzo. Ritratto nel pieno del guado esistenziale, a metà tra ambizioni infinite dell’Esordiente e la vanagloria querimoniosa del Maestro, incarna pienamente il baricentro del famoso paradigma di arbasiniana memoria, composto dal trio “bella promessa-solito stronzo-venerato maestro”.

Inutile svelare come finirà la gara e quale colpo di scena dovrà aspettarsi il lettore durante l’attesissima finale. Bologna convince parecchio quando descrive i protagonisti, i loro tic e le loro frustrazioni in perenne oscillazione tra slanci ideali e recriminazioni materiali.

Convince meno quando indugia in certi dialoghi (piuttosto pleonastici rispetto alla storia) o quando decide di dirottare il lettore su prove e testimonianze contingenti, quali articoli di giornali e commenti della critica alle opere in gara.

Nella gabbia dell’apologo i Pappagalli sembrano stare a meraviglia. Abbandonata quella dimensione e varcata la soglia del romanzo sociale, rischiano invece  di apparire  sfocati e bidimensionali, vanificando in un battito d’ali quanto di buono avevano fatto vedere nelle pagine precedenti.

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