Antonella Mansi, la chimica del potere

Vende acido solforico. Presiede una banca a Firenze. Niente marito o figli. Ecco chi è Antonella Mansi, che sarà vicepresidente di Giorgio Squinzi. Come già è capitato al padre qualche tempo fa.

Antonella Mansi, la chimica del potere Antonella Mansi, la chimica del potere
di Stefano Caviglia

«Il taglio dei capelli è il modo in cui quasi tutte le donne sottolineano i cambiamenti della loro vita». Lo sostiene Antonella Mansi, nuovo vicepresidente in pectore di Confindustria (la nuova giunta si insedierà il 24 maggio), mostrando la pettinatura corta adottata da quando ha concluso la sua esperienza di presidente della Toscana, prima di trasferirsi a Viale dell’Astronomia. Dove, raccontano i cultori delle storie minime, si sarebbero già creati schieramenti a favore e contro la nuova acconciatura.

La signora è fatta così. Disinvolta e spiritosa. Quando si è saputo che a soli 38 anni le sarebbe toccata una delle vicepresidenze più pesanti di Confindustria, quella all’organizzazione, in molti si sono chiesti: «Ma chi è? E da dove viene»? In realtà Antonella Mansi, direttore commerciale della Nuova Solmine di Scarlino, provincia di Grosseto, viene da lontano e non sorprende che il presidente designato Giorgio Squinzi l’abbia voluta nella sua squadra.

Quel che fa impressione, piuttosto, è il ritmo a cui procede la sua marcia negli ambienti che contano dell’imprenditoria. Nel 2005 è entrata nel comitato di presidenza dei giovani industriali toscani, meno di tre anni dopo è stata eletta presidente dell’associazione regionale senior e ora fa il salto verso la scena nazionale, con una delega strategica per Viale dell’Astronomia.

Nel frattempo, appena un mese fa, è stata nominata presidente della Banca Federico Del Vecchio, storica cassaforte dei patrimoni della borghesia fiorentina. Al suo attivo ha anzitutto il gran lavoro svolto per tre anni come presidente dell’associazione regionale Toscana: di certo un buon viatico per crescere all’interno del sistema Confindustria.

Specie se aggiunto al fatto di aver schierato per tempo la regione dalla parte di Squinzi nell’infuocata competizione con il rivale Alberto Bombassei. Lei spiega di aver conosciuto personalmente il presidente solo l’estate scorsa, quando intervenne all’assemblea della territoriale di Arezzo.

Ma non prova nemmeno a glissare sul fatto che fra la sua famiglia e il nuovo leader degli imprenditori italiani esiste un’antica consuetudine, dovuta alla comune appartenenza al mondo della chimica. Perché, anche se ama presentarsi come manager (ruolo che ricopre effettivamente in azienda e, assicura, non intende trascurare), la Mansi è figlia d’arte.

La Nuova Solmine (oltre 100 milioni di fatturato, 220 dipendenti, primo produttore italiano di acido solforico), in cui lavora dal 2001, è almeno in parte un’azienda di famiglia. «Mio padre Luigi che ne era amministratore delegato e ne è ora il presidente» racconta «la acquistò insieme ad altri due manager quando l’Eni decise di metterla in vendita, nel 1997».

Insomma, il nome Mansi è presente da tempo e con qualche successo sulla scena industriale italiana. Non per niente il capostipite è vicepresidente alle relazioni industriali di Federchimica e ha ricoperto quella carica per un periodo a fianco di Squinzi, che ha lasciato un anno fa.

Non si può certo dire quindi che la sua primogenita, e possibile erede nel business (c’è anche un fratello, Lorenzo, ma è più giovane e per ora si sta laureando alla Luiss), venga dal nulla. Anzi. Con un po’ di immaginazione si potrebbe anche vedere qualche punto in comune con la storia di Emma Marcegaglia.

Di sicuro c’è che Antonella si muove nei numerosi ruoli che ricopre come un pesce nell’acqua, probabilmente anche grazie al suo carattere spigliato. Prima di entrare in azienda ha tentato l’avventura imprenditoriale in proprio, mettendo su un’agenzia di viaggi a Firenze, che ha poi lasciato ai soci di allora.

Ad attirarla verso la vita associativa, è sempre lei a spiegarlo, è stata soprattutto la prospettiva di far parte di una grande rete di relazioni, di cui non misconosce l’aspetto gratificante a livello personale e i possibili benefici sul business. In effetti sembra possedere un talento per la comunicazione, che trasmette anche attraverso il lieve accento toscano.

In altre parole, dà l’idea di essere schietta e non troppo amante di quelle formule altisonanti che sembrano irresistibili a tanti suoi colleghi quando occupano posizioni pubbliche. Alla domanda sul perché Squinzi l’abbia scelta, all’inizio si schermisce: «Bisognerebbe stare nella sua testa…».

Ma poi dice la sua senza troppi giri di parole: «Penso volesse una persona capace di stare sulla palla con l’energia e il tempo necessari a questo lavoro… Io non sono sposata, non ho figli e mi piace moltissimo quello che faccio. Per questo, quando mi ha chiesto se ero disposta a dare una mano, ho subito risposto di sì».

Il presidente l’ha presa in parola, affidandole l’organizzazione: una delega che promette beghe a non finire, ma anche un discreto potere. La riforma di Confindustria, vero tormentone della contesa elettorale fra Squinzi e Bombassei, spetta all’apposito comitato affidato a Carlo Pesenti.

Ma ad applicarla dovrà essere lei, e c’è da giurare che la vicepresidente vorrà dire la sua anche in fase di elaborazione. Già oggi del resto, pur con qualche comprensibile prudenza visto che non si è ancora insediata, non si tira indietro neppure sui temi più delicati della sua nuova agenda: dalle procedure bizantine per l’elezione del presidente («sul sistema elettorale una riflessione bisognerà farla») alla possibile riduzione delle sedi («se si aboliscono le Province, dovremo trarne le conseguenze»).

Tuttavia non sembra intenzionata ad aggiungere la sua voce al coro delle lamentele per i costi elevati di Confindustria. «Come in tutte le aziende sane» aggiunge «anche da noi si dovrà fare la spending review.

Ma se vogliamo essere la forza motrice di questo Paese bisogna consolidare i nostri punti di forza: dal Centro studi alla Luiss, al Sole 24 Ore». Insomma, è giovane ma non sembra intimidita dal compito che l’aspetta. E neanche dalla chimica del potere.

  • ©RIPRODUZIONE RISERVATA