Crisi europea: italiani, cambiate!

Questo momento è un’occasione unica per trasformare la società. Lavorando su capitale, lavoro e produttività come spiega Dante Roscini, professore di economia politica internazionale alla Harvard business school di Boston

Crisi europea: italiani, cambiate! Crisi europea: italiani, cambiate!

di Dante Roscini

Questo intervento di Dante Roscini è uno dei cinque raccolti su Panorama (numero 24) in  uno speciale dal titolo "Volete Crescere? Leggete qui" dove si fa il punto sulle quattro settimane decisive per l'euro, con le riflessioni e i suggerimenti pratici di cinque esperti internazionali: oltre a Dante Roscini, Nani Beccalli Falco, Michele Boldrin, Ester Faia, Pier Carlo Padoan. Con un obiettivo: avere una visione globale su cosa accade all'Europa. E come uscire dalla crisi. (Qui gli articoli raccolti nella nostra P-Story )

La crescita, questa conosciuta. Ci sono buone ragioni per cui il suo studio riempie gli scaffali delle biblioteche da quasi tre secoli. La crescita di lungo periodo del prodotto interno lordo è infatti alla base del benessere non solo economico ma anche sociale, morale e culturale di una nazione. Ma la forte attenzione alla crescita di questi giorni è soprattutto dovuta alla sua capacità di ridurre il rapporto tra debito e pil, aumentandone il denominatore.

Un rapporto che nel caso dell’Italia, al 120 per cento, è il più elevato in Europa dopo la Grecia. Certo il debito può essere ridotto temporaneamente anche utilizzando altri validi strumenti quali tasse, privatizzazioni e riduzione della spesa, ma è la crescita la via maestra per la soluzione del problema. Purtroppo l’Italia non cresce da oltre un decennio.

Cosa si può fare per riavviarla in un momento in cui la crisi globale attenua la domanda esterna e l’euro non consente più quel recupero di competitività a cui eravamo abituati con le svalutazioni della lira? Ed è poi possibile farla coesistere con la rinnovata disciplina fiscale che l’Europa e i mercati ci impongono?

La teoria economica classica individua tre fattori primari che influenzano la crescita: il capitale, il lavoro e la produttività. Tali principi, già in parte elaborati dallo scozzese Adam Smith nella metà del Settecento, sono ancora perfettamente validi. Ben vengano quindi le riforme legislative volte a facilitare investimenti, anche dall’estero, quali le liberalizzazioni, la semplificazione della burocrazia, il miglioramento della governance, l’accorciamento dei tempi della giustizia e la lotta alla corruzione.

Ben vengano le riforme del lavoro che consentano di sprigionare le energie vitali di una classe giovanile sottoimpiegata e sottopagata. E naturalmente ben vengano riforme che rendano il Paese più efficiente e in maggiore sintonia con le esigenze produttive delle nostre imprese, a partire dalla scuola, dalla ricerca e da una maggiore diffusione delle nuove tecnologie, quali per esempio la banda larga.

Ma non spetta solo al governo promuovere interventi. La necessità ormai imprescindibile di trovare una nuova fase di crescita è una responsabilità di tutti e rappresenta un’occasione epocale per operare un cambiamento tanto profondo quanto proficuo della società italiana.

Un’occasione da non sprecare per eliminare immobilismi e privilegi, per assicurare meritocrazia e onestà nel pubblico e nel privato, per recuperare un sistema di regole e valori che permetta di ristabilire fiducia nel Paese e nel suo futuro.

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Dante Roscini è professore di economia politica internazionale alla Harvard business school di Boston

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