• Il punto
Oscar Giannino

L'estate rovente dell'eurocrisi

Con questo articolo di inquadramento della situazione in Europa, Oscar Giannino su Panorama in edicola questa settimana fa il punto sulle quattro settimane alle porte e decisive per l'Euro. Con lui, cinque economisti di fama internazionale che spiegano come uscire dalla situazione di crisi puntando sulla crescita: Nani Beccalli Falco, Michele Boldrin, Ester Faia, Pier Carlo Padoan, Dante Roscini. (Qui gli articoli dello speciale raccolti nella nostra P-Story )

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Un’estate rovente per l’eurocrisi.Non un mero inoltrarsi sulla via della mancata soluzione ai problemi, come si è fatto da novembre 2009. Mentre Mario Monti da una parte e la Banca d’Italia dall’altra insisteranno sulla crescita, i nodi verranno al pettine nelle quattro decisive settimane successive al 17 giugno. In quel giorno sono fissate le elezioni politiche in Grecia.

Se i greci dovessero essere coerenti ai sondaggi in cui all’80 per cento dicono di voler restare nell’euro, consentirebbero una maggioranza a socialisti e conservatori che vogliono onorare gli impegni già presi con l’Europa, per continuare a vedersi staccare rate dei 280 miliardi complessivi di aiuti.

Ma è improbabile. Nel migliore dei casi, i greci metteranno insieme un governo composito che chiede all’Europa lo stop ad altri tagli, pur continuando negli aiuti. La risposta verrà dall’eurovertice di fine giugno. Prima ancora di capire come Angela Merkel replicherà alle tante accuse che le verranno lanciate, ci arriveremo con il gonfiarsi dei marosi sulla tenuta di alcuni sistemi bancari.

Avremo in quei giorni forse appreso che due importanti banche greche sono tecnicamente già fallite, perché la banca centrale greca ha intanto consentito loro di non presentare il bilancio 2011 nei termini obbligatori, così da non influenzare il voto e non alimentare ulteriormente la tempesta. Ciò aggraverà la fuga dei depositi in atto in Grecia al ritmo di quasi 2 miliardi di euro a settimana.

Poi l’effetto contagio sarà sulle banche portoghesi, e Lisbona come Atene impatta poco sull’euroarea. Il guaio diventa però serissimo se il contagio attraverso la Bankia si estende agli istituti di credito della Spagna. E se l’ondata dei downgrading da parte delle agenzie di rating dovesse retrocedere quattro banche italiane al livello «junk», cioè di non poter più emettere titoli scambiabili sul mercato.

Non è fantascienza. Tutti pensano alla politica e agli eurobond, ma se la Grecia il 17 giugno si avvierà fuori dall’euro, la prima emergenza da fronteggiare sarà quella banco-finanziaria. Non v’è notizia di un piano di emergenza delle banche centrali dell’eurosistema, né a livello Bce né nazionalmente, a cominciare da casa nostra.

Alla richiesta se se ne fosse parlato nel comitato rischi finanziari in cui Tesoro e autorità di mercato siedono insieme, la risposta è stata negativa. Si spera sia una menzogna diplomatica. L’attuale capienza residua dei fondi salvastati Efsf ed Esm in funzione dal 1° luglio dovrebbe essere convogliata tutta sulle banche, comprese quelle degli euroforti. Resterebbe poco o nulla per i governi.

Il tempio di Giunone Moneta (ammonitrice) fu edificato sull’Arce capitolina dopo aver respinto i galli di Brenno, e la vicina zecca ne fece per i latini la dea eponima del denaro. Speriamo ci dia una mano, anche questa volta.

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