Lavoro e dimissioni in bianco: ecco il piano di Elsa Fornero per combatterle

Nuove procedure amministrative per la convalida e la comunicazione del licenziamenento (consensuale) dei dipendenti. Sono le misure previste dal ministro del welfare per combattere gli abusi, che rischiano però di danneggiare gli imprenditori onesti

Lavoro e dimissioni in bianco: ecco il piano di Elsa Fornero per combatterle Lavoro e dimissioni in bianco: ecco il piano di Elsa Fornero per combatterle
di Andrea Telara

Estensione degli obblighi di convalida delle dimissioni e una nuova procedura telematica per comunicare alle autorità amministrative la fine del rapporto di lavoro. Sono le nuove misure (un po' burocratiche) con cui il ministro del welfare, Elsa Fornero , vuole combattere il fenomeno delle dimissioni in bianco , che colpisce ogni anno migliaia di lavoratori, soprattutto le donne in gravidanza.

Annunciando le linee guida della prossima riforma del lavoro, il ministro Fornero si è infatti impegnata a contrastare attivamente questo malcostume, con cui alcune aziende italiane tentano di calpestare i diritti dei loro dipendenti.

Il meccanismo su cui si basano gli abusi è molto semplice: quando un lavoratore è assunto da un'impresa, a volte viene anche obbbligato a firmare in via preventiva una lettera di licenziamento (le cosiddette dimissioni in bianco) che  viene conservata in un cassetto e rispolverata al momento del bisogno.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

Quando il dipendente non serve più all'azienda (è il caso delle donne in gravidanza) si trova così costretto improvvisamente  ad abbandonare il proprio posto, senza una giustificazione ragionevole. Per contrastare questo fenomeno, nel 2007 il governo Prodi (con la regia dell'allora ministro del lavoro, Cesare Damiano )  approvò un provvedimento di legge che imponeva vincoli molto rigidi ai datori di lavoro.

Le lettere di dimissioni, secondo la legge del 2007, potevano infatti essere redatte soltanto su un modulo prestampato, scaricabile online dal sito del ministero del Lavoro, che aveva una validità di soli 15 giorni ed era contrassegnato da un numero progressivo. Il tutto, per evitare appunto una firma preventiva della lettera di licenziamento, imposta dall' imprenditore al dipendente al momento dell'assunzione. Le nuove norme furono però giudicate un po' troppo farraginose dal successore di Damiano, Maurizio Sacconi, ministro del welfare nel governo Berlusconi, che decise di abolirle nel 2008.

Ora, però, la Fornero ha deciso di riprovarci, dichiarando nuovamente guerra alle dimissioni in bianco. Come? "Con una procedura un po' più semplificata rispetto a quella entrata in vigore nel 2007", ha detto l'attuale ministro del welfare che, su questa materia, ha introdotto alcuni provvedimenti ad hoc nella riforma del lavoro, approvata la settimana scorsa dal governo.

ECCO IL TESTO DELLA RIFORMA

A ben guardare, leggendo il testo della riforma, "ci sono dei punti ancora non chiarissimi e bisognerà analizzare la concreta applicazione della legge per capire se si tratta veramente di norme efficaci", dice Artuto Maresca, docente di diritto del lavoro all'Università la Sapienza di Roma . Secondo il professore, c'è infatti il rischio che, per colpire una minoranza di aziende disoneste, si finisca per imporre alla generalità delle imprese troppi adempimenti burocratici, dispendiosi di tempo.

Nello specifico, la riforma Fornero ribadisce innanzitutto il giusto divieto di licenziamento per le donne in gravidanza o che hanno un figlio piccolo, di età inferiore a 1 anno. Inoltre, viene notevolmente esteso l'obbligo di convalida amministrativa delle dimissioni presentate dai dipendenti: si tratta di una procedura attraverso la quale le lettere di licenziamento passano al vaglio degli ispettorati del lavoro, che possono poi  convocare il dipendente dimissionario, per verificare la sua reale intenzione di abbandonare il proprio posto.

Già oggi, l'obbligo di convalida è previsto per qualsiasi dipendente (maschio o femmina) con un figlio piccolo di età inferiore a un anno. Dopo l'approvazione della riforma, questa procedura verrà estesa a tutti i genitori con figli di età inferiore a 3 anni. Se non verranno rispettate queste regole, il licenziamento potrà essere considerato nullo  (anche se sulla carta risulta consensuale) .

La riforma Fornero, inoltre, prevede altri adempimenti per le dimissioni dei dipendenti che non hanno figli piccoli. Per attestare la reale volontà del lavoratore di abbandonare il proprio posto, l'azienda potrà seguire due procedure diverse. La prima consiste nel far convalidare comunque la lettera di dimissioni (anche quando non è obbligatorio per legge).

In alternativa, è prevista una nuova procedura telematica per comunicare alle autorità pubbliche la cessazione del rapporto di lavoro (anche se su questo punto il testo della riforma non è  ancora chiarirssimo). Già oggi (in base a una legge che risale al 1949) le aziende devono infatti comunicare le dimissioni di qualsiasi dipendente ai Centri per l'Impiego, che rilasciano contestaulmente un'apposita ricevuta. In futuro, le imprese potranno allegare a questa ricevuta anche una dichiarazione firmata delle parti (il lavoratore e l'azienda), che manifestano la propria reale volontà di sciogliere il rapporto.

Senza il completamento di questa procedura, o senza la convalida  presso l'ispettorato del lavoro, le dimissioni del dipendente possono dunque diventare inefficaci. Ed è proprio su questo punto, secondo Maresca, che rischiano di verificarsi numerosi intoppi.

È infatti probabile, a detta del professore, che un dipendente dimissionario non sia molto disponibile a portare a termine tutte queste noiose pratiche burocratiche, soprattutto quando il suo rapporto con l'azienda è ormai terminato (anche se in maniera consensuale). Il che, porta inevitabilmente a un risultato:  le imprese che si sono sempre comportate correttamente e non hanno mai fatto ricorso al malcostume delle dimissioni in bianco, rischiano di trovarsi ad affrontare nuovi grattacapi amministrativi.

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