Risparmi, se salta il banco

La bufera che ha investito il sistema bancario mondiale agita le paure degli italiani. Alle prese con listini in ribasso e mutui più cari, titoli di stato meno redditizi e obbligazioni inaffidabili. Ecco i suggerimenti degli esperti per proteggere i proprisoldi dalla peggiore crisi degli ultimi 70 anni. Guarda il VIDEO con il commento di Guido Fontanelli

Risparmi, se salta il banco Risparmi, se salta il banco

di Redazione

 

di Angelo Pergolini

Milano, Piazza Affari. Giuliano Cesareo, amministratore delegato della Meliorbanca asset management, non è un broker di primo pelo: in 30 anni di borsa, maneggiando azioni e patrimoni, ne ha viste tante. E di crac ne ha attraversati molti. Perciò non è il tipo che si lascia impressionare  quando i listini cadono in picchiata. «Ma questa volta» confessa «è una storia diversa. Perchè non era mai successo che la crisi arrivasse a mettere in discussione il cuore del sistema: le banche, la stabilità del sistema creditizio. Ed è questo fattore, più dei rovesci delle quotazioni che in borsa sono tutto sommato un fatto fisiologico come i rialzi, ad alimentare il panico. L’angoscia dei risparmiatori».

Londra, City. Marco Annunziata, capo economista dell’Unicredit, prima di parlare si schiarisce la voce e tira un bel respiro. Per nulla di sollievo.  Poi scandisce: «Alla City il pessimismo è esasperato. Perché un conto è vedere che sono sotto tiro delle investment bank, anche importanti. Altra cosa vedere che crolla la fiducia nei confronti di tutto il sistema bancario. Il pericolo allora, è che le banche incontrino difficoltà nella raccolta di liquidità, quella con cui alimentano le aziende, l’economia reale. E il rischio, alla fine, è che le follie di Wall Street le paghi anche chi in vita sua un titolo azionario non l’ha mai visto nemmeno da lontano».

La tempesta innescata nell’estate del 2007 dalla crisi dei mutui subprime, nell’arco di pochi giorni, non ha subito solo una straordinaria accelerazione. Ha cambiato pelle. Nata negli Usa ha attraversato l’Atlantico investendo l’area dell’euro. Dopo avere fatto strage di banche d’affari a Wall Street, ha cominciato a portare sull’orlo del collasso anche banche commerciali come la belga Fortis, scampata al default solo grazie all’intervento dei governi di Olanda, Belgio e Lussemburgo che l’hanno nazionalizzata in una notte per evitare il peggio. E in Italia l’Unicredit di Alessandro Profumo, dopo aver subito una impressionante serie di ondate di vendite e ribassi, sembra un pugile frastornato appeso alle corde del ring per non cadere.

Ma i rovesci dei listini, i probabili e violenti rimbalzi che forse seguiranno,  e il crollo di alcuni giganti del credito sono solo i segnali più vistosi ed eclatanti dello tsunami in cui sono immersi i mercati e l’economia. Ci sono altre spie, che al piccolo risparmiatore dicono nulla o quasi, ma che gli addetti ai lavori seguono con il fiato sospeso. Ad esempio l’andamento del mercato obbligazionario. All’asta di fine settembre dei titoli di Stato, l’offerta del Tesoro è stata di 16,5 miliardi. La richiesta ha raggiunto i 28 miliardi. Conseguenza: una limatura dei rendimenti (quello dei Bot trimestrali, uno dei più richiesti, si è fermato al 3,3 per cento). Tutto al contrario il mercato dei corporate bond, quelli emessi dalle aziende, che un operatore fotografa con un solo aggettivo: «Pietrificato». Per assoluta assenza di domanda. Risultato: le società incontrano sempre più difficoltà nel reperire capitali. E comunque li devono pagare sempre più cari, il che non potrà non avere effetti sugli utili previsti per il 2008 e verosimilmente anche su quelli dell’anno prossimo.

Poi c’è la spia più inquietante, quella che segnala la costante crescita dell’euribor, del prezzo cioè a cui le banche comprano o prestano capitali sul mercato interbancario. Non è questione che riguarda solo il mondo della grande finanza: l’euribor a tre mesi ha sforato il 5,23 per cento, il livello più alto da 13 anni a questa parte. Ed è questo il tasso a cui sono ancorati i mutui di 3,2 milioni di famiglie che speravano di avere messo i loro risparmi al riparo delle tempeste finanziarie investendo nel mattone.

Analisti ed economisti, banchieri e addetti ai lavori, che fino all’inizio dell’estate ripetevano «il peggio è alle spalle» oggi non si fanno più illusioni. La crisi sarà profonda e durerà a lungo. Così, per i risparmiatori si profila una sorta di via crucis. Il problema è evitare di finire sul Calvario. Insomma: come difendere il valore dei propri risparmi? Carlo Gentili, socio e cofondatore di Nextam, società indipendente (nel senso che non è legata ad alcun gruppo creditizio) di gestione del risparmio, non ha dubbi: «Siamo in una situazione pazzesca, micidiale. L’unica cosa da fare è stare liquidi, liquidi e basta». In alternativa, puntare su titoli di Stato a 12-18 mesi scegliendo quelli a tasso variabile per proteggersi da un possibile rialzo dei tassi, che scatterebbe quasi automaticamente se dovesse riaccendersi l’inflazione europea. Oppure, se si vuole guadagnare qualcosa in più, Gentili suggerisce di guardare alle obbligazioni bancarie non quotate. Rischio e rendimento sono sostanzialmente analoghi a quelli dei titoli quotati. Il vantaggio è che, non essendo appunto quotate, queste obbligazioni sono al riparo degli attacchi speculativi. E in tempi come questi non è poco.

Cesareo (Meliorbanca asset management) non vede che due alternative: «Se il risparmiatore ha comprato titoli buoni, non deve fare altro che stare fermo. Ovviamente se può permettersi di tenere congelato l’investimento per un periodo medio-lungo. Insomma qualche anno. Viceversa, se gli hanno riempito il portafoglio di schifezze o pensa di non poter sopportare la durata dell’investimento, deve fare solo una cosa: vendere tutto e subito, e comprare titoli di Stato a uno o due anni». A differenza di Gentili, Cesareo consiglia però Btp e Bund tedeschi a tasso fisso perchè, valuta, «anche se Jean-Claude Trichet recalcitra, la Bce sarà costretta a tagliare i tassi dell’euro, per evitare che l’economia europea vada in recessione».

«Star fuori da tutto, è tutto troppo pericoloso» dice il banchiere d’affari Giovanni Tamburi. E il suo, più che un suggerimento, pare un grido di dolore. «Al massimo» concede «titoli di Stato, e basta». Quanto alla liquidità «oggi ci sono conti correnti che remunerano bene i depositi, dal 4 al 5 per cento. Non è poco, e comunque in fasi come queste guai a non accontentarsi». Insomma: in tempi di guerra conviene indossare l’elmetto, preoccuparsi soprattutto di stare al riparo e non correre rischi.

Già.  Ma c’è anche chi osserva che oggi in borsa ci sono  azioni a prezzi di saldo: non potrebbe essere l’occasione buona per investire? Ai coraggiosi, chiamiamoli così, gli esperti interpellati da Panorama danno tre consigli. Primo: attenzione a non farsi abbagliare dal price/earning. Ovvero dal rapporto prezzo-utile per azione. Perchè i prezzi sono quelli di oggi, cioè stracciati;  gli utili invece sono quelli, assai alti, dello scorso anno. Alla fine del 2008 invece ben poche società riusciranno a centrare gli obiettivi prestabiliti. Secondo: il principale settore a cui guardare, se si decide di rischiare, è quello bancario. Perchè, dicono unanimi, una ripresa dei mercati non potrà cominciare che da qui. Altri comparti eccessivamente penalizzati sono  poi quello energetico e quello delle costruzioni.

Terzo: prima di buttarsi, fare un esame di coscienza. Se temete la volatilità dei mercati (l’ottovolante delle quotazioni) e avete anche un pallido dubbio sulla possibilità di sostenere l’investimento per il lungo periodo, da otto a 10 anni, dovete fare solo una cosa: lasciar perdere. E infine un consiglio extra: prima di comprare azioni in un momento come questo, mettetevi di fronte a uno specchio e ricordate  ad alta voce una celebre massima di John Kenneth Galbraith sul fondamentale ruolo delle borse: «Servono a separare il denaro dai cretini».

Come salvarsi in 4 mosse

Conto corrente Oggi ci sono sul mercato conti correnti che offrono dal 4 al 5 per cento di interesse sui depositi.

Bond brevi e variabili Le incertezze sull’andamento dei tassi rendono preferibile scegliere titoli a brevissima durata (1-3 mesi) oppure a 12-18 mesi con tasso variabile.

Obbligazioni non quotate Le obbligazioni bancarie non quotate offrono in media buoni rendimenti, basso rischio, e non sono soggette alla speculazione degli hedge fund.

Azioni di banche & energia Per chi vuole puntare sulla borsa con un’ottica di lungo periodo sono consigliabili questi settori: la domanda di petrolio resta forte, e una ripresa delle quotazioni comincerà dai titoli bancari.

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