INTERNET: LA BATTAGLIA DECISIVA
Tutti contro Google
27/2/2004
È diventato il sito più importante per navigare nel web. E ora che guadagna tanto e si prepara alla borsa, Microsoft, Yahoo e perfino Amazon hanno deciso di fargli la guerra. Con ogni mezzo.
Il primo direttore della grande biblioteca di Alessandria si chiamava Zenodoto ed era un uomo molto intelligente al quale tutti siamo debitori. Quando si presentò al lavoro il primo giorno dopo l'assunzione, all'incirca nel 300 a. C., si rese conto di avere 500 mila rotoli di papiri a disposizione ma di non sapere in che modo organizzarli. Si era scontrato con un'importante verità: puoi avere a tua disposizione più informazioni di qualunque altro essere umano della storia, ma non ti serviranno granché se non sei in grado di reperire il documento giusto quando ti serve. Zenodoto risolse il problema archiviando i rotoli in ordine alfabetico, una procedura che viene adottata ancora oggi.
Ognuno di noi ha accesso a più dati di qualunque altra persona che ci abbia preceduto, ma il problema è trovare quello che cerchiamo nel momento esatto in cui ne abbiamo bisogno. Data la mole di internet (le stime parlano di circa 500 miliardi di documenti e voci), non è impresa facile. I navigatori di internet svolgono in media 550 milioni di ricerche sul web al giorno e hanno creato così un mercato del valore di circa 2 miliardi di dollari che cresce del 35 per cento l'anno. Il leader di questo mercato è Google, ma i guadagni sono potenzialmente così elevati che la società americana deve ora affrontare la concorrenza di pezzi da novanta come Microsoft, Yahoo e Amazon.
Questo ricco settore è perciò alla vigilia di una guerra decisiva: internet sta diventando l'archivio di tutte le informazioni dell'umanità e chi conquisterà il controllo della ricerca avrà in mano le chiavi del regno della conoscenza.
Per ora ad aver vinto sono stati due studenti poco più che ventenni, diplomati a Stanford, di nome Sergey Brin e Larry Page. Nel 1998, Brin e Page inventarono un nuovo tipo di motore di ricerca che stabiliva l'importanza di una pagina web non in base alla semplice presenza di una parola chiave, bensì in base al numero e alla tipologia dei siti web linkati a quella pagina. Il loro metodo consentì di ottenere risultati di ricerca capaci di sbaragliare la concorrenza, tanto più che questi risultati venivano presentati in un formato semplice, veloce da visualizzare e senza fronzoli. Brin e Page chiamarono il loro motore di ricerca Google. «Il nome era simpatico, corto e abbastanza facile da scandire» ricorda Page. «Stiamo facendo grandi cose e googol, il termine matematico che indica la cifra 1 seguita da 100 zeri, è appunto un numero enorme».
Google è una macchina da soldi: quest'anno, secondo Safa Rashtchy, analista presso la Us Bancorp Piper Jaffray, avrà un utile del 30 per cento sui ricavi, che sono pari a circa un miliardo di dollari. Inoltre in questo momento il 32 per cento di tutte le ricerche in rete transita attraverso Google. E questa percentuale sale vertiginosamente al 70 per cento circa se si contano anche le ricerche tramite siti quali Aol, che ha in licenza la tecnologia di Google. Così si capisce perché Google si proponga di vendere le sue azioni al pubblico per un controvalore di 2 miliardi di dollari. Sarebbe la più colossale opa nel settore hi-tech mai avvenuta. Dopo la vendita, la società avrebbe un valore di 20 miliardi.
Eppure, la supremazia di Google è minacciata. Quando è nato la sua tecnologia era nettamente superiore a quella della concorrenza mentre oggi questo vantaggio tecnologico si è ridotto di molto. A settembre, per esempio, la società aveva catalogato un totale di 3,3 miliardi di pagine web, ma AlltheWeb le è alle calcagna, con 3,2 miliardi, mentre Inktomi ha raggiunto la quota, di tutto rispetto, di 3 miliardi (secondo le affermazioni di Page, nel frattempo Google ha già superato la quota di 4 miliardi di pagine). E poi, per quanto velocemente Google riesca a sfornare nuovi prodotti ingegnosi, come Google News e Froogle, i motori di ricerca per lo shopping, i concorrenti creano immediatamente dei cloni, come Msn Newsbot di Microsoft o Product Search di Yahoo.
È probabile che la Microsoft si riveli il principale grattacapo di Google perché ha dato prova di riuscire a entrare nei mercati redditizi più tardi degli altri e a imporsi.
Un altro nemico di Google è la Amazon che ha avviato un servizio, chiamato Search inside the book, le cui implicazioni sono sbalorditive. Amazon ha scannerizzato ogni singola pagina di 120 mila libri in un database che è a disposizione dei clienti online. Amazon ha reso accessibile sul web una mole considerevole di informazioni nuove e preziose. Ma il suo fondatore, Jeff Bezos, non è ancora soddisfatto. Dietro un velo di segretezza sta creando una società di ricerca a Palo Alto, in California, chiamata A9.com. «Tutto quello che posso dirvi è che stiamo lavorando ad alcuni progetti interessanti di cui per il momento non possiamo ancora parlare» afferma Bezos.
Nel frattempo, Yahoo, ex leader nel campo della ricerca, sta spendendo una fortuna per preparare la riscossa. A marzo ha comprato il motore di ricerca Inktomi e in ottobre ha inglobato Overture, specializzato nella ricerca a pagamento, che aveva comprato AltaVista e AlltheWeb. Il piano di Yahoo consiste nella fusione di tutte queste società in un unico, mostruoso motore di ricerca. Anche lui diretto avversario di Google.
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