| VIA LIBERA AL NUOVO MODELLO PREVIDENZIALE | ||
| Pensioni: la Camera approva | ||
| Nonostante l'ostruzionismo delle opposizioni, il provvedimento è stato approvato con 288 sì, 119 no. Che cosa cambia per i lavoratori con l'approvazione della riforma previdenziale su cui il governo aveva posto la fiducia | ||
| 28/7/2004 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001025998 | ||
| È legge il disegno di delega sulla riforma del sistema previdenziale italiano, i voti favorevoli sono stati 288 mentre 119 deputati hanno votato contro il provvedimento. L'Aula della Camera ha dato così il suo via libera in terza lettura alla riforma già approvata lo scorso 13 maggio dal Senato. Il Governo ha fatto ricorso per l'ennesima volta al voto di fiducia, un voto che ha occupato i parlamentari per ben sei ore, il tempo del duro ostruzionismo che le opposizioni hanno messo in atto. Ostruzionismo duro, ma anche "fantasioso" con il regolamento di Montecitorio declinato in tutte le sue possibili accezioni per ottenere anche quei tre minuti in più fondamentali a far innervosire la maggioranza, ma soprattutto a procrastinare i tempi del voto non solo sulle pensioni, ma soprattutto sulle riforme e il Dpef, provvedimenti che la Cdl è "costretta" ad approvare entro la pausa estiva dei lavori per evitare pesanti ripercussioni sui propri equilibri interni. In Aula, le opposizioni hanno messo in atto tutti gli artifici consentiti dal regolamento, per allungare i tempi della discussione. Santino Loddo della Margherita, ad esempio, ha fatto gli auguri al presidente Casini per la nascita della figlia Caterina. Ma, anche dopo che il governo ha incassato la fiducia, le opposizioni non hanno gettato la spugna, ma hanno messo in campo circa duecento ordini del giorno sul provvedimento e le successive dichiarazioni di voto. OSTRUZIONISMO TENACE Le interruzioni ai lavori sono continue, ogni passaggio è accompagnato da battibecchi, richiami al regolamento, critiche sui ritardi e sulle sospensioni, citazioni ironiche di grandi filosofi. Al momento delle dichiarazioni di voto parlano tutti gruppi dell'opposizione (con Ds, Sdi e Margherita che per una volta "derogano" dalla recente decisione di far parlare in dichiarazione di voto un unico deputato per tutti e tre i gruppi della lista unitaria) e per tutto il tempo possibile. Per avere la possibilità di intervenire in dichiarazione di voto sulla fiducia (cosa di solito non prevista), tutti i deputati delle opposizioni prendono la parola "in dissenso" con la dichiarazione fatta da chi ha parlato per il rispettivo gruppo. Nella maggior parte dei casi la dichiarazione è standard: «Prendo la parola per manifestare il mio dissenso rispetto al mio gruppo: io non voterò "no", ma non parteciperò proprio al voto in dissenso con l'ennesima mortificazione che questa maggioranza fa del Parlamento». APPLAUSI PROLUNGATI Ogni intervento è sottolineato da un lungo applauso per impedire al presidente di dare, agevolmente e in tempi rapidi, la parola a chi deve intervenire successivamente. Per guadagnare altro tempo, le opposizioni non rispondono alle prime due chiamate, aspettano che sia la sola maggioranza ad assicurare il numero legale. Una volta raggiunto il quorum i deputati del centrosinistra rispondono all'appello, cosa che avviene alla terza chiama. Vince la gara della forma di ostruzionismo più originale, però, un deputato che guadagna qualche secondo con un escamotage: «Mi scusi, presidente, non mi funziona il microfono...». LE RAGIONI DELL'OPPOSIZIONE Al giudizio negativo sul testo, l'opposizione aggiunge un'altra ragione di protesta: il tentativo di dissuadere l'esecutivo di incardinare alla Camera prima della pausa estiva il provvedimento sulle riforme istituzionali, acconsentendo alla categorica richiesta in questo senso della Lega. Il progetto del centrosinistra è chiaro: se le riforme non andranno a settembre l'ostruzionismo attuato sulle pensioni si ripeterà su ogni provvedimento in Aula, dalla sospensione anticipata del servizio di leva ai decreti sull'energia e sul prestito ponte all'Alitalia al Dpef che sarà varato domani dal Consiglio dei ministri, così da far slittare la chiusura di Montecitorio ben oltre la fine di luglio. SODDISFAZIONE DEL GOVERNO Il governo manifesta soddisfazione sia per aver incassato la fiducia sia perchè sta per portare a casa la riforma delle pensioni, uno dei punti cardine del suo programma. «È un voto molto ampio - dice il ministro del Welfare Roberto Maroni, che oggi non ha mai lasciato l'emiciclo di Montecitorio - che conferma la bontà della riforma e la condivisione da parte di tutta la maggioranza, senza esclusioni, del testo. Ora comincia il lavoro impegnativo di attuazione della delega» al quale l'esecutivo inviterà a partecipare le parti sociali. Dalla Lega, il partito di Maroni, arriva la conferma della fiducia, ma anche un ammonimento al governo sulle riforme. «La Lega - dice Dario Galli - conferma la fiducia al governo Berlusconi, ma pretendiamo che i patti vengano rispettati da tutti». «Siamo stati - sottolinea - sempre chiari, non abbiamo mai fatto rischiare la crisi al Paese e non abbiamo mai fatto prove tecniche del dopo-Berlusconi. Oggi apriamo una nuova linea di credito: il sacrificio che chiediamo ai cittadini non deve rimanere inutile». D'altra parte, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi difende la scelta di porre la fiducia sul provvedimento, "obbligata" per non "perdere tempo con l'ostruzionismo"; una fiducia che, secondo il vicepremier Gianfranco Fini, non sarebbe stata nè un blitz nè un colpo di mano. DILIBERTO: «PESSIMA CONTRORIFORMA» Di parere opposto, Oliviero Diliberto del Pdci parla di una «pessima controriforma, che espone i giovani di un'intera generazione al rischio di massacro sociale. Perchè i giovani di oggi non hanno la garanzia di una pensione quando saranno anziani». Diliberto attacca duramente la Casa delle libertà: «Non avete una maggioranza nel paese e questo è stato certificato dalle ultime elezioni amministrative ed Europee». Per il segretario dei Comunisti Italiani però, il centrodestra non avrebbe più nemmeno la maggioranza in Parlamento, visto che senza voti di fiducia ogni giorno viene battuto. Emilio Del Bono della Margherita ed Elena Emma Cordoni dei Ds criticano la decisione, giudicandola grave ed immotivata, del governo di apporre la fiducia. Per Rifondazione comunista parla Alfonso Gianni: «Questa è la tredicesima volta - ironizza - che negheremo la fiducia a questo governo e speriamo che questo numero gli porti sfortuna...» Per il momento Berlusconi sfoggia ottimismo (al quale invita anche le parti sociali) in attesa del varo del Dpef: ma certo il suo ridurre il problema della politica economica alle spigolosità caratteriali di Tremonti non è fatto per rasserenare il clima. Come avverte il centrosinistra con Rutelli e Fassino, infatti, il cattivo andamento dei conti pubblici potrebbe aprire in autunno una resa dei conti interna alla Cdl.
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