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Panorama   Archivio   Quanto può reggere l'arrocco di Fazio?

BANCHE ITALIANE, CAPITALI STRANIERI - IL GRAN GIOCO DELL'OPA

Quanto può reggere l'arrocco di Fazio?

Renzo Rosati  22/3/2005

L'Italia, con la sua grande massa di risparmio privato (la seconda al mondo), e un sistema bancario ancora frazionato e protetto è per gli stranieri un boccone troppo appetibile. E il Governatore, stavolta, è da solo in campo, senza aiuti politici. Punterà al pareggio: via libera alla conquista della Antonveneta, difesa della Bnl?

La doppia offerta di acquisto per la Bnl e la Banca Antonveneta lanciata rispettivamente dalla spagnola Bbva e dalla olandese Abn Amro giunge, per coincidenza o per studiata scelta dei tempi, mentre il governo italiano brinda per l'allentamento dei vincoli del patto di stabilità europeo.
Ciò vuol dire che il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, sarà più solo nel predisporre eventuali contromosse.

TROPPI FRONTI APERTI
Fazio si è riservato una settimana di tempo per dare una risposta ai due colossi del credito d'oltralpe; ma è difficile che l'esecutivo e la maggioranza in questa partita siano convintamente al suo fianco come lo erano stati, all'inizio dell'anno, quando si è trattato di votare i poteri del numero uno di via Nazionale.
Non si può essere impegnati su troppi fronti a Bruxelles, e Silvio Berlusconi e alleati hanno già ottenuto un notevole risultato nella Commissione dalla riscrittura dei vincoli sul deficit e sul debito pubblico; altri negoziati li attendono in sede di Ecofin e di Consiglio d'Europa, gli organismi dei ministri dell'Economia e dei capi di governo.
Ma non solo.
I due commissari che hanno avallato i tentativi di scalata della Abn Amro e della Bbva sono Neelie Kroges, titolare della Concorrenza, e Charlie McCreevy, responsabile del Mercato, carica che con la passata commissione era di Mario Monti.

FAZIO NEL MIRINO
Quest'ultimo ha da tempo messo Fazio nel mirino: a gennaio chiese chiarimenti sull'accordo fra governo di Roma e Banca d'Italia a proposito delle "manovre in corso" per bloccare l'ingresso degli istituti di credito comunitari in Italia.
Governo, maggioranza e anche opposizione risposero rafforzando i poteri di Fazio, e sottoscrivendo una sorta di accordo volto appunto a difendere l'italianità delle banche. Oggi Mc Creevy precisa che qualunque sia la risposta di Fazio al termine della settimana, essa dovrà essere valutata secondo le norme dell'Antitrust europeo.
E ricorda il precedente del 1999, quando il suo predecessore Monti portò il governo portoghese davanti alla Corte di giustizia dell'Ue con l'accusa di aver bloccato del Banco lusitano da parte della spagnola Santander.

Ciò non significa che Fazio non possa organizzare delle contromosse.
E' però arduo immaginare che esse possano essere centrate esclusivamente dul principio della italianità delle banche.

CONTROMOSSE
Il governatore ha sempre sostenuto che nel nostro modello economico, basato su piccole e medie imprese, solo questa italianità può garantire la necessaria conoscenza del sistema industriale e il flusso di credito.
Ma piccoli e medi imprenditori si lamentano esattamente del contrario: la banche nazionali finanziano in prevalenza, e spesso in perdita, grandi gruppi come Fiat, Telecom, Benetton, Edison, perino Lucchini prima che passasse in mani russe, riservando agli altri le briciole e alti tassi d'interesse.
Quanto ai privati cittadini, la questione potrebbe lasciarli indifferenti: nonostante qualche progresso, l'efficienza allo sportello delle banche è ancora una chimera, mentre spese occulte e commissioni continuano ad aumentare.

Gli unici passi avanti sono stati compiuti nel settore dei mutui, guarda caso quando si sono affacciati in Italia gli istituti stranieri, in particolare quelli inglesi.
Non ci sono molti strumenti teorici o pratici da opporre alle due scalate, tranne uno: radunare qualche imprenditore particolarmente liquido per organizzare eventuali controscalate.
Escluso che queste forze possano essere trovate in altre banche, che hanno a loro volta come azionisti di maggioranza degli stranieri, bisognerebbe convincere i Caltagirone, i Benetton, i Della Valle, i Ligresti, e altri ancora, a difendere l'italianità di Bnl e Antonveneta.

Nella prima si sta in effetti tentando di organizzare una difesa con Unipol, Caltagirone e Monte dei Paschi; mentre nella Antonveneta alcuni azionisti (tra i quali Ennio Doris, Chicco Gnutti e Paolo Sinigaglia) affermano che non consegnarenno le loro azioni agli olandesi.
Ma l'impresa è ardua, visto che questi gruppi, finora, hanno preferito a loro volta farsi la guerra a base di minime percentuali azionarie per il controllo di centri finanziari che vanno dalla Rcs fino, appunto, alla Bnl.

ITALIA BOCCONE PREGIATO
Il fatto è che l'Italia, con la sua grande massa di risparmio privato (la seconda al mondo), e un sistema bancario ancora frazionato e protetto (dove per altro c'è molto da migliorare in termini di efficienza) è per gli stranieri un boccone troppo appetibile.
Anche per questo le banche d'affari, compresa la Goldman Sachs guidata dall'italiano Mario Draghi, appoggiano la Bbva e la Abn Amro.
Forse anche per questo molti prevedono un pareggio: via libera alla conquista della Antonveneta, difesa della Bnl. Ma la resa dei conti sarà solo rinviata.

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