CONCORRENZA: LA DENUNCIA DI OCSE E ANTITRUST
Ecco chi frena
Guido Fontanelli 27/5/2005
Un paese a crescita zero. Con le imprese che combattono una guerra fino all'ultimo euro per sopravvivere sui mercati internazionali. E con interi settori che, al riparo della competizione, scaricano sulle aziende costi alti e servizi scadenti. Dalle banche all'energia, dal commercio agli ordini professionali, il catalogo dell'Italia protetta.
La locomotiva è ferma. Lo dicono le statistiche dell'Istat, lo ribadisce l'ultimo rapporto dell'Ocse sull'Italia. Rischiamo un 2005 a crescita zero, un eufemismo per dire che l'economia è imballata, non si schioda. Il problema è che il resto dell'Europa, invece, cammina. Perché questa anomalia?
Le ragioni sono tante ma una è tipicamente italiana, come la pizza: poca concorrenza nei servizi. Mentre l'industria esportatrice si confronta in prima linea con un mercato sempre più agguerrito, dalle retrovie arrivano servizi cari e non sempre di qualità, forniti da aziende protette dalla concorrenza, come spiega questa inchiesta. E pensare che, dice l'Ocse, se si liberalizzassero questi settori l'occupazione crescerebbe del 3 per cento. Ma chi ha coraggio di smontare i mercati protetti? Dal 1990 l'Antitrust ha inviato quasi 300 segnalazioni. Nella maggior parte dei casi Parlamento e governo le hanno ignorate.
BANCHE
Il Problema
Se le imprese italiane fanno fatica a crescere, una delle ragioni è che hanno pochi capitali. E perché hanno pochi capitali? Perché finanziarsi è molto caro. Colpa di un sistema bancario poco competitivo e poco efficiente, che scarica sui clienti (persone e aziende) i costi di organici sovraddimensionati e che blocca l'ingresso di nuovi concorrenti.
I difensori del sistema sostengono che in Italia ci sono tante banche e che quindi la competizione è assicurata. In realtà, l'esistenza di tante piccole banche, spesso legate tramite intrecci finanziari, rivela quanto questo settore sia rimasto protetto dalla concorrenza, in una sorta di sonnolento oligopolio.
La soluzione
Aprire il mercato anche alla concorrenza internazionale. Imporre alle banche maggiore trasparenza. E rivedere il sistema delle fondazioni bancarie, in modo da rendere più contendibili le proprietà delle aziende di credito italiane quotate in borsa. (Continua)COMMERCIO
Il Problema
Sui consumatori, e sulla loro capacità di spesa, grava un sistema distributivo che privilegia i piccoli commercianti e penalizza i grandi supermercati. E poiché tra il produttore e il piccolo negoziante ci sono troppi intermediari, i prezzi sono più alti rispetto ai paesi dove si è affermata la grande distribuzione con le sue potenti centrali di acquisto. Non solo: aver frenato lo sviluppo dei supermercati ha impedito all'Italia di avere proprie grandi catene che potessero espandersi all'estero e aiutare così le aziende del made in Italy ad avere nuovi mercati di sbocco.
La soluzione
Realizzare pienamente la riforma del commercio, liberalizzando il mercato anche nelle regioni che finora hanno ostacolato l'apertura di nuovi supermercati. Magari offrendo incentivi per compensare l'eventuale riduzione di posti di lavoro.
ENERGIA
Il Problema
Come sottolinea il Nus, un ente specializzato nella consulenza sulle tariffe, l'Italia «possiede il mercato elettrico più caro del mondo». Il che non è dovuto soltanto alla mancanza di energia nucleare, ma anche a un'incompleta liberalizzazione del mercato: all'Enel è stato imposto di scendere sotto il 50 per cento della produzione di elettricità e di cedere la gestione della rete di trasmissione nazionale, ma l'ex monopolista ha ancora la nuda proprietà di quest'ultima e ciò, come ricorda l'Antitrust, «ha impedito al gestore della rete nazionale piena autonomia nelle decisioni di investimento in nuova capacità». In parole povere, un collo di bottiglia per potenziali concorrenti, meno offerta e prezzi più alti per le aziende e per le famiglie. Problema analogo (rete e servizi che fanno capo alla stessa società) lo ritroviamo nelle municipalizzate.
Anche la nascita della borsa elettrica, che avrebbe dovuto garantire un ribasso dei prezzi per le azienze clienti, si è rivelata un mezzo fallimento, tanto è vero che sempre l'Antitrust ha avviato il 6 aprile scorso un'istruttoria: il sospetto è che il livello particolarmente alto dei prezzi «dipenda da diffusi comportamenti restrittivi da parte dell'operatore dominante», cioè l'Enel. (Continua)La soluzione
Separare a livello proprietario la rete di trasmissione dell'elettricità dall'Enel, non lasciandole, come ha previsto il governo, neppure una quota del 20 per cento: quota «che potrebbe risultare di controllo in una società a capitale diffuso», nel caso in cui la rete di trasmissione venisse privatizzata.
FERROVIE
Il Problema
Servizi inefficienti, ritardi, pendolari imbufaliti, merci che viaggiano ancora in gran parte su camion. Il sistema ferroviario italiano rappresenta uno dei classici freni allo sviluppo che andrebbero sbloccati. E per la verità qualcosa è stato fatto: le ferrovie sono state riorganizzate in due società, la Rfi che controlla e gestisce la rete, le stazioni e la manutenzione, la Trenitalia che si occupa del servizio di trasporto passeggeri e delle merci. Inoltre, recependo le direttive europee, il mercato è teoricamente aperto alla concorrenza. Peccato che di concorrenti sulle rotaie italiane per ora non se ne vedano. Un po' per i problemi tecnici (ciascun paese europeo usa un voltaggio diverso dagli altri, le segnaletiche sono in lingua locale), un po' perché le ferrovie locali collaborano poco volentieri con un potenziale competitore.
Due anni fa la Commissione europea dovette intervenire contro le ferrovie italiane che impedivano l'ingresso di un piccolo operatore tedesco sulla tratta Milano-Domodossola.
La soluzione
Anche nel settore ferroviario è fondamentale che rete e servizio appartengano a due gruppi diversi. Il modello ideale? Quello svedese, dove la rete è pubblica e le singole tratte sono affittate a differenti società ferroviarie.
GAS
Il Problema
Come sottolinea il Nus, il mercato del gas è completamente liberalizzato e quindi accessibile a tutte le utenze (comprese quelle domestiche), ma di fatto non tutti i consumatori ne hanno usufruito. Il mercato libero infatti è in prevalenza composto da clienti industriali, mentre le piccole utenze e il settore domestico sono stati ritenuti poco appetibili in quanto i prezzi applicabili (controllati dall'Autorità) non consentono margini significativi per i concorrenti del gruppo Eni. (Continua)Per arrivare a un vero mercato liberalizzato sarebbe necessario aumentare l'offerta di gas attraverso un ventaglio di operatori che possano disporre autonomamente della materia prima tramite importazione diretta o grazie ad accordi con l'Eni. E qui tutto si blocca: l'Eni controlla i gasdotti nazionali e le infrastrutture di trasporto internazionali utilizzate per l'importazione del gas, in gran parte saturate dai suoi contratti a lungo termine. Già nel 2002 l'Antitrust aveva concluso un procedimento di abuso di posizione dominante nei confronti dell'Eni, e nel 2004 ne ha concluso un altro per inottemperanza con multa da 4,5 milioni.
La soluzione
Un'indagine conoscitiva condotta dall'Antitrust e dall'Autorità per l'energia ha individuato alcuni interventi per aumentare la concorrenza nel gas e far così diminuire la bolletta a carico delle industrie e delle famiglie: l'Eni dovrebbe trasferire ad altri operatori i contratti di approvvigionamento a lungo termine e dovrebbe potenziare i gasdotti internazionali. Inoltre dovrebbe cedere ai privati la società che gestisce la rete, cioè la Snam Rete gas, come suggerisce anche l'Ocse nel suo ultimo rapporto sullo stato di salute dell'Italia.
TELECOMUNICAZIONI
Il Problema
Sensibile riduzione dei prezzi, nuovi servizi, nuovi posti di lavoro: il settore della telefonia è la prova concreta di quanti vantaggi porta la concorrenza. Con riduzioni delle tariffe nell'ordine del 20 per cento da un anno all'altro nelle chiamate locali e nazionali, l'Italia ha oggi tra le tariffe più basse del mondo. Resta invece nella media nelle internazionali e nel canone. L'arrivo di Infostrada-Wind, Tele2, Fastweb ha stimolato infatti la Telecom Italia nella corsa a nuovi servizi e alla riduzione dei prezzi.
Tuttavia, c'è ancora molto da fare. Nel settore della telefonia fissa la Telecom Italia continua, secondo l'Antitrust, a esercitare abusi in particolare grazie al mantenimento di una posizione di monopolio nel collegamento finale al consumatore, il famoso «ultimo miglio». (Continua)Inoltre la Telecom ha offerto in alcuni casi alla propria clientela business condizioni economiche che i concorrenti non potevano proporre proprio per colpa dei costi eccessivi di accesso alla rete dell'operatore dominante. C'è qualche problema anche nella telefonia mobile, dove si sta creando una sorta di duopolio tra i giganti Tim e Vodafone.
La soluzione
Fare come in Gran Bretagna, dove è stata introdotta una separazione funzionale tra la rete e i servizi all'interno della British Telecom. Nella telefonia mobile, l'Autorità per le comunicazioni dovrebbe anticipare l'apertura del mercato agli «operatori virtuali», che affittano le reti esistenti.
TRASPORTO AEREO
Il Problema
Anche in questo settore l'avvento della concorrenza ha prodotto effetti molto benefici, soprattutto per le tasche dei viaggiatori. E questo è avvenuto in un momento molto difficile per il trasporto aereo, colpito dalla crisi dell'11 settembre e dall'avvento delle compagnie low cost. Ciononostante, su molte rotte nazionali c'è ancora poca competizione: secondo un'indagine condotta dall'Antitrust, nel 2003 il 65 per cento dei collegamenti era ancora gestito da un'unica compagnia; molti altri erano garantiti da un duopolio. «In questi casi» sottolinea l'autorità garante della concorrenza «il prezzo non ha subito modifiche sostanziali» e addirittura è più elevato di quello praticato per collegamenti internazionali di lungo raggio.
Altro punto dolente riguarda la tariffa, complicatissima e poco trasparente: i passeggeri fanno fatica a individuare l'offerta più conveniente nel bombardamento di messaggi pubblicitari dove viene presentata la tariffa netta e nascosti i vari supplementi.
La soluzione
L'Antitrust si sta muovendo su vari fronti per eliminare questi ostacoli alla concorrenza: ridurre l'opacità delle tariffe; stimolare la competizione anche nei mercati contigui al trasporto aereo, come i servizi aeroportuali; valutare le operazioni di concentrazione e di cooperazione tra compagnie verificando che esse non limitino la concorrenza e che non si traducano in un aumento del costo dei biglietti.





