COMPUTER E SOCIETÀ - I SEGRETI DEL CESTINO
Quando l'hard disk non perde la memoria
Guido Castellano 19/4/2006
I documenti cancellati possono essere recuperati quasi sempre. Dalle forze dell'ordine o da esperti. Ma se c'è un forno a microonde...
«Se entrando dal commercialista, notate un forno a microonde, potrebbe servire non solo per scaldare il pranzo degli impiegati, ma per cancellare rapidamente il contenuto degli hard disk in caso di perquisizione delle forze dell'ordine» racconta a Panorama il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Gat-Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza.
«Friggere il disco rigido del computer dentro questo elettrodomestico, come ha insegnato il film The Core, è una delle ultime mode per cancellare documenti compromettenti, anche se è una pratica pericolosa (può esplodere e quindi non fatelo) e non definitiva.
Nonostante la cottura, i nostri tecnici riescono comunque a recuperare parte delle informazioni».
Cancellare la memoria di un computer è una delle cose più difficili. Lo hanno scoperto dal padre del piccolo Tommy, che aveva buttato nel cestino del pc certe immagini pedopornografiche, all'ex patron della Parmalat Calisto Tanzi, i cui collaboratori avevano provato a rompere gli hard disk a martellate. Tutto inutile.
Le informazioni compromettenti sono saltate fuori con un clic.
In un'epoca in cui tutto è digitale, dalle immagini ai testi, passando per musica e video, la paura più grande è quella di perdere tutto.
A chi non è mai successo di avere il computer in panne? Le pulsazioni accelerano e il pensiero corre all'ultima volta che si era digitato «salva», o fatto una copia. Si teme che in pochi secondi possano svanire il primo vagito del figlio, le foto del matrimonio, ma anche l'intera anagrafe clienti, la contabilità di un'azienda, un libro... Ci sono i maldestri che trascinano nel cestino documenti importanti e i mariuoli che ce li buttano perché hanno la Guardia di finanza alla porta.
«Per fortuna, con strumenti speciali è possibile recuperare i dati persino se l'hard disk viene formattato otto volte consecutive» continua Rapetto.
Per capire: è un po' come se si riuscissero a vedere le immagini di un quadro su cui si sono date otto mani di colore una sopra l'altra.
Quella che per i furbetti del digitale è una minaccia è invece una buona notizia per tutti coloro che credono di avere perso un ricordo fatto di bit.
Per questo gli esperti di «data recovery» sono tra i più richiesti del momento. Digitare su Google per credere.
Di solito vengono chiamati quando il pc è dato per spacciato, magari perché è caduto nell'acqua o è rimasto ore in auto sotto il sole.
Un po' informatici, un po' detective, recuperano le informazioni della memoria con una specie di autopsia.
Ma come fanno? «Se il meccanismo non è danneggiato ma sono stati cancellati documenti per sbaglio, basta un'operazione informatica» spiega Paolo Salin, country manager dell'americana Kroll Ontrack, che tra l'altro si è occupata, su ordine della magistratura, del recupero dati dai computer della Parmalat in occasione del crac finanziario.
«Quando si ordina al pc di cancellare un file e svuotare il cestino, il disco rigido non viene ripulito da quei dati, ma il sistema dimentica dove sono e considera quello spazio sul disco magnetico disponibile per scriverci sopra altre cose» prosegue Salin.
«Però possono passare mesi prima che il computer utilizzi di nuovo lo stesso spazio» continua l'esperto. «Intanto i dati sono lì e possono essere recuperati».
Perfino se l'hard disk è rotto alcune parti possono essere intatte e leggibili. «In questo caso il computer viene portato in una stanza sigillata con pochissima polvere, meno di 100 particelle per pollice cubico (la polvere può graffiare il disco, cancellando definitivamente i dati).
Qui i nostri tecnici» continua Salin «grazie a uno strumento magnetico copiano a mano i dati su un altro supporto, per esempio un cd rom».
Un'operazione di recupero può costare da 500 a centinaia di migliaia di euro, a seconda delle situazioni (aziende o privati) e del tipo di computer.





