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MANAGER - MAXILIQUIDAZIONE PER IL PRESIDENTE DELLE FERROVIE

Chi trova un trenino trova un tesoro

Daniele Martini  10/7/2006

Elio Catania lascerà l'azienda con 9 milioni di euro di buonuscita: 1 milione ogni 144 del deficit stellare. Il precedente di Cimoli che ne aveva ottenuti 6,7.

Come nell'ottocentesco «mondo alla rovescia» anche alle Ferrovie più le cose vanno male, più guadagnano i dirigenti.
Sembrava insuperabile il record di Giancarlo Cimoli, che nella primavera di due anni fa, a coronamento di una stagione non brillantissima da presidente e amministratore delegato, fu invitato a farsi da parte con una liquidazione di 6,7 milioni di euro.
E invece anche quel tetto sta per essere sfondato: il successore di Cimoli, Elio Catania, dopo aver dichiarato qualche mese fa l'esistenza di un deficit stellare, pari a 1 miliardo 300 milioni (in realtà a fine anno saranno 1 miliardo e 800), per lasciare la poltrona nel palazzo umbertino di piazza della Croce Rossa a Roma ora chiede una buonuscita di circa 9 milioni, 1 milione di liquidazione ogni 144 di passivo.

Quando al ministero dei Trasporti guidato da Luigi Bianchi l'hanno saputo sono impalliditi, ma difficilmente potranno sottrarsi al pagamento perché l'entità della liquidazione è prevista da una delle clausole del minuzioso contratto negoziato due anni fa da Catania con l'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Sessant'anni di cui più della metà passati negli uffici di dirigenza della Ibm fino a diventare responsabile della filiale italiana, ingegnere elettronico, candidato al ministero degli Esteri ai tempi in cui si dimise Renato Ruggiero, Catania passa per essere uno dei manager italiani più brillanti e preparati.

Per convincerlo a lasciare la multinazionale dei computer e salire sulla traballante azienda dei treni con il compito di rilanciare il servizio, il governo precedente e personalmente Silvio Berlusconi lo sottoposero a un pressing discreto, ma convinto, allettandolo con una retribuzione a cui sarebbe stato difficile per chiunque dire no (si parla di quasi 2 milioni e mezzo di euro all'anno) e clausole di garanzia blindate in caso di interruzione del rapporto di lavoro prima della scadenza concordata.

A giudizio dei nuovi rappresentanti dell'azionista pubblico, cioè del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e di quello dei Trasporti, i risultati ottenuti da Catania nella gestione delle Fs sarebbero inferiori alle aspettative e quindi hanno deciso di sostituirlo. Padoa-Schioppa ha già informalmente annunciato all'ex manager Ibm le intenzioni del governo e per l'avvicendamento è solo questione di giorni, probabilmente avverrà in contemporanea con la presentazione da parte dell'esecutivo del Dpef, Documento di programmazione economica e finanziaria.

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Il ministro dei Trasporti Luigi Bianchi (a sinistra). A fianco, Giancarlo Cimoli

Anche all'interno delle Ferrovie, però, sono molte le voci critiche nei confronti della gestione Catania, dai sindacati a una parte del consiglio di amministrazione, per arrivare ai suoi collaboratori più stretti. Il rimprovero che gli viene mosso con più insistenza è di non aver saputo o voluto difendere con maggiore convinzione gli interessi dell'azienda nei confronti dell'azionista pubblico.
Buona parte del deficit monstre di quest'anno, a cui va aggiunta la vistosa mancanza di risorse a sostegno degli investimenti già programmati, è infatti il risultato del mancato adeguamento delle tariffe ferroviarie, ritenute inferiori del 40 per cento rispetto alla media europea. A Catania viene imputata proprio un'eccessiva arrendevolezza nei confronti del governo, contrario per motivi di opportunità politica all'aumento del prezzo dei biglietti a ridosso di una campagna elettorale che si preannunciava durissima.

Il candidato più accreditato per la successione è Mauro Moretti, ingegnere ferroviario e ferroviere da una vita, amministratore della Rfi, la società di gestione della rete, ex sindacalista Cgil in gioventù e grande conoscitore delle vistose debolezze, ma anche delle potenzialità, dell'azienda dei treni.
Non è ancora sicuro che il governo intenda affiancarlo con un presidente privo di deleghe o con deleghe limitate e il nome che circola nei corridoi del ministero dei Trasporti è quello di Paolo Baratta, responsabile dei Lavori pubblici dieci anni fa, ai tempi del governo di Lamberto Dini, e oggi consigliere di Telecom ed Edizione holding della famiglia Benetton.

La superliquidazione di Catania è quindi l'ultimo scalino prima dell'avvio della nuova fase. La cifra in ballo fa dimenticare quella concessa a Cimoli e da molti giudicata eccessiva, al punto che il caso è stato sottoposto a suo tempo da alcuni consiglieri di amministrazione Fs alla valutazione dei magistrati della Corte dei conti. In pratica Cimoli ottenne due buonuscite nel giro di un paio d'anni dallo stesso datore di lavoro, il ministero dell'Economia.
La prima la riscosse nel 2002 quando decise di andare in pensione interrompendo quindi il rapporto di lavoro dipendente, la seconda a metà del 2004, quando il governo ritenne opportuno sostituirlo per affidargli la guida dell'Alitalia, altra azienda pubblica malandata e bisognosa di cure speciali.

Dopo un po' di tempo si scoprì con stupore che in quel breve lasso di tempo in cui era rimasto alla direzione delle Fs non da dipendente Cimoli aveva ottenuto un contratto di consulenza particolarmente vantaggioso con clausole che gli hanno consentito di spuntare una buonuscita finale ritenuta fino a oggi ineguagliabile, almeno nel settore delle aziende di Stato. Più alcuni benefit super come l'uso di due case, una ufficiale di servizio e una approntata per «esigenze di sicurezza» dalla divisione di protezione aziendale.


BUCO SUI BINARI
I numeri delle Ferrovie
- 1 miliardo 300 milioni di euro il deficit nel 2006
- 500 milioni di passeggeri all'anno
- 6,8 miliardi di euro di fatturato
- 16 mila chilometri di rotaie
- Circa 90 mila dipendenti

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