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Panorama   Archivio   Cinquantenni, vi salveremo noi

LAVORO - I PROGETTI DEL GOVERNO E DELLA MAGGIORANZA MENTRE CRESCE LA PROTESTA DEI PRECARI

Cinquantenni, vi salveremo noi

Stefano Caviglia  16/11/2006

Damiano e Treu annunciano: della legge Biagi saranno rafforzati solo contratti a termine, part-time e apprendistato. Mentre un nuovo incentivo andrà a chi assume gli «anziani» espulsi dal mercato

Ci sono le donne, che sperano di trovare un parttime regolare come si vorrebbe vincere un ternoal lotto, e quando hanno il primo figlio sono costrette a fare acrobazie fra lavoro e famiglia. Ci sono i giovani precari, su cui si concentrano tutti i riflettori,
specie dal 4 novembre, quando sono scesi in piazza a Roma, scatenando scontri diretti all'interno del governo. Ma c'è anche un'altra grande categoria che soffre le conseguenze di un mercato del lavoro arretrato com'è quello italiano: i cinquantenni che perdono il posto e in molti, troppi casi non riescono a risalire in corsa sul treno del lavoro.
Sulla loro situazione e su quella di tutti i precari il ministro del Lavoro Cesare Damiano e il presidente della commissione Lavoro del Senato (nonché ex ministro del Lavoro), Tiziano Treu, richiamano l'attenzione della comunità economica. Lo fanno con un appello e un'iniziativa concreta, entrambi annunciati a Economy in un'intervista esclusiva alla vigilia della loro partecipazione alla tavola rotonda organizzata dall'associazione dei responsabili del personale Hr Community, che ha messo a confronto il governo con gli amministratori delegati e capi del personale delle più importanti imprese italiane.

«Bisogna cambiare la testa delle imprese, troppo spesso convinte che un lavoratore a 50 anni sia "da buttare"» dice Treu, mentre il ministro Damiano anticipa il provvedimento che sta preparando in vista della riforma degli ammortizzatori sociali: una «dote» assegnata agli ultracinquantenni espulsi dal mercato del lavoro, da mettere a disposizione delle aziende che daranno loro una chance per rientrare in gioco.
Perché tanta premura? Perché i cinquantenni rappresentano l'handicap più grave che ci allontana dai Paesi con un mercato del lavoro efficiente. Basta guardare al livello del tasso di occupazione (o di attività), che è cosa assai diversa dal tasso di disoccupazione.
Mentre il secondo indicatore conteggia quanti cercano lavoro e non lo trovano (ed è più o meno in linea con quello del resto d'Europa, al 7,7%), il primo tiene conto anche di chi il lavoro non lo cerca più, o si accontenta di svolgerlo in nero. Ed è qui che arrivano i guai. In Italia gli attivi sono 22 milioni e mezzo, pari al 57,5% della popolazione, contro il 71,7% della Gran Bretagna, il 65,4% della Germania, il 63,1 della Francia. E la forbice è molto più ampia per i lavoratori «anziani», quelli fra 55 e 64 anni. Solo il 31,4% è al lavoro in Italia, contro il 42,5% della media europea, mentre in Svezia sono al 69,4%.

E che cosa farà il governo contro questi squilibri?
DAMIANO: Anzitutto la manovra sul cuneo fiscale, che andrà pienamente a regime nel 2007, con una diminuzione di tre punti del costo del lavoro, e avrà conseguenze importanti su tutto il precariato. I 6 miliardi che porteremo al sistema delle imprese sono collegati al rapporto di lavoro a tempo indeterminato e questo stimolerà l'occupazione nelle fasce più svantaggiate. Ma interverremo anche in molti altri modi per ridurre il lavoro precario. Le nostre previsioni dicono che nel 2006 ci sarà una prevalenza del lavoro non standard, cioè flessibile o precario, nelle nuove assunzioni. Il nostro obiettivo, con il cuneo fiscale e il fondo di stabilizzazione, è di riportare nel prossimo anno l'asticella del lavoro a tempo indeterminato sopra
il 50%. E penso che ci riusciremo.
TREU: È una linea scritta chiaramente nel programma del governo, che seguiremo fedelmente. In Parlamento non ripeteremo il diluvio di norme che ha prodotto la legislazione, farraginosa e sovrabbondante, oggi in vigore. Bisogna semplificare. I tipi di contratto che usano le imprese sono fondamentalmente tre: contratto a termine, part-time e apprendistato. Gli altri sono solo un elemento di confusione.

Non sarebbe meglio concentrarsi sugli incentivi per le imprese che assumono lavoratori nelle categorie più svantaggiate?
DAMIANO: In Finanziaria ce ne sono già. Ci sono gli incentivi per passare dal lavoro a progetto al lavoro subordinato e c'è lo sconto che si aggiunge al cuneo fiscale per le nuove assunzioni di donne nel Mezzogiorno. Faremo la stessa cosa per gli over 50, un'area cruciale per far crescere il livello di occupazione. Stiamo lavorando a una misura da inserire nella riforma degli ammortizzatori sociali che prevede di assegnare una dote personale a questi lavoratori per aiutarli a rientrare in gioco.

Un provvedimento ad hoc per gli ultracinquantenni che perdono il lavoro?
DAMIANO: Esatto. L'impresa che consente a un ultracinquantenne di rientrare nel circuito del lavoro avrà vantaggi concreti, sotto forma di sgravi fiscali o altro. Un'altra novità importante per questi lavoratori la stiamo introducendo già in Finanziaria, con un emendamento sul part-time misto a pensione che può scattare se l'azienda assume contemporaneamente un giovane per l'altra metà del lavoro.
TREU: Ci vogliono gli incentivi, ci vuole il part time, come dice il ministro, ma per quanto riguarda gli «over 50» c'è anche bisogno di una nuova mentalità. Bisogna cambiare la testa sia dei lavoratori che delle imprese, molte delle quali sono rimaste ferme a mezzo secolo fa, quando il cinquantenne era considerato da buttare. Ma oggi è cambiata la vita, ed è cambiato anche il lavoro, che non è più solo la fonderia o l'edilizia, ma un'attività che richiede esperienza, cura, attenzione. Caratteristiche che rendono ben più facile e anche opportuno valorizzare i cinquantenni. È una sfida per i direttori del personale. Ora che si vive fino a 90 anni che cosa facciamo, li teniamo nelle aziende a non far niente oppure gli paghiamo per quarant'anni la pensione? Non esiste!


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C'è chi sostiene che per aumentare l'occupazione, in tutte le fasce, adesso c'è bisogno soprattutto di maggiore flessibilità.
DAMIANO: Noi non neghiamo la buona flessibilità, perché in epoca di globalizzazione l'impresa deve poter intervenire rapidamente per cogliere le opportunità del mercato…

Però avete dichiarato guerra senza quartiere alla legge Biagi. Non c'è stata una drammatizzazione eccessiva dei suoi effetti sul mercato del lavoro?
DAMIANO: Concentrare l'attenzione sulla legge Biagi è riduttivo, sia perché, come dimostrano i dati di Confindustria e delle parti sociali, non ha avuto grande incidenza nella realtà, sia perché, prima della legge 30, il precedente governo ha messo in campo numerose modifiche del mercato del lavoro. La cambieremo, questo è sicuro. Alcune forme più precarizzanti, come il job-calling, che per altro è inerte, saranno cancellate. Ma quel che ci interessa è dare un segnale culturale e politico di discontinuità. Le imprese non scommettano sul costo del lavoro basso e sul massimo di precarietà, ma sulla qualità della risorsa umana e sull'idea di fidelizzare i dipendenti. Quando una persona la provi per due, tre, quattro anni, di quella persona sai tutto. Se ti serve vuol dire che la tieni, la paghi e le prometti un minimo di carriera.
TREU: Per quanto riguarda il Parlamento posso già dire che nei prossimi mesi affronteremo questa materia in modo completo. Verificheremo cosa è cambiato negli ultimi anni per riordinare il mercato del lavoro. Soprattutto sulla base dei suggerimenti delle parti sociali. Perché non dimentichiamolo: dallo Statuto dei lavoratori (del 1970, ndr) in poi le leggi più efficaci sono state scritte col consenso delle parti sociali. Non c'è da inventare, ma soprattutto da ascoltare.

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