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ENERGIA - PARLA L'AMMINISTRATORE DELEGATO DELL'ENI DOPO L'ACCORDO CON LA GAZPROM
Scaroni: dalla Russia con calore
Ha garantito le forniture di gas all'Italia per 30 anni con oltre il 10 per cento della produzione russa, strappata al concorrente cinese. E ha ottenuto lo sfruttamento di alcuni giacimenti siberiani di petrolio. In cambio il colosso russo entrerà nel capitale dell'Enipower, ma non nella rete italiana del gas. L'amministratore delegato dell'ente petrolifero italiano spiega le sue strategie.
di Guido Fontanelli
26/12/2006
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001038962
Il contrasto tra Minsk e Mosca sul prezzo del gas rischia di lasciare senza forniture l'Europa occidentale. I Paesi che rischiano di più sono Germania e Polonia, mentre l'Italia, tramte il ministro Bersani, fa sapere che le nostre forniture dipendono in misura molto limitata dai gasdotti di transito bielorussi, ai quali potrebbe attaccarsi Minsk qualora la minaccia di Gazprom di tagliare le forniture prendesse corpo. L'intervista a Scaroni, pubblicata su Panorama due numeri orsono, spiega le strategie del Belpese per non rimanere a secco.

Un eroe che torna dalla lontana Russia con tanto gas da farci stare al calduccio fino al 2035. Ma anche l'uomo che fa penetrare nei gangli dell'economia italiana una specie di Spectre dell'energia. Ci vorrà tempo per giudicare il valore storico dell'accordo che Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, ha firmato martedì 14 novembre a Mosca con i vertici della Gazprom dopo una lunga trattativa.
Nel frattempo Scaroni si prepara a festeggiare il suo sessantesimo compleanno godendosi la soddisfazione di avere fatto compiere al suo gruppo, principale cliente mondiale della Gazprom, un fondamentale salto di qualità nei rapporti con la Russia. Come spiega in questa intervista a Panorama.

Che esperienza è stata negoziare con i russi?
Il negoziato è stato complesso, come lo sono sempre i negoziati di questa portata. L'unica difficoltà è che Alexey Miller, amministratore delegato della Gazprom, e Alexander Medvedev, vicepresidente, sono sempre in movimento e spesso devono seguire Vladimir Putin nei suoi viaggi. Del resto, il tema del gas oggi è al centro del mondo.

Ha sentito di avere alle spalle il sostegno della politica italiana?
In questo genere di trattative la politica è indispensabile. E il governo italiano ha svolto il suo ruolo.

Quali sono i vantaggi di questo accordo per l'Eni e per gli italiani?
È un contratto di grande importanza perché ci siamo assicurati per 30 anni una fornitura di gas che copre il 30-35 per cento dei consumi italiani. E lo abbiamo fatto con un'azienda, Gazprom, con la quale collaboriamo da 37 anni senza avere avuto mai problemi. In più l'Eni entra nella produzione e nell'estrazione di gas e di petrolio a fianco della Gazprom in Russia e in altri paesi: il petrolio che produrremo sarà anche nostro.

Ma questo accordo, che rinnova e allunga nel tempo contratti già esistenti, non ha aumentato i volumi di gas. Perché?
Quello che abbiamo ottenuto è un risultato importante. Per farle capire meglio la rilevanza di questo accordo, guardi la mappa della Russia: il gas è tutto qui, in Siberia. Sarebbe facile portarlo in Cina, che ha una gran fame di energia. Ecco, noi siamo riusciti a restare il singolo maggior acquirente della Gazprom e a portare fino al 2035 in Italia 22 miliardi di metri cubi di gas all'anno. E poi ci sono i 3 miliardi di metri cubi che la Gazprom potrà vendere ad altri operatori italiani, attraverso accordi con municipalizzate o con nostri concorrenti. E infine, il gasdotto Tag che porta il gas dalla Russia aumenterà nei prossimi anni la sua capacità di altri 6,5 miliardi di metri cubi disponibili per altri operatori che serviranno il mercato italiano.
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Quanto gas produce la Russia

Perché la Gazprom ha scelto l'Eni?
Il nostro rapporto con la Russia dura da oltre mezzo secolo ed è fortemente consolidato. E poi perché l'Eni, a differenza delle altre compagnie petrolifere, conta su due gambe: una è l'attività di ricerca e produzione di idrocarburi, l'altra è l'attività di commercializzazione del gas. È come se i francesi si fossero presentati con la Total e la Gaz de France insieme.

Rispetto all'intesa siglata un anno fa dal suo predecessore Vittorio Mincato, le condizioni economiche sono cambiate?
No, il meccanismo di calcolo del prezzo è uguale.

Che differenza c'è tra questo contratto e quello precedente, impallinato dall'Antitrust?
Quello era solo commerciale e riguardava uno dei tre contratti di fornitura con la Gazprom. Il nostro accordo riguarda invece più gas che arriva dalla Russia per un tempo molto più lungo. Quanto all'Antitrust, c'è un po' di confusione: l'intesa di un anno fa voleva essere mitigativa del contenzioso aperto con l'Autorità sul gasdotto proveniente dalla Tunisia, dove siamo accusati di non aprire alla concorrenza e per il quale siamo stati multati per 290 milioni di euro. Questa volta non leghiamo l'accordo con la Gazprom al contenzioso tunisino del 2004: le due cose sono separate.

Ha sentito l'Antitrust?
Abbiamo fatto tutte le verifiche. E certo questa intesa non è anticompetitiva.
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Una centrale del gasdotto fra Russia ed Europa occidentale
E avete risolto il contenzioso del gasdotto tunisino Ttpc con l'Antitrust?
Abbiamo fatto ricorso contro la multa, che ci sembra eccessiva. Il mio obiettivo è avere rapporti costruttivi con l'Antitrust, affrontare insieme i problemi invece di far lavorare i magistrati del tar.

Ma siete sempre nel mirino per scarsa concorrenza nella distribuzione di gas...
Da noi in Italia c'è certo più concorrenza che negli altri paesi europei, a cominciare dalla Francia. Prova ne è che da noi il gas costa meno che a tutti gli altri cittadini europei.

Non la imbarazza legare l'Eni a un gruppo che ha contatti così stretti con Vladimir Putin, un presidente accusato di ridurre la democrazia nel suo paese?
La Gazprom non fa certo paura, visto che lavoriamo insieme da 37 anni. Da un punto di vista politico, se si ha paura della Russia bisogna diversificare le fonti energetiche, costruire i rigassificatori, ricorrere eventualmente al nucleare, risparmiare. Se non si fanno queste cose e si va verso il gas, inevitabilmente si compra il gas dalla Russia. La soluzione non è demonizzare la Gazprom, ma la diversificazione degli approvvigionamenti.

La Gazprom non entrerà nella Snam Rete Gas?
Ritengo che l'Eni debba mantenere il controllo della Snam Rete Gas fino a quando l'Europa non farà regole uguali per tutti.

Perché la Gazprom diventerà azionista dell'Enipower?
La Russia ha una legge che vuole la simmetria tra quanto viene concesso a una compagnia straniera e quanto la corrispondente società russa ottiene all'estero. Così l'Eni, a fronte dell'ingresso nella produzione ed estrazione russa, offre la possibilità alla Gazprom di investire con lei sui mercati internazionali. Il suo futuro ingresso nella nostra società che produce energia elettrica risponde a questa richiesta.

Grazie a questo accordo potrete aggiudicarvi dei giacimenti della ex Yukos: a quali siete interessati?
Potremo sfruttare alcuni giacimenti di petrolio e di condensato (idrocarburi allo stato liquido, ndr) che si trovano in Siberia.
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Antonio Catricalà, presidente dell'Autorità antitrust: ha contestato l'accordo Eni-Gazprom dell'anno scorso

Cosa dice a chi sostiene che intese come quella tra Gazprom ed Eni o con i tedeschi indeboliscono la politica comune europea per l'energia?
In un articolo pubblicato dal Financial Times il 18 gennaio, ho scritto che l'Europa deve avere una politica comune per l'energia. Serve una figura che abbia i poteri di dialogare con i grandi fornitori di gas nel mondo per conto dei paesi dell'Unione, che si batta per la creazione di una rete europea integrata dei gasdotti, e infine che possa armonizzare gli utilizzi di energia per le necessità di ciascun paese dell'Ue.

Ma lei che cosa fa per diversificare i suoi fornitori di gas?
L'Eni è l'unica società europea che ha cinque fornitori di gas: Russia, Norvegia, Olanda, Algeria e Libia. E l'unico rigassificatore in Italia è di Snam Rete Gas.

Con un autunno così mite, il prezzo del greggio continuerà a scendere? E farà calare anche i vostri utili?
Premesso che a fare previsioni sul prezzo del petrolio si sbaglia sempre, e io non faccio eccezioni, noi ci attendiamo un prezzo del petrolio in calo per almeno un paio d'anni. Per ciò che riguarda i nostri utili, il petrolio anche a 50-55 dollari al barile resta ancora molto alto.
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