| FARMACIE - I PRIMI EFFETTI DELLE NORME SULLA CONCORRENZA | ||
| Nei supermercati medicine meno care del 22 per cento | ||
| Con la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco i prezzi iniziano a scendere, come segnala un'indagine di Altroconsumo. E migliaia di farmacisti sperano di trovare un posto fisso. Ma i nuovi punti vendita sono ancora pochi » Grafici: i numeri | ||
| di Guido Fontanelli | ||
| 12/12/2006 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001039251 | ||
| Fino al 15 settembre Alessandro Romano, 29 anni, laureato due anni fa in chimica farmaceutica, lavorava saltuariamente in due farmacie della sua città, Cagliari. Sostituiva la collega in maternità o il farmacista ammalato. Era insomma un precario. Poi è stato contattato dalla catena Auchan, che lo ha assunto per lavorare nel nuovo reparto aperto nell'ipermercato di Roncadelle, Brescia. «Mi trovo bene» dice Alessandro. «Lo stipendio è quello da contratto nazionale più 12 anni: cioè avrei dovuto lavorare 12 anni in farmacia per avere questa paga». A beneficiare della liberalizzazione ci sono anche loro, i 56 mila farmacisti disoccupati e sottoccupati: secondo Vincenzo De Vito, presidente del Movimento nazionale liberi farmacisti, entro i prossimi due anni nasceranno circa 5 mila nuovi posti di lavoro nei supermercati e nelle parafarmacie. Con il decreto Bersani, l'ondata liberalizzatrice ha investito anche la vendita di medicine, un settore che aveva intorno a sé una barriera quasi impenetrabile di protezioni dal sapore medioevale. Tipo: la farmacia passava da padre in figlio (anche se non laureato in farmacia) e non poteva appartenere a una società; i farmaci, anche le semplici aspirine, potevano essere venduti solo in farmacia; ci poteva essere al massimo una farmacia ogni 4-5 mila abitanti, secondo le dimensioni della città; vietato sconfinare nella provincia accanto; chi si occupava di commercio all'ingrosso non poteva esercitare il commercio al dettaglio, e via limitando. Il risultato? Le farmacie in Italia sono da vent'anni più o meno le stesse (17 mila), i prezzi sono alti e la categoria è spaccata in due: da una parte i farmacisti che hanno il negozio e stanno bene, dall'altra quelli che lavorano alle loro dipendenze e spesso sono sottopagati, come Alessandro. Ora questa situazione è cambiata: cadono, seppure non del tutto, i vincoli al possesso di farmacie (limitazioni per le quali l'Italia era stata deferita alla Corte di giustizia europea), si attenua il principio ereditario, si aumenta la facoltà di proporre sconti. Ma soprattutto si permette alle parafarmacie (negozi specializzati nei prodotti per la cura del corpo e per l'infanzia) e ai supermercati di vendere i prodotti da banco, quelli senza ricetta, con la presenza di un farmacista iscritto all'albo. Le misure del governo hanno prodotto due effetti: hanno creato nuove opportunità di lavoro per i farmacisti e hanno fatto abbassare i prezzi delle medicine da banco. Un'indagine appena condotta dall'associazione di consumatori Altroconsumo indica che negli ipermercati si risparmia in media il 22 per cento sul prezzo di listino e il 15 per cento rispetto alle farmacie (che in media applicano l'8 per cento di sconto): così per esempio una confezione di aspirina effervescente costa 5,35 euro all'ipermercato, 1 euro in meno rispetto alla farmacia. In settembre gli esperti di Altroconsumo hanno preso in esame i 60 prodotti di automedicazione più diffusi in Italia e sono andati a verificarne i prezzi in 80 farmacie di 9 città e in 6 ipermercati che hanno aperto uno spazio per la vendita di farmaci. Alla Ipercoop gli sconti si aggirano sul 23 per cento con punte del 30 per cento, mentre alla Auchan viaggiano sul 20 per cento. Leggermente più alti i prezzi al Panorama (18 per cento di sconto), ma sempre nettamente inferiori a quelli praticati nelle farmacie tradizionali. Queste ultime, stimolate dalla nuova concorrenza, iniziano però ad abbassare i prezzi. Rispetto a un'indagine condotta in primavera da Altroconsumo, è cresciuto infatti il numero di farmacie che offrono sconti anche superiori al 15 per cento sui prodotti da banco. Altroconsumo sottolinea anche alcuni limiti della liberalizzazione: per ora sono ancora pochi gli ipermercati che hanno aperto un'area dedicata ai farmaci (una cinquantina) e il loro assortimento è scarso (solo l'Auchan aveva tutti i 60 prodotti presi in esame). E in tutta Italia sarebbero meno di 350 le parafarmacie e i negozi che vendono prodotti da banco. Parallelamente il movimento dei liberi farmacisti accusa di boicottaggio parte dei grossisti, di solito titolari di farmacie, nei confronti dei nuovi concorrenti, che vengono riforniti con minor frequenza. C'è dunque ancora molta strada da fare per liberalizzare davvero il mercato. «Oggi in Europa i paesi più avanti nella vendita dei farmaci sono la Gran Bretagna e i Paesi Bassi» sostiene Sandro Castaldo, professore di economia d'impresa all'Università Bocconi di Milano. «In Gran Bretagna i supermercati possono vendere anche medicine su prescrizione e la catena Tesco non solo ha aperto 200 farmacie, ma ha creato un proprio marchio di prodotti generici (tipo il Nimesulide, ndr) che è diventato il numero uno del paese». Nei Paesi Bassi si possono vendere farmaci da banco nei supermercati e sono nate catene come la Ethos, specializzate nella salute e nella bellezza. Ci sono stati problemi per i cittadini? «Che io sappia no» risponde Castaldo. «Nei Paesi Bassi vengono effettuati controlli rigorosi sulle prescrizioni e non è stata rilevata alcuna anomalia». Sui farmaci la grande distribuzione comunque punta molto: Patrick Espasa, direttore generale dell'Auchan italiana, annuncia che dopo l'apertura di due parafarmacie entro il 2007 salirà a 20 il numero di ipermercati del gruppo con un banco specializzato in medicine. (Nel prossimo numero, un'indagine esclusiva sulla concorrenza del settore delle telecomunicazioni) |
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