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CREDITO - CROCIATA ANTIBANCONOTE

L'esercito dei banchieri alla guerra del cash

Donatella Marino  8/1/2007

Alcuni propongono sconti, altri nuovi servizi oppure card anche per minispese. Ecco le strategie degli istituti per cambiare le abitudini degli italiani. Che usano troppo la cartamoneta.

Suona come il nome di un videgioco: war on cash. Invece è un imperativo che non circola più solo fra gli addetti ai lavori. Sì, perché la guerra al contante, che già da qualche tempo è un obiettivo delle banche, adesso potrebbe trovare sponda nelle strategie governative antievasione. E intanto banche e circuiti che emettono le carte si stanno già attrezzando per la personale lotta al cash.
Il motivo per cui un sistema di pagamento con carte e strumenti elettronici sia vantaggioso l'ha mostrato l'Associazione bancaria italiana (Abi) in un recente convegno: la gestione del contante in Italia costa, a banche e imprese, 10 miliardi di euro l'anno. Solo per il trasporto valori, soggetto a un intricato sistema di norme, le banche nel 2004 hanno speso 339 milioni.

Meno contante può voler dire anche più sicurezza. «Se viene rubato il portafoglio o l'incasso di una giornata il denaro sparisce, una carta invece può essere bloccata» dice Roberto Tittarelli, direttore generale Italia della Mastercard, circuito che per il 2007 ha in cantiere una card pay-pass senza strisciata, utile per snellire file alle casse.
Anche il controllo del conto corrente è più semplice perché ormai le transazioni con il bancomat da sportelli automatici sono addebitate immediatamente. «Ogni due anni c'è un salto tecnologico sia sulle macchine, Pos e bancomat, sia sulle linee di collegamento che sulle applicazioni» spiega Alberto Djemal, responsabile marketing monetica di Ssb, società che gestisce i sistemi di pagamento delle principali banche.

In Italia, secondo l'Abi, ci sono circa un milione di Pos e più di 40 mila sportelli bancomat: un livello paragonabile a quello europeo. Invece, malgrado circolino più di 40 milioni di carte di pagamento, quasi la metà di quelle di credito è dormiente, cioè si possiede e non viene usata: tuttora il 90 per cento delle transazioni avviene in contanti, soprattutto per le spese sotto i 50 euro.
«È un problema più di carattere socioculturale che di offerta» afferma Domenico Santececca, direttore generale area servizi di mercato dell'Abi, «molti ancora non sanno che le transazioni sono gratuite».

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La metà delle carte di credito in circolazione non vengono usate

Non resta che incentivare. Se Amex punta soprattutto alla piccola e media impresa, Citibank sta per lanciare una campagna con premi e sconti. Altri sviluppano la tecnologia contactless, cioè senza strisciata, per importi fino a 15 euro: «Pensiamo sia essenziale per motivare l'uso della carta per le piccole spese, persino all'edicola» spiega Davide Steffanini, direttore generale della Visa Europe.
Visa sta, inoltre, studiando soluzioni mirate ai liberi professionisti ai quali, con le norme sulla tracciabilità, converrebbe dotarsi di Pos. Un settore individuato anche da CartaSi: «Proponiamo commissioni vantaggiose e agevolazioni derivanti da accordi con partner della telefonia, degli articoli per ufficio e dell'editoria» racconta Giorgio Avanzi, direttore generale.
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Nella tabella, qui si sopra, le abitudini di spesa in alcuni paesi europei. La Francia è la nazione dove viene meno usato il contante per i pagamenti
Quanto alle banche c'è chi come Capitalia spinge su più sicure carte prepagate non legate al conto corrente, o a card senza canone, per ora rivolte alle piccole e medie imprese. Altre cercano di disincentivare le operazioni alle casse indirizzando i clienti verso più tecnologici sportelli automatici sui quali si possono fare anche versamenti: «Ne abbiamo installati oltre 600. Inoltre abbiamo spinto su distribuzioni massicce di bancomat» dice Isabella Artioli, responsabile settore monetica della Unicredit banca.
«Così per la prima volta i pagamenti hanno superato i prelievi». Al Sanpaolo Imi lavorano sia sulla diffusione (11 mila nuovi Pos solo nel 2006) che sull'uso, «con carte prepagate che possono essere ricaricate non solo in banca e carte mirate, come quella per sciatori, con l'abbonamento per lo ski-pass» chiarisce Giovanni Viani, responsabile direzione retail e private.

Un segmento da aggredire è la pubblica amministrazione: «Qui l'85 per cento dei pagamenti avviene tuttora con bollettino postale» precisa Francesco Orlandini, direttore generale di Tsp, società del gruppo Ssb. «Ma sono ottimista, in Trentino è già possibile pagare il bollo auto al bancomat e abbiamo progetti in cantiere altrove».
In questo filone si è inserita Monte Paschi di Siena, che per prima ha lanciato carte in convenzione con il Comune, per pagamenti diversi, fra cui il parcheggio con tariffe scontate: «Sarebbe interessante creare una piattaforma per i micropagamenti valida in tutt'Italia» afferma Stefano Bechini, responsabile settore sistemi di pagamento.

Banca Intesa ha invece guardato agli enti, spingendo «per pagamenti, anche di pensioni, su carte prepagate invece che su assegni circolari, più facilmente smarribili o clonabili» dice Maurizio Manzotti, capo servizi operativi. Già, le truffe, vero spauracchio dei consumatori. La Federconsumatori chiede tempi più certi per i rimborsi in caso di furto, smarrimento o clonazione di card. Mentre l'Adusbef teme nuovi costi, per scarsa concorrenza, dalla diffusione della moneta elettronica.
E, in effetti, l'antitrust ha in corso un'indagine conoscitiva proprio sulle carte di pagamento. Mentre più sicurezza dovrebbe essere garantita, già dal 2007, con l'ingresso nel Sepa, l'area unica europea di pagamento, che prevede il graduale passaggio al microchip per tutte le carte. Quanto a una maggiore concorrenza, anche con nuovi soggetti oltre a banche o finanziarie, come auspicato di recente da Bankitalia, è allo studio una direttiva europea.

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