Portogallo, la popolazione emigra nelle ex-colonie

Il contatore degli emigranti gira a piena potenza e sono le figure professionali più qualificate a fare la valigia. Il Paese potrebbe trovarsi costretto a pagarne il prezzo, nella sfida per uscire dalla crisi

Portogallo, la popolazione emigra nelle ex-colonie Portogallo, la popolazione emigra nelle ex-colonie
The Prime Minister of Portugal, Pedro Passos Coelho, reacts during a joint news conference with German Chancellor Angela Merkel after a meeting at the chancellery in Berlin, Germany, Thursday, Sept. 1, 2011. (AP Photo/Michael Sohn)
di Ilaria Molinari

Per andare avanti, il Portogallo guarda indietro. Sono le ex-colonie, infatti, a dare respiro a un Paese che ancora quest’anno è destinato a una crescita negativa che potrebbe toccare il -3,3%. “Stiamo passando da una società della sicurezza a una società dell’insicurezza”, sintetizza il sociologo Antonio Barreto. A differenza di quanto avviene in Grecia , però, in Portogallo si nota meno violenza e più rassegnazione.

Il Paese, infatti, sa che non deve biasimare altri se non se stesso per aver speso più largamente delle proprie possibilità. Sa che adesso è arrivato il momento di fare i conti e sa che non potrebbe esserci periodo peggiore per farlo, considerato che è l’Europa il destinatario dei manufatti portoghesi, con la Spagna in testa come primo acquirente.

Nel conto vanno aggiunti Cina ed Europa dell’Est, formidabili concorrenti dei due principali settori dell’export portoghese: telerie e calzature che hanno cercato di riprendere il proprio spazio con innovazioni tecnologiche (molti costumi dei nuotatori, per esempio, sono fatti in Portogallo).

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, che ha concesso un prestito di 78 miliardi di euro, la restituzione entro settembre del prossimo anno è nell’ambito delle possibilità del Paese, ma non è escluso che la recessione finisca con l’essere più profonda del previsto.

Gli osservatori internazionali, invece, sono scettici, sia sull’andamento del 2013, sia sulla capacità di restituire il debito contratto con l’Fmi. La preoccupazione è che anche il Portogallo, come la Grecia, possa finire nella lista dei sorvegliati speciali dell’euro-zona.

La disoccupazione, nel 2011, ha toccato il 14% e continuerà a salire. Il numero di coppie sposate in cui entrambi i coniugi sono disoccupati è cresciuto del 73,2% a febbraio, rispetto allo stesso periodo del 2011 e riguarda adesso il 5% di chi cerca lavoro.

A febbraio, 684 mila persone erano disoccupate, 92,4 mila in più dell’anno precedente. Le cose, anche qui, vanno peggio per i giovani: il 35%, infatti, è senza lavoro. E’ così che i laureati in cerca di occupazione guidano la classifica di chi lascia il paese. L’emigrazione, infatti, è cresciuta del 40% dall’inizio della crisi.

Le destinazioni preferite sono le ex-colonie. “Le cose andavano male in Portogallo, così sono venuto in Brasile – racconta a The Globe and Mail Fernando Silva, 49 anni, titolare di un bar, partito lo scorso anno con una collezione di ricette di piatti freddi -. E adesso va decisamente meglio”.

Il contatore dell’emigrazione corre al ritmo di circa 40 mila persone l’anno e il numero di cittadini portoghesi registrati in Angola, il più grande produttore di petrolio in Africa dopo la Nigeria, è cresciuto del 64% nel 2010, arrivando da quasi 92 mila presenze.

Il Mozambico segna +23% sul 2008 e il Brasile + 9%, con oltre 705 mila persone coinvolte. Il Primo Ministro Pedro Passos Coelho, consapevole del peso crescente dei sussidi di disoccupazione sugli sforzi per tagliare le spese e raggiungere i rigorosi obiettivi di bilancio stabiliti dal piano di salvataggio, ha invitato gli insegnanti disoccupati a prendere in considerazione le alternative in tutto il mercato di lingua portoghese.

Il consiglio del Primo Ministro non è una voce isolata: “Sono andato al centro di collocamento e mi hanno detto che, dato le mie qualifiche di architetto, sarebbe molto difficile trovare qualcosa qui e che la cosa migliore da fare è guardare all'estero”, riferisce Joao Bentes, 26 anni, un giovane architetto disoccupato.

Helena Rato, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Statistica specializzata nei flussi migratori, spiega: “Tutti i dati disponibili mostrano una crescente emigrazione da parte di specialisti qualificati, che è diverso da quello che succedeva una volta, quando era per lo più la gente povera e non addestrata a partire”.

Il risultato è una nuova razza di emigranti. Trasferirsi nelle ex-colonie è più facile che altrove, grazie ai ricchi legami culturali e alle buone relazioni tra i paesi di lingua portoghese.

Le imprese portoghesi, inoltre, contribuiscono a rafforzare il trend in quanto fanno sempre più affidamento sulle proprie unità estere in Africa e in Brasile per promuovere la crescita delle loro sedi nazionali toccate dalla recessione.

Per fare questo, ovviamente, impiegano professionisti portoghesi. Anche le multinazionali come PricewaterhouseCoopers contano su personale qualificato portoghese per le aperture in mercati a rapida crescita dove si parla portoghese. “E triste, perché è proprio la gente che parte quella che non si vorrebbe vedere andare via”, ha aggiunto David Patient, insegnante dell’Università Cattolica di Lisbona.

La sfida di tirare il Paese fuori dalla crisi del debito, dunque, potrebbe essere aggravata dall’emorragia di lavoratori qualificati.

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