SPAGNA: L'OPPOSIZIONE SI ORGANIZZA
C'è chi dice no a Zapatero
Gian Antonio Orighi 20/10/2004
Chiesa, giudici, industriali, ma anche operai: in tutto il paese cresce la rabbia contro il primo ministro. Che vara leggi controverse invece di affrontare i problemi più urgenti.
Barricate degli operai alla Izar. La Chiesa che mobilita i fedeli. I giudici del Consejo general del poder judicial (Cgpj), l'equivalente del Consiglio superiore della magistratura, sul piede di guerra. E la Ceoe, la confindustria spagnola, che critica la finanziaria. Dopo sei mesi di potere si sta abbattendo un vero uragano sul governo monocolore di minoranza del premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, una specie di fronte popolare appoggiato dall'esterno dai comunisti di Izquierda unida e dagli indipendentisti catalani di Esquerra repúblicana.
Iniziata il 7 settembre, la rivolta operaia dei cantieri navali statali Izar (nell'andalusa San Fernando e nella basca Sestao) continua a dominare tg e giornali. In gioco ci sono 10.800 posti di lavoro in otto cantieri che perdono ogni giorno 500 mila euro. La Sepi, l'Iri spagnola, cerca di salvare il salvabile proponendo di dividere la holding in due rami, uno militare e l'altro civile, e privatizzarne una parte. Senza riuscire, però, a calmare le acque.
Ma il dato clamoroso è la sfiducia dei lavoratori nelle parole del premier, leader del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe). Zapatero, 44 anni, ha dato fuoco alle polveri lo scorso 12 settembre, a Sestao, davanti a maestranze famose per la facilità con la quale maneggiano fionde e molotov, assicurando: «Nessun lavoratore sarà abbandonato». Una promessa da marinaio. Ora gli operai occupano le strade scandendo lo slogan «Zapatero, mantieni la parola». E non si arrendono.
Lo scontro più dirompente però è quello con la Chiesa, che si trova di fronte a un paese sempre meno osservante (nella Spagna, che Francisco Franco chiamava «la riserva spirituale dell'Occidente», oggi va a messa solo il 18,5 per cento dei cittadini). Gli affondi socialisti contro la Conferenza episcopale spagnola (Cee) sono partiti lo scorso settembre: divorzio lampo con l'eliminazione della separazione; matrimonio e adozione per gay e lesbiche; abolizione dell'ora di religione.
«I socialisti vogliono eliminare la religione dalla sfera sociale. Osserviamo con preoccupazione la crescita di una pianificata corrente d'opinione antireligiosa, un laicismo intollerante contro i cristiani, il nazional-laicismo. Dobbiamo usare la nostra libertà d'espressione e abbandonare silenzi di comodo» tuona l'arcivescovo di Valencia, Augustin García Gasco. La Cee si scaglia contro la legge che più ha sollevato polemiche e che dovrebbe entrare in vigore entro il prossimo marzo: le nozze gay, bollate dal suo portavoce Juan Antonio Martínez Camino come «un virus».
Zapatero, agnostico dichiarato, ha un asso nella manica che agita come spada di Damocle: i finanziamenti alla Chiesa, in tutto 138,7 milioni di euro. La maggior parte (105,9 milioni) proviene dai contribuenti che decidono di destinarle lo 0,5 per cento dalle loro dichiarazioni dei redditi, poi ci sono 32,6 milioni di contributi statali. Che potrebbero finire. «La Chiesa deve sapere che questo è uno stato laico» minaccia il presidente del Psoe, Manuel Chaves. Anche perché i sondaggi sono a favore dell'offensiva laica socialista, che il premier definisce «diritti civili». Il Psoe vola al 44,3 per cento, il 68 per cento degli spagnoli (contro il 27,4) approva le nozze gay, il 47,5 per cento (contro il 46,3) è favorevole all'adozione da parte degli omosessuali. E per l'aborto libero nelle prime 12 settimane, altro provvedimento annunciato per il 2005, i sì sono al 51,3 per cento, i no al 39.
| LE FORZE DELLA FEDE OPUS DEI Può contare su 100 mila simpatizzanti. Ne fanno parte l'ex ministro della Difesa Federico Trillo e l'ex commissario europeo Loyola de Palacio. CAMINO NEOCATACUMENAL Conta ormai 1 milione di aderenti sparsi in 105 paesi. Tra gli spagnoli, l'ex ministro Jaime Mayor Oreja e il vescovo di Bilbao monsignor Ricardo Blàzquez. COMUNIÓN Y LIBERACIÓN Il gruppo fondato da don Luigi Giussani può contare in Spagna su circa 2 mila persone, tra le quali il cardinale Antonio Maria Rouco Varela che guida la Conferenza episcopale spagnola. LEGIONARIOS DE CRISTO 500 sacerdoti e 2.500 seminaristi, oltre a numerosi esponenti della politica (l'ex ministro Angel Acebes) e della finanza (Alicia Koplowitz). |
È sceso in campo invece l'esercito delle organizzazioni cattoliche come l'Opus Dei, i Legionari di Cristo, il neocatecumenali: almeno 5 milioni di credenti, un ottavo della popolazione spagnola, che si riuniranno a metà novembre a Madrid nel congresso di apostolato secolare. Contemporaneamente il Foro della famiglia sta raccogliendo firme per un referendum contro nozze e adozione omosex. E le associazioni per la vita cominciano a manifestare davanti alla sede centrale del Psoe a Madrid.
Non solo: dal 9 ottobre è in edicola il primo settimanale cattolico, Alba, in una Spagna dove la Cee controlla solo la Cope, quarta radio del paese. Dice il direttore di Alba Carlos Esteban, 40 anni: «Oggi la Spagna è sommersa dalla cultura laica. Noi vogliamo rilanciare la presenza cristiana con un periodico militante che porti la gente in piazza».
Risultato di tanta mobilitazione: il 23 ottobre nasce Alternativa spagnola, un nuovo partito. «Il Pp non ci rappresenta più: è troppo liberale e i cattolici al suo interno sono ormai una minoranza» dice il suo presidente, l'avvocato Rafael López, 46 anni. «Lotteremo per la vita, la famiglia e le radici cristiane, contro il nazional-laicismo».
Se ancora non bastasse, Zapatero si sta scontrando duramente con il Consiglio superiore della magistratura (Cgpj). Il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che cambierà il modo con cui l'alta corte sceglie da 25 anni i magistrati della cassazione e dei tribunali d'appello regionali: i giudici intendono ricorrere alla corte costituzionale, minacciando di bloccare tutta la magistratura.
Infine la finanziaria. Panorama ha letto un rapporto della confindustria spagnola che la critica duramente, specie sul fronte del deficit e delle tasse alle imprese. Amando de Miguel, 67 anni, il più noto sociologo spagnolo, prevede: «Ci sarà un grave scontro sociale. Le decisioni del governo sono demagogiche. Invece di mantenere le promesse su sanità e tasse, Zapatero vara leggi, come le nozze gay, che non sono sentite come urgenti e necessarie dalla società».
| A BOCCA CHIUSA DAVANTI AL PAPA Si fanno sempre più tesi i rapporti fra la Santa sede e Madrid Il Papa è a fianco dei vescovi spagnoli contro le unioni gay, il divorzio, l'aborto, e nella difesa dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola. Ma il governo protesta contro l'ingerenza della Chiesa. Il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, nei giorni scorsi ha chiesto di essere ricevuto dal segretario per i rapporti con gli stati, monsignor Giovanni Lajolo. L'incontro, in via riservata, si è svolto lo scorso sabato 9 ottobre in Vaticano, nel tardo pomeriggio. Un giorno e un orario piuttosto insoliti per le abitudini della segreteria di stato. L'incontro si sarebbe svolto in un'atmosfera piuttosto tesa: il ministro degli Esteri avrebbe lamentato l'eccessiva ingerenza dei vescovi sull'azione del governo e avrebbe ricevuto una risposta altrettanto dura. Ora si attende chi farà la prossima mossa. Già nel giugno scorso, ricevendo il nuovo ambasciatore spagnolo presso la Santa sede, Jorge Dezcallar de Mazarredo, Giovanni Paolo II aveva riaffermato con decisione il diritto dei bambini a «nascere e crescere in un focolare stabile, nel quale le parole padre e madre possano essere dette senza inganno». Quindi aveva ribadito che i responsabili pubblici hanno l'obbligo di difendere la vita e aveva auspicato la valorizzazione dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. Tre giorni dopo, il primo ministro José Luis Zapatero, ricevuto in udienza in Vaticano, rimaneva in silenzio davanti al Papa invece di pronunciare il consueto discorso alla presenza dei giornalisti, mentre il Pontefice gli rinnovava l'invito a «tener conto dei valori etici radicati nella tradizione religiosa e culturale della popolazione». Ora il dialogo si fa sempre più difficile. (Ignazio Ingrao) |





