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FINLANDIA FELIX: UN PAESE PER LA TERZA ETÀ

È qui che vorremmo invecchiare

Alvaro Ranzoni  1/4/2005

Lo zerbino che dà l'allarme se il nonno esce a ore strane, la macchinetta per l'auto check-up e, tra poco, il «terzo occhio», sistema di telecamere agli infrarossi che copre ogni angolo della casa. A Joensuu l'assistenza a distanza è già realtà.

Invecchiate tranquilli. Ci pensano i finlandesi. Se c'è un posto in cui stanno studiando sul serio come risolvere il problema principale dei prossimi venti anni, il drammatico invecchiamento della popolazione, questo è proprio «Nokialandia». Partendo da una trovata: che i vecchi non sono necessariamente un peso, una spesa sempre più insopportabile per il bilancio pubblico e, in altri paesi, anche per quello delle famiglie (3 mila euro al mese per una decente casa di riposo sono ormai la norma, in Italia). I vecchi sono invece, o possono essere, una ricchezza. «Valgono tanto oro quanto pesano, sono il business del futuro, una specie di immenso giacimento di petrolio» scherza Heikki Niemeläinen, 45 anni, docente di economia all'Università di Joensuu, piccolo, ma attivissimo centro di 50 mila abitanti a 500 chilometri a nord-est di Helsinki e a soli 60 dal confine russo.

Come consigliere comunale del Partito conservatore e assessore ai Servizi sociali e sanitari, Niemeläinen è autore di un progetto approvato dal comune il mese scorso per la realizzazione di un «parco anziani» nel centro della città. Nel senso che si dà alla parola parco dopo Silicon Valley, cioè un centro direzionale ad altissima tecnologia dove, su una superficie di circa due ettari, sorgeranno centrali di monitoraggio, ambulatori, luoghi di ricevimento e di intrattenimento per tutti gli anziani della città e del vasto circondario. I quali, però, ed è qui il senso dell'operazione, continueranno ad abitare a casa loro, assistiti a domicilio quando ne hanno bisogno, ma seguiti minuto per minuto a distanza nel caso di qualsiasi emergenza. E qui sta il business, la miniera d'oro.

Il professor Niemeläinen la prende alla larga: «Avete presente la Nokia, oggi numero uno del mercato dei cellulari? Apparentemente, non c'era nessun motivo perché un prodotto così innovativo nascesse da un paese di appena 5 milioni di abitanti e da un'azienda specializzata semmai nel settore del legname. Invece il miracolo Nokia è scaturito, del tutto inatteso, da un terreno che era stato ben preparato: gente giovane e brillante, senza pregiudizi o incrostazioni mentali, e una grande attenzione alla ricerca».

Ma che c'entrano i telefonini con i vecchi da assistere? Niemeläinen chiarisce: «Stiamo passando dall'industria della comunicazione tra le persone all'industria per la cura delle persone. Per la verità qui al Nord Europa il welfare è da sempre molto sviluppato. Ma per troppo tempo il modello è rimasto quello socialdemocratico: grossi istituti, ospizi, ospedali con tanto personale e tanta burocrazia. In questo modello la produttività è ormai talmente bassa che i costi sono diventati insopportabili. Bisogna cambiare tutto. E siamo proprio noi conservatori a dovere rivitalizzare i principi della socialdemocrazia». Come? «Con l'alta tecnologia prodotta in Finlandia e venduta all'estero» risponde. Proprio come i telefonini.

Già ogni anziano finlandese che non si sente più tanto sicuro in casa porta al polso un orologio che è uno strumento di allarme. Quanti soffrono di cadute di lucidità hanno uno zerbino elettronico che avvisa la centrale se il «paziente» esce a ore strane. Gli autobus urbani sono fatti in modo da abbassarsi alle fermate. Il governo finanzia l'installazione di ascensori nei vecchi condomini che ne sono sprovvisti. «Tutto questo, perché si è deciso che gli anziani stanno meglio e costano meno se continuano a vivere nella loro casa piuttosto che in ospizio, se escono regolarmente e fanno la loro vita. Purché si sentano tranquilli. Spetta alle città adeguarsi» spiega Anne-Mari Raassina, funzionaria del ministero per gli Affari sociali a Helsinki.

Si è capito, aggiunge, che l'anziano preferisce la sua casa al più lussuoso ospizio della Costa Azzurra. Purché gli siano assicurati continuità di rapporti sociali e assistenza (qui ci pensano i centri servizi), ma anche la tranquillità quando resta solo. E a questo stanno lavorando persone come il professor Niemeläinen: «Una macchinetta check-up» spiega «dove basta infilare le mani per controllare pressione sanguigna, battito cardiaco, frequenza respiratoria e perfino, con una leggera puntura, fare l'analisi del sangue. Un'altra che legge gli occhi e il colorito della pelle. Sensori che avvertono se la temperatura dell'ambiente si abbassa, il forno è rimasto acceso, le luci non vengono usate regolarmente o l'acqua scorre senza apparente motivo».

Sembrano diavolerie di un futuro lontano. Ma qualcosa del genere quelli dell'Università di Joensuu, dipartimento di informatica, forse l'hanno già fatta o sono sul punto di farla. Lo chiamano «Third Eye», terzo occhio, ed è un sistema di telecamere a raggi infrarossi che monitorizza ogni persona in ogni angolo della casa, giorno e notte: temperatura, pressione, battito cardiaco, respirazione, oltre a tutte le condizioni ambientali di cui sopra. Lo scienziato che sovrintende al lavoro dell'équipe spiega: «Siamo vicinissimi a realizzarlo. Abbiamo già l'impegno di una ventina di aziende a investire nel progetto». Sorpresa: lo scienziato si chiama Gaetano La Russa, siciliano, cervello fuggito 18 anni fa dal Paese dove anziani soli vengono ancora trovati morti dopo settimane. Ha fatto una brillante carriera in Finlandia e ha una splendida famiglia con cinque figli insieme a una gentile dottoressa di nome Birgitta.

Tutto lascia pensare che impareremo a vivere con la macchina check-up o il terzo occhio dei finlandesi, come abbiamo fatto con i loro cellulari. Non è un caso che invenzioni del genere si preparino in un paese dove la cura degli anziani è un diritto acquisito come la scuola per i bambini. Anzi, per l'assistenza sociale e sanitaria la Finlandia spende più per gli anziani che per i bambini: il 18,9 per cento contro il 17,6 per cento del totale. Qui però i vecchi restano a casa anche quando altrove li si manda in ospizio ai primi segni di cedimento. Ma a casa ricevono una serie di servizi altrove inimmaginabili: visite di personale medico e infermieristico, pasti caldi, addetti alle pulizie domestiche.

Tutto gratis? No, perché il sistema sanitario nazionale gratuito e esteso a tutti è stato praticamente abolito, troppo costoso e inefficiente. Un pasto caldo costa cinque euro, un'ora di infermiere 37 euro. Da un anno è entrato in vigore un sistema di buoni che il «cliente» acquista e consegna alle aziende private (in concorrenza tra loro e regolarmente autorizzate) cui il comune decide di affidare alcuni servizi. Quando il buono non copre il costo effettivo, è l'ente pubblico a pagare la differenza.

In ogni quartiere ci sono centri servizi per anziani dove i «clienti» vengono portati per socializzare, assistere a spettacoli, mangiare in compagnia (sempre cinque euro a pasto) e anche navigare su internet. Soprattutto, nei centri servizi ci sono stanze che i «clienti» possono affittare per periodi più o meno lunghi arredandole con oggetti personali. Ecco i prezzi mensili del centro di Koivupiha, a Joensuu, peraltro molto simili in tutto il paese: stanza 222 euro, vitto 300, pacchetto assistenza (lavaggio abiti, pulizia, assistenza notturna) 630. Totale, 1.152 euro che il cliente paga di tasca propria. Ovviamente il costo reale del servizio è più alto, 2.500 euro al mese. Ma il resto ce lo mette lo stato, che per legge non può chiedere al cittadino più dell'80 per cento del suo reddito effettivo, in pratica della pensione («Da noi nessuno deve vendere la casa per curarsi» dicono). E, comunque, deve lasciargli in tasca almeno 80 euro al mese.

Accade poi che qualche anziano voglia trasferirsi al centro servizi solo per pochi giorni o un paio di settimane, magari per dare un po' di respiro alla moglie che resta a casa. Qui si applica la tariffa giornaliera di 26 euro, tutto compreso. Chiunque, poi, in Finlandia deve pagarsi medicine e interventi chirurgici. Ma fino all'importo annuo di mille euro. Poi è gratis. C'è da dire che comunque lo stato paga un assegno di 600 euro al mese a chiunque, spesso il coniuge, assista un anziano in casa.

Quanto alle strutture, il 10 per cento di anziani finlandesi sceglie di servirsi di quelle private, al costo medio di 100 euro al giorno. Non è detto che siano inferiori a quelle pubbliche. Kuntohovi è un enorme albergo privato dove gli anziani clienti spendono mille euro al mese per miniappartamenti di due stanze con cucinino, vitto e assistenza infermieristica. Hanno, a pagamento, piscina, idromassaggio, palestra, beauty-farm e parrucchiere. C'è poi un'ala che funziona da albergo normale: anziani e turisti di passaggio si ritrovano insieme nei corridoi e nei ristoranti: è capitato in questi giorni a una quindicina di atleti italiani arrivati per i Mondiali di biathlon giovanile, un po' sorpresi di vedersi attorniati da arzilli vecchietti invece che da statuarie bellezze finlandesi.

Quasi fosse una gara tra privato e pubblico, c'è alla periferia di Helsinki il Centro servizi comunale di Riistavuoren, che ha fatto il massimo: biblioteca, grandi telai dove le donne possono fabbricare stuoie e tappeti, una vera e propria falegnameria per gli uomini, ma soprattutto una grande sala «multisensoriale» chiamata Shangrila, unica nel suo genere. Qui gli anziani, soprattutto quelli colpiti da Parkinson o depressione, vengono portati per risvegliare i sensi. Un soffitto di stelle, luci soffuse, musiche in sottofondo, effluvi familiari di arancio, limone, fragola. E letti ad acqua dove le infermiere distendono i pazienti per farli riposare anche tra carezze affettuose e frasi amorevoli sussurrate all'orecchio. «Al risveglio, qualcuno si rabbuia» spiega Marja-Leena Hinttala, la direttrice. «Credevano di essere già in paradiso».

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