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PATRIMONIO DELL'UMANITÀ: LO STARI MOST
Ricostruiamo il ponte dei litigi
Celeberrima, distrutta durante la guerra balcanica, la spettacolare opera deve essere ricostruita entro il 2004. Ma pił che gli ingegneri sono al lavoro le diplomazie.
di Roberto Verrastro
17/3/2003
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001018095
I ponti sono il simbolo dell'unione tra luoghi e persone ma, per una strana legge del contrappasso, lo Stari Most, il celeberrimo Ponte Vecchio di Mostar, in Bosnia Erzegovina, continua a generare divisioni anche a distanza di quasi un decennio dalla distruzione, avvenuta nel novembre del 1993 a opera dei croati durante la guerra balcanica.
Il danno fu enorme dal punto di vista storico, estetico e architettonico: l'opera aveva per l'Est Europa un valore paragonabile a quello di Ponte Milvio per Roma. Subito si pensò a riedificare lo Stari Most e l'inaugurazione dovrebbe avvenire all'inizio del 2004, Ma sono scoppiati vivaci contrasti tra i paesi coinvolti nei lavori.

Per più di quattro secoli lo Stari Most ha unito le due sponde della Neretva, costruito in tenelija, la pietra calcarea del posto, la cui colorazione chiara muta al variare della luce del sole.

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Così appariva appena abbattuto nel '93

I blocchi di pietra del ponte erano tenuti insieme da malta e da un articolato sistema di staffe e perni metallici distribuiti in sedi intagliate nella pietra. Nel dopoguerra, quale segno di una rinnovata possibilità di dialogo tra i musulmani a est e i croati a ovest, la città di Mostar ha dato il via alla ricostruzione non solo del complesso monumentale del Ponte, ma anche delle Torri e degli edifici attigui. L'impresa si è rivelata particolarmente complessa.

Fu costituito un ente misto e imparziale, il Pcu (Project Coordination Unit), che, grazie alla supervisione dell'Unesco e a un finanziamento messo a disposizione dalla Banca mondiale e da numerosi paesi, tra i quali la Francia, la Turchia e l'Italia, coordinò il primo progetto pilota. A questo ente si affiancò inoltre una commissione di esperti, l'Ice (International Committee of Experts), che, insieme all'Unesco, doveva garantire con la sua approvazione la corretta esecuzione di progetti e lavori.

PROGETTO ALL'ITALIA
L'appalto per la realizzazione del progetto di ricostruzione del ponte di Mostar se lo aggiudicò l'Italia. Tra il 2000 e il 2001 la General Engineering, una società fiorentina, fu incaricata dei necessari rilievi e del progetto architettonico, mentre il dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Firenze realizzava il progetto strutturale. Altri appalti furono assegnati alla tedesca Lga, per le prove sui materiali, alla turco-bosniaca Conex per le indagini geognostiche e alla croata Omega Eng. per il progetto delle Torri.
Al contrario di quanto si attendevano i francesi, però, la fase operativa della ricostruzione, che sta entrando nel vivo in questi giorni, è stata affidata alla Er-Bu, un'azienda turca che sembra dare maggiori garanzie di competenza e di contenimento dei costi.
La Banca mondiale, che mette a disposizione 4 dei 15,5 milioni di dollari necessari per portare a termine l'opera, controllerà lo svolgimento dei lavori attraverso osservatori permanenti giunti dagli Stati Uniti.


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1000 blocchi di pietra e i circa 1700 elementi di ancoraggio per riportare lo Stari Most all'antico splendore

LA FRANCIA GRIDA AL COMPLOTTO
La Francia, tramite l'ambasciatore a Sarajevo Bernard Bajolet, grida al complotto turco-statunitense. Per Parigi l'affidamento dei lavori ai turchi non sarebbe motivato da un giudizio negativo, già di per sé non lusinghiero, sulle capacità degli specialisti francesi di destreggiarsi con perizia tra i 1000 blocchi di pietra e i circa 1700 elementi di ancoraggio che riporteranno lo Stari Most all'antico splendore, ma sarebbe una ritorsione per l'opposizione francese alla guerra contro Saddam Hussein e all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
Il protrarsi dei lavori di ricostruzione può far sentire i suoi effetti negativi sul turismo, che riceverebbe un impulso non trascurabile dalla curiosità di vedere il ponte finalmente completato.
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