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Panorama   Archivio   Storia di Michelle la soldatessa

RITRATTO UN'ATTRICE BULGARA E LA SUA AUTOBIOGRAFIA

Storia di Michelle la soldatessa

Giampiero Mughini  25/9/2003

Ha raccontato in un lungo romanzo la sua vita, viaggio tra Bulgaria, Roma, Hollywood e Miami. Bella e decisa, Bonev rappresentail coraggio delle ragazze dell'Est

Se avete di fronte il soldato bulgaro Michelle Bonev, fate attenzione perché è una che non scherza. Sì, perché questa bellissima trentunenne che vive in Italia da quando aveva 18 anni, lunghi capelli scuri un filo ramati che le scendono sulle spalle, l'ovale del viso che si arrotonda raffinato, gambe che vedi quando cominciano ma non quando finiscono, a 15 anni aveva studiato da soldato in Bulgaria. Di andare a scuola con i capelli sciolti non glielo permettevano, sarebbe arrivata la maestra comunista a tagliarglieli con un colpo secco di forbici; né di portare la gonna un dito sopra il ginocchio, né di laccarsi le unghie; meno che mai di avere al collo una collanina con appeso un crocifisso. Epperò la facevano scendere giù negli scantinati a imparare a sparare con il fucile, e lei si guadagnò la qualifica di "ottimo": formidabile era nello smontare e rimontare un kalashnikov, ci metteva 52 secondi a smontarlo e 60 a rimontarlo.
Un soldato che sa sparare e uccidere. Tanto che quando una volta, molti anni dopo, si trovò in un parco giochi americano, di quelli dove spari con un fucile e se fai centro vinci un giocattolo, lei si mise a tirare e vinse tutti i premi disponibili per poi distribuirli ai bambini che la stavano guardando ammirati. Un soldato la ragazza dai lunghi capelli è rimasta nell'affrontare l'Occidente, nel voler uscire a tutti i costi dalla terribilità e dalle miserie del comunismo reale. Michelle Bonev arrivò in Italia nel 1990 forte di 20 dollari in tasca e della lunghezza delle sue gambe. Sposò un ometto italiano l'anno dopo e dopo un anno lo lasciò perdere. Cominciò a guadagnarsi il pane in un night club dove stava ad ascoltare uomini che le guardavano nella scollatura, e ogni 20 minuti passava un cameriere a chiedere che cosa volessero bere, e ogni bevuta costava 60 mila lire, e altre 300 mila lire l'eventuale piatto di tartine che l'accompagnava.
Solo che il nostro soldato voleva, voleva, voleva. Voleva cose belle e macchine costose e conoscere "gente altolocata". Come un giovane avvocato di origine calabrese, Giuseppe Maria Corasaniti, destinato dalla famiglia a fare il notaio, che aveva invece aperto un'agenzia internazionale di modelle e si scelse come socio il soldato bulgaro.

Finita quell'esperienza, Bonev vola in America. Tra New York, Miami e Los Angeles resta a studiare recitazione cinematografica. Si guadagna da vivere facendo da consulente di immagine ad alcune celebrità del mondo dello spettacolo. Ma lei ama l'Italia, dell'Italia le piace tutto, la gente, il cibo, il clima. In Italia vuole tornare e vivere.
A far che? A far tutto. E difatti appena tornata in Italia, a gennaio, Bonev riesce a ottenere un appuntamento con un alto funzionario della Rai. Lo incontra nel suo ufficio romano, all'ultimo piano del palazzone di viale Mazzini. Dovrebbe essere un incontro di quelli rapidi, mezz'ora di convenevoli a voler dire tanto. Ma parlano per due ore.
L'uomo è incuriosito da questa ragazza risoluta e aggraziata, che sa alla perfezione cinque lingue, che conosce mezzo mondo, che racconta, racconta, racconta, e solo perde il ritmo quando accenna alla figura del padre. Quel padre che è andato via dalla sua vita, che lei non ha più visto per 14 anni; quel padre tanto odiato e tanto amato. È subito giudicata quanto mai adatta alla televisione, supera il provino agevolmente e le fanno firmare un contratto da "coconduttrice" al Dopofestival di Sanremo del marzo scorso. È un'impresa difficile.

Figuriamoci se uno come Pippo Baudo accetta come "coconduttrice" una che nessuno conosce anche se presenta un curriculum interessante e una bellezza raffinata. Certi giornalisti le si avventano contro, accusandola di essere il tipo perfetto della "raccomandata".
Le sparano colpi ingiusti e duri, da uccidere un leone. Pensate che il nostro soldato bulgaro ne sia stato scoraggiato, che abbia piegato le ginocchia, che abbia deciso di lasciar perdere e di rassegnarsi a sposare uno dei tanti ipermiliardari che la bramano? Nemmeno per idea.
Lei vuole tutto e il più presto possibile. Se in televisione l'hanno ostacolata, eccola irrompere nel mondo del cinema. Alcuni mesi fa aveva saputo di un film sulla vita di Gesù Cristo, The Passion, che Mel Gibson stava girando a Roma.
Lei è arciconvinta di poter interpretare al meglio la figura di Maria Maddalena. Le spiegano che il casting del film è bell'e chiuso, e che per la parte di Maria Maddalena ha già firmato una certa Monica Bellucci. Il soldato non si dà per vinto, vuole vedere a tutti i costi Gibson, convincerlo, stregarlo. Contro tutto e tutti, ci riesce. Gibson la sogguarda, le affida una parte. Ci parla a lungo e diventano grandi amici.
E a non dire, ciliegina sulla torta, del librone tra autobiogafia e romanzo che ha impiegato due anni a scrivere direttamente in italiano, cui ha dato il titolo Alberi senza radici, e che vuole a ogni costo pubblicare con un grande editore. Un volumone di quasi 400 pagine la cui protagonista ha nome né più né meno Michelle Bonev, di cui non ci si stanca di scriver quanto sia bella e speciale. E poi c'è il suo grande amico Giuseppe Maria Corasaniti, di cui si dice che ha un profilo da "nobile greco antico". E poi ci sono i tanti tipi su Ferrari e Mercedes che l'hanno bramata. E la voglia del nostro soldato bulgaro di essere, fare e primeggiare.
Ebbene, la Mondadori le ha firmato il contratto la settimana scorsa. Alberi senza radici uscirà il 15 dicembre. Su una cosa Bonev non transigeva: che sulla copertina del libro ci fosse una sua foto. Ci sarà. Perché è lei l'ingrediente essenziale del libro. "Ne venderò un milione di copie" m'ha detto quando sono andato a farle visita nella sua casa romana. Quando me lo ha detto, ho alzato le mani e mi sono arreso. Non si scherza con i soldati bulgari.

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