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Panorama   Archivio   A cena dai Warhol: maiali e iguane

TESORI NASCOSTI QUANDO IL GENIO DELLA POP ART CREAVA ASSIEME A SUA MADRE

A cena dai Warhol: maiali e iguane

Vito Taormina  28/10/2003

Due rari libri giovanili scoperti nelle Marche dopo quasi mezzo secolo. Un viaggio lungo e avventuroso da New York ad Amandola. Passando per Parigi

Come finiscono due libri d'arte giovanili di Andy Warhol da New York ad Amandola, cittadina delle Marche in provincia di Ascoli Piceno? Se lo chiedono anche alla Andy Warhol Foundation di Manhattan dopo avere saputo del ritrovamento di Holy Cats by Andy Warhol's Mother (1954) e di Wild Raspberries by Andy Warhol and Susie Frankfurt (1959), ovvero una favola di gatti con disegni acquerellati e una serie di fantastiche e surreali ricette di cucina. Il tutto dimenticato da mezzo secolo. E dal valore molto fluttuante.

«Il libro di ricette potrebbe valere circa 8 mila dollari» stimano alla Andy Warhol Foundation for the Visual Arts «quello dei gatti almeno 5 mila. Ma attenzione: si tratta di cifre indicative, che potrebbero diventare astronomiche se, per esempio, queste due opere venissero battute all'asta». Soprattutto per la loro rarità.
Si tratta infatti di libri d'arte autoprodotti: Warhol ne stampò poche copie, con l'aiuto della madre, nella cucina del suo appartamento newyorkese. La tecnica usata per produrre i due lavori fu primordiale. Ma rilevante per la storia dell'arte del Novecento. Warhol tracciò i disegni con inchiostro di china e usò gli stampi per riprodurre le immagini sugli altri fogli. La madre dell'artista scrisse i testi a mano, ironici e spassosi, ma cadendo spesso in errori ortografici.

A quell'epoca il futuro re della Pop art era sconosciuto. E mise in giro quei libri fatti in casa perché qualcuno si accorgesse di lui. «Questi due libri» chiarisce la storica dell'arte Cornelia Lauf «si possono definire opere d'arte autonome. E segnano l'inizio, in America, di un importante fenomeno di massa, il self-publishing».
Pionieristico, innovativo, geniale, in una parola: Warhol. «Non era più la litografia artistica di Picasso o di altri grandi dell'epoca: Warhol, dentro di sé, aveva l'idea delle masse.
E inventò la riproduzione artistica di massa» spiega Lauf. «Siamo davanti a opere chiave del percorso artistico di Warhol, perché anticipano la tendenza dell'artista di delegare l'opera d'arte a un team. Warhol stampava a casa sua con l'aiuto di altri artisti.
Voleva togliere l'aura dell'opera d'arte ai suoi lavori».
Cornelia Lauf sa, perché conobbe personalmente colui che riuscì a elevare al rango di opera d'arte una lattina di Campbell soup. Spiega: «Andy era amico di mio marito, Joseph Kosuth». E Kosuth, professore alla celebre School of visual arts di Manhattan, è uno dei più noti artisti americani di arte concettuale.

Per scoprire le tappe che portano i due lavori di Andy Warhol da New York ad Amandola bisogna ripercorrere la strada all'indietro. È l'agenzia di stampa Il Velino che recentemente ha ripreso la notizia dell'esistenza dei due preziosi libri d'arte. Che saltarono fuori a novembre 2002 nell'ambito di una mostra di pittori locali organizzata dai Lions Club di Amandola, di cui Sandro Cognigni, chirurgo appassionato d'arte, allora era presidente.
«La notizia del ritrovamento» racconta Cognigni «è passata in sordina perché il palcoscenico che offriamo è piccolo: cerchiamo di promuovere gli artisti meno fortunati. Se, per esempio, due opere così importanti fossero state ritrovate a Roma, se ne sarebbe parlato molto più a lungo».

A rendersi conto dell'importanza di quei due strani libri esposti alla mostra di Amandola è stata Tiziana Sbrancia, pittrice e attuale presidente del club. Holy Cats e Wild Raspberries sono stati messi a disposizione da Isabella Cenerelli, che li ha tirati fuori dalla polvere dopo decenni. La signora Cenerelli è stata compagna di Eddy Brofferio, fotografo italo-americano amante della vita bella, goliardica e movimentata. «Girovago fra l'America e l'Europa, oltre a spendere e spandere il patrimonio di famiglia» racconta Cognigni, Brofferio collezionò scatti dei vip dell'epoca. E fu a Parigi che Brofferio entrò in possesso dei due libri di Warhol.
Glieli regalò Madison Smith, ex ballerino e amico molto intimo del re della Pop art. Doni preziosi, che Brofferio portò con sé ad Amandola quando sua madre, prima di morire, espresse il desiderio di rivedere quel figlio che era vissuto troppo spesso lontano da lei.

A questo punto si inserisce l'ultimo tassello del puzzle: Isabella Cenerelli. Che da conoscente diventa amica e poi compagna di Eddy Brofferio: alla morte del fotografo, che trascorse gli ultimi anni della sua vita ad Amandola, le restano, tra le foto ingiallite di una vita di luci, i due volumetti giovanili di Warhol.
Ed è così che oggi in Italia si torna a parlare del grande artista newyorkese. Nel maggio scorso l'infaticabile Sandro Cognigni ha organizzato, in favore dei terremotati del Molise, la mostra Andy Warhol e la città di Amandola, sponsor l'ambasciata degli Stati Uniti.
«Ora i due volumi» sostiene Cognigni «sono stati richiesti dalla Pinacoteca di Montepulciano, che a novembre inaugurerà una mostra di opere inedite di artisti importanti. La signora Cenerelli ha già dato il suo consenso».
Ma non solo. Cognigni ha intenzione di organizzare un'altra manifestazione: questa volta nei locali dell'ambasciata degli Stati Uniti a Roma dove i due preziosi volumetti, firmati da Warhol e sua madre, respireranno aria di casa.

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