ALLA LETTERA
Serve un nuovo patto di stabilità
Sergio Romano 4/12/2003
Germania e Francia privilegiati? Il Portogallo ha ubbidito a Bruxelles ed è stato un disastro.
Mentre gli Usa corrono e l'economia cresce a botte di otto punti percentuali a trimestre, l'Unione Europea boccheggia nel più totale disinteresse del bene collettivo per continuare la strada delle leggi adattate ai singoli. Germania e Francia sono i singoli in questione. Graziati dall'Ecofin, che ha bocciato le richieste di sanzioni della Commissione europea, tra l'altro presieduta da Romano Prodi, non pagheranno pegno per non avere rispettato i parametri di bilancio richiesti dal patto di stabilità. Nonostante ciò l'economia continua a non decollare, e ancor meno una politica economica comune tale da garantire in modo omogeneo uno sviluppo economico capace di produrre ricchezza e basare così il rilancio sulla competizione e non sul solito aiuto ai soliti noti. Con i buoni intenti e le sole parole, l'Unione Europea non andrà molto lontano, men che meno potrà competere con la locomotiva americana.
Giuseppe Diotto
È vero che l'America cresce più rapidamente dell'Europa. Ma sarà bene ricordare che sulle due sponde dell'Atlantico il tasso di crescita viene calcolato con criteri diversi.
In un editoriale della Stampa del 27 novembre Mario Deaglio ha spiegato che «il tanto decantato 8,2 per cento è calcolato con metodo americano (crescita dell'ultimo trimestre proiettata in avanti per un anno) e si riduce a 3,5 per cento se calcolato con il metodo europeo (confronto con lo stesso trimestre dell'anno precedente)».
È altrettanto vero che l'Ecofin (i ministri finanziari dell'Unione Europea) ha adattato le leggi ai singoli. Se i paesi sul banco degli accusati fossero stati più piccoli e meno influenti, le cose, probabilmente, sarebbero andate come nel caso del Portogallo che venne severamente invitato a una scelta: ridurre drasticamente il deficit o pagare una pesante ammenda. Ma il caso portoghese, per l'appunto, contiene, secondo il settimanale britannico The Economist, una lezione. Il governo di Lisbona si è piegato alla volontà della Commissione e ha ridotto il deficit, ma la sua economia, da allora, è andata in recessione e il disavanzo, alla fine di quest'anno, toccherà il 5 per cento. Che cosa sarebbe accaduto se le economie della Francia e della Germania avessero subito una stessa sorte? Siamo davvero sicuri che un patto debba essere applicato anche quando è «stupido» (così lo definì Romano Prodi in una intervista al Monde un anno fa) e rischia di produrre effetti dannosi per l'intera Unione Europea?
Non è tutto. Francia e Germania stanno riformando il loro stato assistenziale e creano in tal modo le condizioni per una economia più dinamica e competitiva. Dovremmo punire chi sta facendo, finalmente, la cosa giusta?
Al di là della discussione sulle regole resta, tuttavia, un problema sostanziale. Il vecchio patto di stabilità è morto, ma l'Unione deve poter disporre di strumenti che le permettano di impedire l'irresponsabilità finanziaria dei suoi partner. Occorrerà quindi scrivere un nuovo patto che tenga conto dell'esperienza fatta e dia prova di maggiore immaginazione. Forse occorrerà individuare alcune spese (infrastrutture, ricerca scientifica, sicurezza, grandi riforme sociali) che non debbono essere conteggiate nel deficit dei paesi membri dell'Unione.





