Archivio Panorama

L'ARCITALIANO
Impunità d'immagine per il nemico
La tv manda in onda il sangue con piacere. Ma certe cose il nostro pulp system non le fa vedere. Chi tortura e sgozza un ebreo, in quanto ebreo, fa notizia ma non lo si vede. Ovvero: come le fotografie possono cambiare il corso della storia. FORUM. FOTOGRAFIE E GUERRA
di Giuliano Ferrara
14/5/2004
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001024576
Daniel Pearl non ce lo hanno fatto vedere. Era un giornalista del Wall Street Journal, un americano, un ebreo.
Lo hanno sequestrato in Pakistan, i terroristi, e Il'hanno ammazzato in quanto ebreo. Lo hanno ammazzato sgozzandolo nel loro covo. l racconto più struggente è nel libro-inchiesta di Bernard-Henri Lévy.
Ma non ci hanno fatto vedere nemmeno Fabrizio Quattrocchi, il «mercenario» italiano ucciso con un colpo di rivoltella dai suoi sequestratori. Di lui ci hanno tramandato una frase patriottica, ma niente video. E non ci hanno fatto vedere mai i resti umani dei civili israeliani massacrati dalle bombe umane, hanno spento le tv quando i corpi cadevano dalle Twin Towers, se scoppia una bomba in un mercato di Tikrit per noi è una notizia senza immagine, e se la folla lincia i riservisti di Tsahal a Ramallah quel che si vede è spunto per polemiche, i media si scusano con l'autorità palestinese di Yasser Arafat.

Il pulp occidentale prevede molta crudeltà nella fiction, è imbevuto del linguaggio cinematografico di Quentin Tarantino. La televisione manda in onda il sangue con piacere.
Ma certe cose non le fa vedere, il nostro pulp system. È apparentemente pietoso o pudico. Si preoccupa dello stato dell'opinione pubblica, dell'ansia delle famiglie.
Ci sono le immagini sgranate, in bianco e nero storico, dei campi di concentramento e delle fosse comuni, però quella è didascalia del tempo passato, lezione pedagogica su un nemico sconfitto, alta celebrazione di pietà. Le azioni del nemico di oggi godono invece di una sorprendente impunità d'immagine.
Ne sappiamo qualcosa, ma non le vediamo.
""
Abu Ghraib, il carcere delle torture

Non le vediamo nella loro precisione, nella loro vertigine morale, nei loro effetti sanguinosi. Non dobbiamo vederle.
Non vogliamo vederle. Se le vedessimo, dovremmo accettare l'idea che un nemico esiste e non siamo ancora pronti per questa prova. Il nostro modo di vita, che diciamo di difendere, non sopporta l'irruzione dell'efferatezza.
Non siamo pronti per sapere, ma dico sapere guardandola bene, nei particolari, nella sequenza della punizione di un tribunale di Allah, tramite sgozzamento rituale di un civile qualsiasi purché americano o occidentale, per sapere che esiste una guerra di civiltà, nutrita di volontà di annientamento, di fede e fanatismo ideologico. Non siamo pronti per affrontare nelle immagini le gesta dei pirati di Dio.

Non sono regole, non è uno standard universale di pietà. Non è che abbiamo deciso di espellere le immagini della guerra e della violenza dall'orizzonte della nostra vita.
No, questo no. Infatti ci sono cose che vogliamo disperatamente sapere, anzi, che vogliamo delibare giorno dopo giorno, che entrano nelle nostre case con la tv e con i giornali.
Sono i resti dei bambini finiti sotto le bombe americane, i brandelli umani delle vittime dei bombardamenti israeliani e soprattutto le torture e gli abusi di un carcere iracheno, Abu Ghraib.
Questo sì, questo vogliamo vederlo e ce lo fanno vedere senza tregua.
Il nemico che tortura e sgozza un ebreo in quanto ebreo fa notizia ma non immagine, l'Occidente che gli fa guerra è invece telegenico anche e soprattutto quando si tratti di ammannire ben confezionati gli effetti distruttivi e inumani di una guerra.

E quando poi alcune unità dell'esercito violano ogni standard di disciplina e di umanità e si comportano da criminali, siamo lieti di annunciare la caduta della Statua della libertà con l'album delle torture sparato in prima e nelle news delle otto.
Sparato, risparato, risparato ancora, perché l'immagine parli da sola, perché tutto sia chiaro: siamo uguali agli altri, a quelli che combattiamo, c'è equivalenza morale. Non conta che la tortura in una parte del mondo sia legge, in un'altra degradante violazione della legge punita dalle corti marziali: sono particolari logici irrilevanti.

In questi casi, mentre ci puniamo e ci ripuliamo la coscienza, ci giustifichiamo dicendo che vogliamo salvare l'Occidente da se stesso, dalle sue tentazioni demoniache (Dio solo sa quanto ingombranti e massicce) e che lo facciamo per difenderne la credibilità, e che per salvarlo dobbiamo perdere la guerra, esaltare chi ce l'ha dichiarata, sporcarne il fine dichiarato, condannarla come un atto criminale.
Siamo preoccupati, e giustamente, per l'umiliazione del mondo arabo di fronte alle donne occidentali che si comportano da aguzzine.
Ma non siamo preoccupati per l'umiliazione e la paura dell'opinione pubblica occidentale di fronte al massacro terrorista quotidiano, alla festa danzante sui nostri resti, alle sentenze dei tribunali del terrore. Quell'umiliazione ce la risparmiamo.
Preferiamo essere nemici a noi stessi piuttosto che riconoscere l'esistenza del nemico. È l'ideologia dell'umanità, la falsa coscienza che parla di un mondo pacificabile con la pace, invece che con la guerra come è sempre avvenuto.

GOVERNO GB ACCUSA MIRROR, FOTO FALSE
"Non vennero mai scaattate in Iraq", lo dice il sottosegretario alla difesa, responsabile per le forze armate, Adam Ingram.

Le fotografie del Daily Mirror cheavevano scosso due settimane fa la Gran Bretagna e chemostravano militari mentre maltrattavano un prigioniero non sonostate scattate in Iraq, ha detto a nome del governo ilsottosegretario alla difesa, responsabile per le forze armate,Adam Ingram.
Confermando quanto già anticipato seppure in formainterlocutoria da Tony Blair e dal ministro della difesa GeoffHoon, Ingram oggi ha detto ai Comuni che l'inchiesta svoltadalla polizia militare ha portato alla conclusione che quel tipodi veicolo all'interno del quale erano state fatte le fotografienon era mai andato in Iraq.
Questa valutazione, ha detto il sottosegretario, è statacorroborata da soggetti indipendenti.
Quelle immagini quindi "in modo assoluto" non sono state riprese in Iraq. Coloro che sono coinvolti "possono aver violato la legge", eventualità all'esame degli investigatori.
Una delle foto mostrava un militare con indosso la divisa delQueen's Lancashire regiment mentre urinava addosso ad unprigioniero.
In altre vi eramo immagini di maltrattamenti.
Ieri il Daily Mirror aveva così replicato alle dichiarazioni fatte da Tony Blair nel corso del question time: "se il primo ministro ritiene che le fotografie siano false, gli chiediamo di presentare prove conclusive a riguardo", aveva detto un portavoce del giornale diretto da Piers Morgan.
Con l'occasione il giornale aveva anche chiesto "urgentemente a Blair di rispondere direttamente alla serie digravi accuse dei Soldati A, B, C, D, E e F, che il Daily Mirrorha pubblicato nell'ultima settimana su specifici episodi aiquali hanno assistito".
Oggi Ingram ha chiesto al giornale di collaborare con gliinvestigatori della polizia militare per "andare a fondo" diqueste accuse.
"Dall'inizio di questa vicenda - ha detto ilsottosegretario- il Daily Mirror ha chiesto che il ministerodella difesa e l'esercito operassero al meglio, per onestà,trasparenza e professionalità.
Ora sfido il giornale a fare lostesso". Ingram ha anche ricordato che il nome del reggimentoè stato "gettato nel fango" dal giornale e che alla fine delprocedimento questo valuterà se denunciare il direttore delMirror al quale è stata ricordata la rabbia dei soldatiaccusati ingiustamente e la responsabilità per aver messo ulteriormente a rischio la loro vita.

(ANSA)
Stampa