STATI UNITI: VERSO IL VOTO DIGITALE
Paura di brogli nell'urna elettronica
Vito Taormina 24/5/2004
Alle presidenziali di novembre circa 50 milioni di americani useranno il computer per scegliere fra Bush e Kerry. Ma i dubbi sono ancora forti.
Il 2 novembre 2004, giorno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, la grande incognita sarà il voto elettronico. Cercando di non ripetere il pasticcio elettorale del 2000 (cinque settimane per conoscere l'esito delle consultazioni), il governo federale ha stanziato 1,5 miliardi di dollari per modernizzare il sistema di voto. Obiettivo: eliminare la tradizionale scheda elettorale. L'urna tecnologicamente avanzata non è perfetta. Anzi, può diventare pericolosa. Bev Harris si definisce «una nonna di 52 anni» ma il suo libro Black Box Voting (Il voto nella scatola nera) sta mettendo in guardia gli elettori americani. Nel volume-inchiesta l'autrice spiega come sia semplice attuare brogli elettronici, ma soprattutto lancia l'allarme sui rischi per la privacy dei cittadini.
Un esempio? Nel corso delle primarie californiane del 2002, i voti di 57 seggi elettorali sono stati trasmessi via internet, diventando facilmente intercettabili, a causa di una svista della Diebold election system. L'azienda, che produce urne elettroniche e gestisce con altre società i sistemi di e-voting, è finita sotto accusa per la vulnerabilità dei suoi sistemi. «Al di sotto degli standard minimi di sicurezza» sentenziano i ricercatori della Johns Hopkins University e della Rice University che hanno analizzato il codice utilizzato dalla Diebold. In pratica c'è il pericolo che i voti per un candidato possano essere pilotati verso l'altro. Non bastasse, parte della stampa Usa afferma che Walden O'Dell, amministratore delegato della società, è impegnatissimo nella campagna per la rielezione di George W. Bush, tanto che ha partecipato a una cena di «campioni» della raccolta fondi.
Nonostante i potenziali rischi, secondo una ricerca del centro di studi politici Election data services il prossimo 2 novembre 50 milioni di elettori (su 173 milioni registrati) sceglieranno il presidente degli Stati Uniti con l'e-vote. Basterà toccare lo schermo del terminale e la preferenza verrà registrata nella memoria del computer. I vantaggi: niente schede elettorali, né conteggi laboriosi dei voti. Proprio su questo punto divampa un'altra polemica. Il deputato del New Jersey Rush Holt vuole che le urne computerizzate registrino anche ricevute stampate, in modo da verificare la trasparenza del voto incrociando carta e memoria elettronica. La proposta di Holt, che giaceva da mesi al Congresso, è tornata in discussione dopo la tornata di primarie del 2 marzo, il «supermartedì», in cui molte apparecchiature per il voto elettronico non hanno funzionato.
In India, invece, il problema dei brogli digitali sembra essere stato risolto. Nelle recenti elezioni è stata utilizzata un'urna elettronica della dimensione di una valigia, alimentata a batteria, finora a prova di hacker. La macchina non è collegata in rete né ad altri computer» spiega R. Jagannathan, general manager di Bharat Electronics, «e il software non può essere riprogrammato».





