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Panorama   Archivio   George e i suoi boys banditi giramondo

RETROSCENA: CHI SONO I PROTAGONISTI DEL RAPIMENTO VALDATA

George e i suoi boys banditi giramondo

Francesca Folda  19/7/2004

Traffico di esseri umani, rapine, usura, omicidi. Ricercati in tutta Europa, ma decisi al grande salto: il sequestro di Voghera. La vera storia dei romeni che hanno terrorizzato il Nord Italia.

Hanno fama di abili borseggiatori. Ma in realtà le bande di romeni hanno raggiunto in Italia un profilo criminale di tutt'altro livello. La prova è arrivata con il rapimento di Annamaria Valdata, la donna di 74 anni liberata dopo cinque giorni di prigionia grazie alle indagini dei carabinieri. Il successo degli investigatori non ridimensiona l'allarme per la nuova mafia che proviene dalla Romania.
Il gruppo che ha ideato, preparato e compiuto il sequestro non è composto da un manipolo di immigrati disperati che decidono di tentare il colpo grosso non avendo nulla da perdere. Si tratta di un vero e proprio clan, con una lunga storia criminale che parte dalla Romania e riguarda tutta l'Europa.

Una banda che con il sequestro di persona ha tentato un salto mettendo in atto, proprio in Italia, il reato che più richiede conoscenza del territorio, agganci, capacità di governare il gioco.
«Se non avessimo risolto questo caso» sostengono gli inquirenti «dopo quella delle rapine in villa, si sarebbe potuta aprire una stagione dei sequestri».
Non appena gli investigatori del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei carabinieri di Milano, seguendo il filo delle telefonate dei sequestratori, sono incappati nel nome di George Nan, hanno chiesto chi fosse all'ufficiale italiano di collegamento a Bucarest. Non immaginavano che il fascicolo della polizia romena fosse tanto corposo.

L'uomo arrestato a Monaco di Baviera e sospettato di essere il capo della banda di sequestratori ha 37 anni e almeno tre identità: George Nan è quella vera, riportata nei certificati di nascita del comune di Curtea De Arges, una cittadina a 150 chilometri a nord-ovest di Bucarest, nella provincia di Pitesti. Con quel nome venne espulso dall'Italia nel 1999. Ma si faceva chiamare Nicolae Costantin Racu quando nel 2001 finì sotto inchiesta a Torino per la tratta di donne da destinare alla prostituzione. La condanna definitiva a sette anni di carcere non l'ha mai scontata. A quel tempo lavorava con il fratello Ionel Nan, di nove anni più giovane. Assieme avevano organizzato un traffico di circa 15 ragazze alla settimana.Romene o moldave, venivano radunate davanti al pub Twin Peaks di Curtea De Arges dove pagavano mille dollari l'una per arrivare in Occidente sulla rotta Romania-Ungheria-Austria-Italia. Scoprivano di essere destinate al marciapiede dopo essere state vendute dai fratelli Nan a calabresi residenti in Piemonte o a esponenti della criminalità albanese che le smistavano sui viali a luci rosse di tutto il Nord Italia.

Le notizie fornite dal Servizio di cooperazione internazionale di polizia non finivano qui. Nan è un uomo spietato e per questo temuto nel suo paese d'origine. Non ha esitato a farsi sparare (fu ferito a un piede) per evitare di essere arrestato tra i boschi al confine tra Romania e Ungheria. Quando cinque ragazzi insultarono sua moglie, Elena Luminita Nan, oggi 31 anni, organizzò una spedizione punitiva a cui partecipò anche il fratello: armati di mazze da baseball mandarono all'ospedale i cinque che avevano offeso la donna.

A Curtea De Arges si dice che Nan presti soldi con interessi da usura a proprietari di locali pubblici in difficoltà e pare che proprio con la cessione di una discoteca del posto abbia ripagato gli avvocati che arruolò per farsi difendere in un processo per omicidio in Ungheria. Arrestato per l'omicidio di un connazionale con cui era in affari, fu scarcerato grazie all'intervento dei legali e quando arrivò la condanna a 10 anni e 6 mesi era ormai uccel di bosco.

Anche in Germania Nan è sospettato di un omicidio, conseguenza di una rapina finita male. Eppure, nei giorni del sequestro Valdata il pluriricercato si era rifugiato proprio in Baviera, in attesa di fuggire ancora, forse nei Paesi Bassi. Si sentiva protetto dall'ennesima identità rubata: aveva il passaporto intestato a Sergi Nicola Caprita. Un documento vero a cui era stata semplicemente cambiata la foto. Questo gli ha consentito addirittura di passare indenne a un controllo della polizia tedesca: pochi giorni prima dell'arresto a Monaco era stato fermato a Wurzburg. Viaggiava con Cristian Cirja (l'unico latitante tra i sequestratori) su un'auto con targa spagnola.

E non per caso: la Spagna è un'altra base logistica del gruppo, da dove, secondo fonti dell'Interpol, i romeni trafficavano in auto di lusso e carte di credito clonate.
Per agire indisturbati da un capo all'altro d'Europa, sfruttavano le maglie larghe della legge che non prevede visti dalla Romania (basta non trattenersi più di tre mesi e provare di avere 100 euro al giorno per i primi cinque giorni). Col tesoro accumulato grazie al traffico di clandestini, non avevano difficoltà a comprare documenti da falsificare.

L'intera rete criminale era ben nota alla polizia romena. Nan conosceva da anni i fratelli Cirja: oltre a Cristian, ha partecipato al sequestro Valentin, arrivato apposta dalla Romania assieme a Vasile Panait, neanche a dirlo con un passaporto contraffatto. Georgeta Petrescu, sorella della moglie di Nan, era l'unica ad avere un regolare permesso di soggiorno grazie al quale ha preso in affitto l'appartamento nel centro di Voghera che ha ospitato gli altri componenti della gang. Inclusi suo cugino Vlorel Petrescu e Carol Piti, l'uomo che fuggì sui tetti il giorno del blitz dei carabinieri.
Per quanto lo avessero perso di vista, i segugi del Ros hanno continuato a intercettare le sue telefonate e lo hanno tallonato fino a Monaco, dove è stato arrestato assieme a Nan. Il cerchio è chiuso? Niente affatto.

Restano due domande aperte. Che cosa faceva pensare ai rumeni che la famiglia Valdata non si sarebbe rivolta alla polizia? Gli inquirenti sospettano che nel Nord Italia possano essersi verificati altri episodi di intimidazione, se non addirittura altri sequestri lampo, senza che molti imprenditori denunciassero gli estorsori stranieri, perché proprio di manovalanza dell'Est in nero riempiono i loro cantieri. Con l'ultima sanatoria, i romeni residenti in Italia sono quasi raddoppiati, diventando la comunità straniera più numerosa nel nostro paese (oltre 250 mila immigrati).

Ma c'è di più. Resta da individuare il basista, probabilmente un imprenditore romeno che aveva lavorato anche per i Valdata, originario dell'area di Birlad (un paesone della zona moldava, lontanissima da Curtea De Arges) da cui provenivano le telefonate con la richiesta di riscatto.
Con una coincidenza che ha fatto saltare sulla sedia anche gli uomini dell'Interpol: proprio a Birlad vivevano la fidanzata e i complici di Francesco Schiavone, camorrista e cugino dell'omonimo capoclan dei Casalesi, arrestato in Polonia nel marzo scorso dopo anni di latitanza in Romania.
E il timore è che sia già nato un asse tra la nascente e spregiudicata mafia rumena e gli storici clan italiani.

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