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CALA IL NUMERO DEI SENZA LAVORO

Più occupati, economia fredda

  28/9/2004

I nuovi dati Istat relativi al secondo trimestre del 2004 fanno registrare una diminuzione del tasso di disoccupazione in Italia, attestato sul 7,9 per cento. E' il miglior risultato degli ultimi dodici anni. Eppure, si è già scatenata la bagarre politica, con i sindacati che parlano di posti precari e la Confindustria che punta l'indice sulla crescita al palo. Soddisfatto il governo: «Primi effetti della riforma Biagi»

Cresce l’occupazione in Italia, nonostante lo stanco andamento generale dell’economia. Nel secondo trimestre 2004 l’aumento degli occupati è stato dello 0,4 per cento, 163.000 in valori assoluti, facendo scendere il tasso di disoccupazione al 7,9 per cento, minimo storico dal 1992.
L’andamento non è però omogeneo. Il Nord perde 47.000 occupati (-0,4 per cento), il Centro guadagna 32.000 unità (+ 0,7), il Sud fa registrare un aumento di 101.000 occupati (più 1,6 per cento). Nel complesso i disoccupati, o, come dice l’Istat, «le persone in cerca di occupazione» sono 1.974.000: 21mila (e l’1 per cento) in meno del primo trimestre del 2004. Di questi, 477.000 al Nord, 291.000 al Centro, 1.206.000 al Sud.

DIVERSO SISTEMA DI RILEVAZIONE
Va notato che l’Istat ha cambiato metodo di rilevazione, rendendolo continuo e aggiornandolo in particolare al nuovo censimento: da quest’ultimo è emerso un aumento dei residenti tra il 2003 e il 2004, in particolare per le classi di età centrali.
Resta comunque l’andamento positivo, che assume ancora più rilievo se si tiene conto che in Italia il rapporto tra occupati e popolazione attiva (tra i 15 e i 64 anni) è tradizionalmente fra i più bassi d’Europa: il 56 per cento, rispetto al 65 della Germania, al 73 della Svezia e al 64,4 della media dell’Unione europea.

BAGARRE POLITICA
Come al solito sulle percentuali c’è bagarre politica. Per Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, questi dati dimostrano la bontà delle scelte del governo, in particolare della legge Biagi sul mercato del lavoro: «Diminuiscono i contratti a tempo determinato, mentre il fenomeno della precarizzazione rimane limitato». Anche Andrea Pininfarina, vicepresidente della Confindustria, dà un giudizio positivo, sia pure con riserva: «I dati sono un segnale importante che riflette i primi effetti della riforma del mercato del lavoro. Tutto ciò non ci deve però tranquillizzare. Il tasso di occupazione è importante ma quello che conta è il livello di crescita e di sviluppo, e il nostro Paese è fermo».

I sindacati la vedono in maniera molto più pessimistica. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani punta l’indice sul grande divario che ancora resta tra Nord e Sud, ma anche sulle debolezze che cominciano a manifestarsi nel Settentrione: «La ricerca di lavoro sta diventando molto più difficile sia al Sud che in alcune aree forti. Mentre la riduzione complessiva della disoccupazione si deve probabilmente - afferma - «alla crescita del lavoro precario». In realtà, tenuto conto che in altri paesi europei (per esempio in Germania) la propensione ad andare in pensione non è più bassa che in Italia, e che qui è invece assai più diffusa l’area del lavoro nero, verrebbe da concludere che la differenza con l’Europa si sta colmando e la disoccupazione si avvia a trasformarsi da emergenza a problema risolvibile. E tutto sommato si litiga su percentuali positive.
Resta, è vero, il problema della mancata ripresa economica. L’Italia appare come una molla: potrebbe scattare, ma è ancora scarica.

DATI DESTAGIONALIZZATI (in mln, tassi in %) TRIM2 04 TRIM1 04 VAR. SU TRIM
TASSO DISOCCUPAZIONE (%) 8,1 8,2 -0,1%
Numero disoccupati (mln) 1.974 1.994 -0,021
Numero occupati (mln) 22.424 22.339 0,085
Forze lavoro (mln) 24.398 24.333 0,065
DATI GREZZI (in mln, tasso in %) TRIM2 04 TRIM2 03 VAR.% SU ANNO
Tasso disoccupazione (%) 7,9 8,4 -0,5%
Numero disoccupati (mln) 1.923 2.046r -0,123
Numero occupati (mln) 22.438 22.275r 0,163
Forze lavoro (mln) 24.361 24.321r 0,04