Archivio Panorama

L'EDITORIALE
Quando la cura Usa non funziona
In Somalia, come in Afghanistan e in Iraq, la politica americana rinforza gli integralisti.
di Sergio Romano
15/6/2006
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001036698
Un paese in crisi è un malato.
Per curarlo occorre accertare anzitutto la natura del morbo e ricostruirne per quanto possibile il decorso.
Nel caso della Somalia gli americani non hanno dubbi. Il paese soffre di fanatismo islamico e le prime manifestazioni del male risalgono all'intervento in Afghanistan da parte delle truppe Nato, dopo l'11 settembre, quando Al Qaeda, privata del suo santuario talebano, cercò di riorganizzarsi altrove e riuscì a trovare qualche punto d'appoggio nella vecchia colonia italiana.
Fatta la diagnosi, il medico di Washington ha deciso che la cura del malato esigeva il rafforzamento degli anticorpi, vale a dire il finanziamento di quelle signorie feudali che si erano installate in Somalia dopo il crollo dello stato all'inizio degli anni Novanta ed erano riuscite a spartirsi, dopo una furibonda guerra civile, le magre risorse del territorio.
Se i signori della guerra erano decisi a contrastare la strategia di Al Qaeda, il realismo suggeriva agli Stati Uniti di sceglierli come alleati e aiutarli a combattere.

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Ma anche il realismo, se la diagnosi è sbagliata, può aggravare la malattia. La crisi somala non comincia dopo l'11 settembre 2001, ma appunto all'inizio degli anni Novanta, dopo il collasso della stato. Negli ultimi mesi di presidenza George Bush, padre dell'attuale presidente, decise di montare un'operazione umanitaria e di polizia internazionale, sotto l'egida dell'Onu, che avrebbe restituito al paese l'ordine e la speranza. Bill Clinton dovette accettare l'eredità del suo predecessore e decise che il buon esito dell'operazione dipendeva dallo scioglimento delle milizie che alcuni politici e militari avevano costituito per tentare la conquista del potere.
Il principale obiettivo era il generale Mohammed Aidid, forse il più audace e scaltro dei signori della guerra. La strategia era giusta, ma l'operazione risultò essere più dura e difficile di quanto Washington avesse immaginato. Fra il 3 e il 4 ottobre 1993 gli uomini di Aidid, con una imboscata, distrussero cinque elicotteri americani, uccisero 18 ranger, ne ferirono 78 e s'impadronirono di numerosi prigionieri. Qualche giorno dopo Clinton annunciò che avrebbe ritirato il contingente americano entro il 31 marzo 1994. Nei mesi seguenti gli altri corpi di spedizione dell'Onu, fra cui quello italiano, se ne andarono alla spicciolata.
La fuga ebbe almeno due effetti negativi. In primo luogo annunciò al mondo che gli americani, da quel momento, avrebbero evitato di intervenire con le loro truppe nelle crisi africane e dette quindi agli avventurieri del continente licenza di uccidere. In secondo luogo garantì ai signori somali della guerra il diritto di spartirsi il paese. Esiste da qualche tempo un governo somalo, costituito dopo difficili negoziati, ma è a Baidoa, nell'interno, e non può per il momento installarsi a Mogadiscio.
In Somalia, nel frattempo, è nato ed è andato progressivamente crescendo il movimento dei tribunali islamici: una forza politico-religiosa che applica rigorosamente, là dove riesce ad affermarsi, la legge musulmana. Sono islamisti radicali e potenziali alleati di Al Qaeda? Hanno certamente forti legami con la corrente wahabita dell'Islam e con la Fratellanza musulmana, ma hanno soprattutto, agli occhi delle popolazioni, il merito di averle sottratte alla tirannia dei signori della guerra e di avere restaurato alcuni fondamentali servizi sociali.

Le ragioni della loro ascesa sono quindi le stesse che hanno favorito il successo elettorale dei Fratelli musulmani in Egitto e di Hamas in Palestina. Ancora una volta gli americani non hanno compreso che la progressiva affermazione di un movimento islamico radicale è quasi sempre direttamente collegata alle sventure di un popolo e a un'operazione militare fallita o mal realizzata. È accaduto in Afghanistan, dove il movimento talebano nacque sulle macerie della lunga guerra contro i sovietici e del conflitto civile che ne seguì. È accaduto in Iraq, dove la guerra americana ha offerto ai gruppi islamici l'occasione di utilizzare per i loro fini le sventure e i malumori della popolazione. È accaduto in Somalia, dove la brutale tirannia dei signori della guerra ha favorito l'avanzata dei tribunali islamici.
In ciascuna di queste vicende il medico americano ha fatto diagnosi e applicato rimedi che si sono rivelati spesso inadatti al male che dovevano curare. Mi chiedo se il maggior problema del mondo oggi siano i mali del paziente (l'islamismo radicale) o le cure del medico.
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