Archivio Panorama

L'ARCITALIANO
Se l'ecologia diventa un birignao
Molti predicono apocalissi ambientali, invece cielo e mare rimarranno blu per secoli
di Giuliano Ferrara
14/11/2006
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001038815
Se mi dicono in tv, in prime time, che fra quarant'anni è finito il pesce e l'oceano non scambierà ossigeno con l'atmosfera, penso che mi vogliono prendere per i fondelli.
Se mi dicono che il conto degli uragani dimostra gli effetti minacciosi del riscaldamento globale del pianeta, e che diventeremo in un tempo storicamente accertabile un immenso tropico alluvionato, mi sento preso in giro.
Se mi fanno vedere un ghiacciaio fotografato nell'Ottocento e poi l'altro giorno, per impressionarmi e convincermi che lo scioglimento dei ghiacci è tale da alzare il livello del mare fino all'assedio delle terre emerse e dei centri urbani, penso che mi vogliano far fare la figura del cretino.
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Il Lago Ciad era un mare interno ai margini del Sahara. Le dighe per deviare le acque dei suoi affluenti lo hanno ridotto a una pozzanghera: a fine anni 90 aveva perso il 95 per cento della superficie e nel 2004 si è ritirato fino a 523 km quadrati

Se poi aggiungono che tutto questo dipende dai tubi di scappamento delle Fiat Punto e dalle emissioni industriali, mi viene voglia di ridere e anche un po' di piangere.
Sarò anche un bastardo egoista di quelli che se ne impipano dell'ambiente, sarò anche un insensibile che si chiede che cosa i posteri abbiano fatto per noi e li disprezza, un arrogante troppo sicuro di sé, un presuntuoso che non capisce i dati della scienza, ma voglio qualche delucidazione in più.

E avanzo dei dubbi, che alla scienza e alla tecnica non hanno mai fatto del male.
Isaac Newton spiegò con una forza fisica il perché della mela che cade a terra dall'albero, ma se avesse detto che alla fine cadremo tutti a quattro zampe, e resteremo schiacciati e intrappolati nelle macerie di case in pietra incapaci di reggere la gravità, lo avrebbero giustamente preso per matto. Io dico che di pesce ce n'è ancora abbastanza per molte generazioni.
E desidero mi si dimostri il contrario non con dei controversi modelli lineari, cosiddetti, ma con prove fondate sul rapporto di causa ed effetto, prove aristoteliche, non di sociobiologia della Terra, un paradigma scientifico che nemmeno Nostradamus.
Io dico che il conto degli uragani, sulla scala temporale necessaria per definire un rapporto tra variazioni atmosferiche e apocalissi prossima ventura, è materia di memoria incerta, non c'è alcuna certezza riguardo ai secoli passati, dunque non c'è alcuna certezza riguardo ai secoli futuri.

Io dico che Giorgio Bocca stava in montagna, nel 1943, e notava i ghiacciai che «vanno su e giù», come ha scritto nel suo ultimo libro, e questo mi basta per distrarre scettico lo sguardo dalla fotografia del ghiacciaio calvo, privato della sua bella cresta bianca. Io dico che le turbine dei jet al cielo immenso gli fanno un baffo, basta guardarlo.
Dico che basta guardare la Terra per quanto è grande, l'atmosfera per quanto è estesa e gonfia e onnipresente, i mari senza industrie che sono due terzi del globo, e le terre emerse che sono popolate dall'industria per una percentuale minima, e poi farsi due conti mentali: ma davvero abbiamo rovinato il mondo, ma davvero abbiamo il potere di rovinarlo secondo gli schemi dell'ambientalismo fantasy?

Fior di eroi del contraddittorio, eroi di liberalismo, di controversia, di spirito critico, contestano l'ovvia ideologia utopista dei regressisti travestiti da progessisti.
Per un Nicolas Stern che vuole spendere 600 miliardi di dollari l'anno allo scopo di pianificare tutto, riconvertire tutto a una nuova dittatura delle regole fissate dai governi, imbrigliare l'economia, spegnere l'innovazione concentrandola nei settori che decidono le élite e non in quelli scovati dal mercato, ecco che un Björn Lomborg, con l'appoggio del Wall Street Journal, propone di affrontare i veri mali del mondo, dalla sete alla malnutrizione, con un assegno una tantum da 50 miliardi di dollari, un incentivo che indirizzi le risorse e la loro più equilibrata allocazione, non una super Regola che imprigioni la libertà dello sviluppo passando dall'economia all'utopia.

Per un tronfio Al Gore, che un giorno perde le elezioni, un altro apre un ristorante, un altro ancora si fa crescere la barba, un altro se la taglia, e infine raccoglie per hobby e politica fondi per il suo avventurismo avveniristico, e giustamente finisce con il girare un film ambientalista fintospielberghiano, che si rivela un flop tragico poiché alla fine gli uomini sono saggi, ecco il modesto e serio professore di chimica di una università italiana che ridicolizza le energie alternative e mette punti e virgola a un discorso liricizzante, tutto fondato sulla dittatura mediatica dell'immagine a danno della consecutio logica della parola scritta e dei benedetti numeri arabi.

Ma vi rendete conto?
Tutte le sere ci fanno vedere gli stessi fumi di scarico ripresi in modo sapiente e suggestivo, i ghiacci che in primavera si sciolgono come fossero una minaccia imminente, i pescherecci che resteranno a secco per via della pesca a strascico, gli uragani come fossero chissà quale novità, tutte le sere ma proprio tutte, e ci indicano l'urgenza di uno stato razionale assoluto, di un totalitarismo della precauzione, per toglierci la gioia e la libertà di vivere, per sostituire con una nuova premonizione utopica il bisogno di ideologia di un mondo senza religione e senza dei.
Ce l'abbiamo nell'anima l'apocalissi, ma il cielo è bello, puro e blu come gli oceani. Nei secoli dei secoli, fino a prova contraria. Prova, non birignao.
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