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IL NUOVO FENOMENO - CAMPIONE D'INCASSI E DI SCORRETTEZZA POLITICA

Tutti pazzi di Borat

Matteo Durante  23/11/2006

La Borat-mania non è solo di botteghino (a sorpresa la pellicola ha sbancato il boxoffice americano per due settimane consecutive), ma anche di costume e mediatica. Ed è Globale. La pellicola del finto giornalista kazako, interpretato dall'inglese, ed ebreo, Baron-Cohen è un caso internettiano, giudiziario e persino diplomatico

Mentre l'Italia dibatte sull'opportunità della satira papale di Crozza e Fiorello, per l'America, a bordo di un camioncino di gelati, gira il giornalista kazako Borat Sagdiyev.
Che dice di voler sposare Pamela Anderson, ma dopo avere fatto "una esplosione di amore cosmico sul suo seno"; alle femministe che incontra domanda se non è un problema che le donne abbiano il cervello più piccolo di quello dei maschi e si stupisce che i gay americani non indossino un cappellino blu come quello che devono mettersi in Kazakistan, il paese che lo ha mandato in missione a esplorare gli Stati Uniti.

Il reportage in realtà è un film.
Interpretato da Sacha Baron Cohen, comico inglese che sta facendo, letteralmente, impazzire e arrabbiare il mondo intero, portandosi dietro l'etichetta di un classico del cinema, quello che con una risata ha seppellito una volta per tutte la correttezza politica.
Raramente una pellicola è risucita, in un colpo solo e in così breve tempo, a offendere le donne, gli ebrei, i neri (Michael Jackson, in particolare) e i gay. E poi a provocare una crisi diplomatica tra il governo degli Stati Uniti e la repubblica del Kazakistan prima e tra kazachi e uzbechi e rumeni poi.

FENOMENO PLANETARIO
Conseguenze? Borat è il personaggio planetario del momento: il più amato, odiato, criticato, censurato, osannato, citato (dai teeenager americani che hanno già adottato il saluto kazaco: "Jagshemash!", ma anche in tribunale), stra-scaricato (su internet), piratato, proibito. Un'impresa da record, quella di Cohen, 34 anni e una laurea a Cambridge con una tesi sul ruolo degli ebrei nell'era dei diritti civili americani.
Il primo ruolo a renderlo celebre in tv in Gran Bretagna è stato il rapper Ali G, sintesi di tutti gli stereotipi della cultura hip hop nera, capace di non abbandonare il linguaggio del ghetto neppure per intervistare i deputati del parlamento inglese.
Poi è stato il turno di Bruno, un giornalista austriaco di moda che lavora per la Gay tv e non concepisce che qualcuno sia eterosessuale.

Ma la consacrazione è arrivata con l'antisemita, misogino, razzista e politicamente scorrettissimo Borat, una maschera nata per caso: "Se ricordo bene abbiamo deciso che Borat fosse del Kazakistan senza sapere bene cosa fosse" ricorda Andrew Newman, che produsse i primi show di Cohen e ora guida la programmazione degli spettacoli di Channel 4 in Gran Bretagna.
"Sembrava un posto lontano, e pensavamo che non sarebbe stato facile controllare l'accuratezza di quel che dicevamo".
Invece, le folli avventure del finto giornalista stanno monopolizzando l'attenzione globale: dai capi di Stato alle chat online, dai ragazzini ai veterani della critica cinematografica.

CASO DIPLOMATICO
L'ultimo caso politico? La Romania, che è insorta contro la pellicola.
In particolare il villaggio di Glod - a circa 140 chilometri a nordovest di Bucarest dove sono state girate le scene che riprendono Borat in quello che dovrebbe essere il suo paese natale nel Kazakistan - accusa la produzione del film di Cohen di aver dipinto gli abitanti come "stupratori, abortisti, prostitute, ladri, razzisti, bigotti, sempliciotti e bifolchi".
Tra le piu infuriate Paraschiva Stolan, 73 anni, che fa la madre del protagonista.
Ha detto di sentirsi "insultata", anche per l'esiguo compenso: 30 euro e 200 chili di calce, utilizzati per ridipingere la sua abitazione.

Sulle spine, anche le autorità del Kazakistan.
Il ministro degli Esteri Kasymshomart Tokayev, lo ha accusato di xenofobia. Irritato, ma un po' ironico, l'ambasciatore a Londra, Erlan Idrissov: "Siamo sopravvissuti a Stalin, sopravviveremo anche a Borat".
Inoltre, il sito originario del film, www.borat.kz, è stato censurato dal governo kazako. Ma inutilmente: il nuovo spazio web messo in piedi per promuovere il film, come afferma la Reuters che cita il servizio di monitoraggio del traffico web russo Mail.ru, sta ricevendo un numero inatteso di visite: addirittura un raddoppio dei contatti nella settimana che coincide con il lancio del film.
Il nuovo sito ufficiale del film, oltre a mostrare un trailer, si presenta come il sito del Ministero dell'Informazione kazako, la cui vera URL è invece inform.kz/. Perdipiù è condito da "foto ufficiali" del Ministero, in cui lo stesso Borat, protagonista del film, è in primo piano.

Il 21 novembre però, in una conferenza stampa, a fianco del primo ministro inglese Tony Blair, il presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco: "Il film è stato creato da un comico, allora ridiamoci su".
Una vera inversione di rotta "dipolomatica", dopo che qualche mese fa, per rispondere all'attacco satirico portato da Borat all'immagine del Kazakistan il governo aveva deciso di investire 40 milioni di dollari nella produzione del kolossal Nomad, storia del guerriero Mansur e della sua guerra contro gli invasori mongoli.

Forse perché partorita da un ebreo, la feroce satira antisemita del personaggio Borat (che considera gli ebrei responsabili dell'11 settembre) non è stata accolta con sdegno dalla comunità ebraica.
Ad esempio, l'Anti Defamation League americana ha commentato che l'obiettivo del film "è denunciare gli stereotipi, non perpetrarli".
Quanto al protagonista, Baron Cohen ha autocandidato Borat "all'Oscar come migliore pellicola anti-ebrea. Ma non sarà facile, c'è la concorrenza molto forte di Mel Gibson...".

IL CASO AL BOX OFFICE
Costato appena 18 milioni di dollari - una miseria, se paragonato al gigantismo dei budget hollywoodiani - il film è stato il più visto negli Stati Uniti, nelle prime due settimane di novembre (ha incassato 26 milioni di dollari, solo nel primo week end, quello del 5 novembre). Mentre nel terzo weekend di programmazione è sceso al terzo posto, con 14,4 milioni.
Comunque, un successo che ha spiazzato anche la stessa casa di distribuzione, la 20th Century Fox. Che con i dollari incassati potrà far fronte alle diverse cause giudiziarie promosse contro il film.
Stanno andando per vie legali, per esempio, tutti quegli americani coinvolti, a loro insaputa, nella pelicola, perché credevano davvero che Borat fosse un giornalista kazako impegnato in un'inchiesta sugli Usa. E così, dopo l'uscita del film, molti hanno fatto la voce grossa. Tra coloro che hanno deciso di chiedere un risarcimento per via giudiziaria, la signora dell'Alabama Cindy Streit, che nella pellicola riceve un sacchetto di feci da Borat; e un terzetto di studenti di una confraternita della Carolina del Sud. Per non parlare del giornalista turco Mahir Cagri, che ha accusato Baron Cohen di essersi ispirato a lui per il personaggio.

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Ormai residente a Los Angeles, Cohen vive con l'attrice australiana Isla Fisher

In Italia, l'uscita del film-cult del 2006 è stata fissata inspiegabilmente tardi, ai primi di marzo 2007. Un'anteprima - dopo la rapida capitina al Festival di Roma - è prevista a "Capri, Hollywood- International Film Festival" per venerdì 29 dicembre.

CASO MEDIATICO
Ma il vero successo di Borat, il suo vero campo di battaglia e di trionfo è il mondo web. Sulle pagine virtuali Cohen è citatissimo, amatissimo e cliccatissimo.Basta pensare a You Toube, dove ci sono decine e decine di spezzoni (piratati) del film: praticamente, l'intera pellicola.Per non parlare di Wikipedia, l'enciclopedia libera online, costretta a sospendere per un po' l'accesso alla pagina sul Kazakhstan: gli utenti avevano scritto che Borat è il vero presidente del Paese, e Nazarbayev un usurpatore.
Non male per un giornalista immaginario.

BORATMANIA IN RETE
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Il meglio di Borat su YouTube
Trailer e spezzoni del Film

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