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L'ARCITALIANO

Omosessualità, affare di stato

Giuliano Ferrara  21/12/2006

Ma il grande mito dell'eguaglianza di fatto fa vincere veramente la «corsa della modernità»?

Perché l'omosessualità è diventata un grande affare di stato?
Lo abbiamo tutti notato: l'amore che non osava dire il suo nome adesso è il nuovo nome della politica in tante battaglie etiche e civili che dividono, inorgogliendo alcuni e avvilendo altri e lasciando indifferenti molti, forse.
Il nome che non si osava dire corre di bocca in bocca, se ne sente il brusio fino alla petulanza.
La gravidanza della figlia lesbica del vicepresidente americano Dick Cheney, Mary, è una notizia globale, il termine di riferimento irrinunciabile di mille commenti, di mille auguri di felicità, di mille interviste televisive che imbarazzano i candidati alla presidenza per il 2008.

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Due coppie gay - quattro bambole simil-Barbie - nel presepe di Montecitorio. Che costringono Bertinotti ad una dura presa di distanza: "Una provocazione inutile e dannosa". Le hanno piazzate due deputati della Rosa nel Pugno, proprio accanto ai pastorelli e alla mangiatoia: una coppia di lesbiche con un cartello al collo su cui si legge "Anche in italia il matrimonio gay come nella Spagna di Zapatero". E poi c'è la coppia di omosessuali, anche loro con un cartello al collo, con su scritto "Pacs Now". Le statuine hannp sollevato prevedibili ed aspre polemiche


Dimmi che cosa pensi, anzi che cosa senti, quando ti dico che sta per nascere un figlio di due donne, almeno in un certo senso, e ti dirò se la tua è una mentalità aperta o chiusa, se il tuo è un pensiero indipendente o sottomesso, se sei o no abilitato a vivere pienamente in una democrazia moderna e sperimentale, sulla scia del progresso.
Se ti invitano in ambasciata, e questo vale già per parecchi paesi, non ti chiedono più di presentarti con la tua signora ma con un coniuge, e se sei un poco mascalzone ti viene la tentazione di presentarti con un giocatore di baseball che rutti forte e beva birra, ma se sei persona a modo glissi, naturalmente.

Perché sai che con il codice civile non si scherza, e che ormai nella vecchia Europa, mentre infuria la battaglia anche in America, stato per stato, corte per corte, ci sono tre categorie di paesi: quelli che riconoscono le coppie di fatto cosiddette, e insomma ci si sposa nello stesso sesso sia pure non chiamandolo matrimonio per un residuo di ipocrisia; quelli in cui questo dovrebbe avvenire a breve (tra cui il nostro); e paesi in cui il matrimonio ha cambiato la sua impronta naturale e arcaica di unione tra un uomo e una donna in vista della eventuale generazione di figli.
Infatti in Spagna e altrove, per esempio, non esistono più marito e moglie, padre e madre, esistono solo coniugi, appunto, e progenitore A e progenitore B, e il sesso non è più una occasione di «discriminazione» neanche nel nome.

L'amore che adesso non osa dire il proprio nome è l'amore materno o quello paterno, due piccoli scandali linguistici da cancellare in nome della lotta per i diritti e per l'eguaglianza generale di fronte alla legge. Omosessualità come metafora della politica. Il segretario di un importante partito di sinistra, Piero Fassino, si è messo nei guai perché è contrario, così ha detto, all'adozione di figli nelle coppie omosessuali.
Curiosa situazione: Fassino, progressista e di sinistra, lo impiccano a una formula che realizza la perfetta ineguaglianza, secondo i sostenitori della famiglia omosessuale perfettamente parificata e con figli, mentre la Casa Bianca, che è un idolo polemico per i progressisti di tutto il mondo, essendo il luogo dove lavorano George W. Bush e Dick Cheney, i due uomini più cattivi del mondo secondo i buoni di cuore, echeggia ancora delle parole di calda congratulazione del presidente alla figlia del suo vice e alla sua compagna Heather: «Sono felice per loro».

Le polemiche sulla dimensione pubblica dell'omosessualità scavano anche più nel profondo, investono la tecnoscienza, che permette l'inseminazione artificiale e dunque, attraverso la famosa «eterologa» bocciata nel referendum italiano ma disponibile oltre frontiera, di dare un figlio a una donna attraverso il seme anonimo di un donatore, che genera dal suo conto in banca del seme e scompare senza nemmeno saperlo, per affidare poi il generato all'educazione di una single o di una coppia omosessuale o forse anche di un single maschio (perché no?).
E si scava anche nelle chiese cristiane, con la secessione delle comunità anglicane della Virginia dalla Chiesa episcopaliana in cui la prima donna reggente della denominazione ha autorizzato la consacrazione, tre anni fa, di un vescovo omosessuale, Gene Robinson, nella diocesi del New Hampshire.

Certe parrocchie preferiscono annettersi alla Chiesa nigeriana piuttosto che condividere la scelta di amore eguale fatta dalla vecchia e gloriosa congregazione dei padri fondatori americani. Insomma, tutta roba forte, molto forte. E tutte questioni che sanno di politica, su sfondo religioso ed etico. Torniamo alla domanda iniziale: perché? La risposta è semplice.
Il grande mito dell'eguaglianza di fatto vince la corsa della modernità. Essere egualitari e amorevoli vuol dire ormai dare la stessa cosa a ciascuno senza discriminare (parola intrinsecamente cattiva) o discernere (parola ancora provvisoriamente accettata), senza stabilire il precetto di giustizia unicuique suum, a ciascuno il suo, che sa di inquisizione medioevale, come dicono i progressisti.

Il divorzio è una riforma che sulla lunga distanza si sta rivelando fatale alla famiglia, qualunque cosa se ne pensi, qualunque ineluttabilità e giustizia venga attribuita a quella fatale decisione giuridica, e infatti le coppie regolarmente sposate (come si dice con espressione burocratica) sono ormai una minoranza nello stato civile americano.
Ma il matrimonio omosessuale, nelle sue diverse forme e nei suoi diversi stadi, realizza anche di più: abroga un'idea di società e di giustizia che per alcuni valeva la pena o vale la pena di una difesa, per altri assolutamente no. In nome della concezione egualitaria del diritto, che ci fa parlare di omosessualità un giorno sì e l'altro pure. Significativamente.

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