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LEGA - PARLA IL LEADER PADANO
E adesso Bossi apre ai gay
Matrimoni omosex? «No, ma tutele uguali per tutti. E culattoni è un'offesa». Prodi? «Da mandare a casa subito». Il Senatùr spiega il nuovo approccio ai diritti, frena sul partito unico. E quanto alla sua successione...
di Paola Sacchi
21/12/2006
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001039421
«La Lega nel Ppe? Questa è una cavolata. A Strasburgo siamo entrati nell'Uen (lo stesso gruppo in cui sta An, ndr) solo per usufruire dei vantaggi che si hanno quando si sta in un gruppo». Umberto Bossi smentisce seccamente alcune illazioni su una svolta moderata che lo accomunerebbe a Gianfranco Fini nella volontà di congiungersi a Forza Italia nel gruppo dei Popolari europei.
Ma è un fatto che nel suo discorso (30 minuti, il più lungo dopo la malattia), pronunciato dal palco di Milano domenica 17 dicembre, la ferrea difesa dei valori tradizionali, quelli più cari alle viscere del movimento, che «il governo di Romano Prodi vuole scardinare con la famiglia omosessuale», si sia coniugata con un'attenzione nuova per il Carroccio al tema dei diritti individuali. Compresi quelli degli omosessuali.

Reduce dal bagno di folla fatto la mattina in piazza Castello, dove è tornato a indossare le vesti dell'indomito guerriero dei vecchi tempi, il Senatùr la sera del 17 è l'ospite d'onore della selezione di Miss Padania a Villa Erba, a Cernobbio. Dopo l'abbraccio dei militanti arriva quello delle miss che gli augurano Buon Natale. In una pausa della cena, in questa intervista a Panorama, il leader della Lega Nord spiega i contenuti del nuovo approccio leghista al tema dei diritti.
«Io penso che si debbano riconoscere i diritti degli omosessuali che sono persone anche loro, cittadini alla pari degli altri, però da lì a creare la famiglia omosessuale, come vuole fare il governo Prodi, e da questa poi artificialmente far discendere quei diritti è pericoloso, perché così si scardina la famiglia tradizionale, si stravolgono i valori sui quali si fonda la nostra società».

Bossi difende a spada tratta la famiglia eterosessuale, l'unica per lui a essere titolata a chiamarsi tale. Ma fa una cauta apertura ai diritti individuali dei gay, rompendo una sorta di tabù del mondo leghista dove, finora, gli omosessuali erano liquidati come «culattoni». Farà bandire la parola dal lessico leghista? «La parola non è del lessico leghista, ma del dialetto lombardo, chi parla in lumbard chiama gli omosessuali culattoni» puntualizza Bossi. Però non è una bella parola, suona come un'offesa...
«Sì, questo è vero» riconosce. E in concreto quali sono i diritti individuali che andrebbero riconosciuti agli omosessuali? «Penso sia giusto riconoscere il diritto di assistere il proprio compagno in ospedale, di subentrare automaticamente nel contratto d'affitto in caso di morte». E la reversibilità della pensione? «Lì è un po' più dura, perché non ci sono tanti soldi e non mi sento di sostituire il ministro dell'Economia... Sono stato al governo e so cosa significa reperire le risorse».

Niente pregiudizi o discriminazioni da parte del Senatùr neppure per gli insegnanti omosessuali, contrariamente a quanto disse alcuni anni fa, prima della svolta liberal di An, Gianfranco Fini: «Un insegnante non lo si giudica dal fatto se sia omosessuale o meno, ma dalla sua voglia di far crescere i ragazzi, di impartire loro sani principi».
Anche se è contrario all'eutanasia e al testamento biologico, Bossi conferma il suo desiderio di andare a far visita a Piergiorgio Welby, il malato terminale che ha chiesto la sospensione delle cure. «Sì, lo voglio andare a trovare. Penso che Welby sia uno che si sente abbandonato da tutti. Il mio però è solo un gesto umanitario, di solidarietà».
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Una coppia omosessuale
La spina che lo tiene ancora in vita dovrebbe essere staccata, come lui chiede? Insomma, non si rischia l'accanimento terapeutico? «Non sono in grado di dirlo, bisognerebbe sentire i medici per sapere se c'è l'accanimento terapeutico. Il confine tra cura e accanimento terapeutico è troppo labile, è difficile stabilire dove sia. Però io ho studiato medicina e un po' me ne intendo, non vorrei che si arrivasse a sostituire il Padreterno. Lasciamo pure al Padreterno le scelte da fare per le nascite e per le morti. Almeno lavora un po' anche lui».
Durissimo in piazza contro il governo di Romano Prodi, che se «ne deve andare a casa», Bossi riconosce nel vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema un interlocutore valido: «A me D'Alema è sempre stato simpatico, perché è intelligente». Però avverte: «Silvio Berlusconi è uno coraggioso, non mollerà. L'ho visto molto combattivo prima di partire per gli Usa».

Dal palco il leader della Lega gli ha mandato gli auguri per l'intervento al quale si è sottoposto in America, ufficializzando così per primo la notizia e destando qualche perplessità dentro Forza Italia. Spiega: «L'ho fatto perché io so cosa significa essere ricoverati all'estero e sentire la solidarietà e l'affetto della tua città e della tua nazione».
Ma la vera mossa a sorpresa fatta da Bossi sul palco è stata rivolgersi alle migliaia di militanti leghisti così: «Ditelo ora, davanti ai giornalisti: devo mollare o no?». Gli hanno risposto con un boato di no. È stato come un congresso in piazza, prima di quello vero, che lo ha reincoronato leader? «Meglio così» ride, soddisfatto.

Era un messaggio diretto a qualcuno dei suoi? Si parla di una certa effervescenza tra i colonnelli leghisti per la successione... Spiega: «Ci sono sempre messaggi che si mandano: c'è gente che esagera. Io ho fatto la Lega, ci ho messo dentro un sacco di soldi miei, ho rischiato di mio, andavo avanti e indietro in tribunale. Potevo fare il chirurgo, avevo tutti 30 e lode. Ho fatto la Lega perché ho dato retta a mio padre il quale mi disse che bisognava tutelare gli interessi del Nord, dare voce a quelli che non avevano il coraggio di parlare».
Primo appuntamento nell'agenda leghista è il congresso della Lega lombarda, la maggiore di tutte le leghe, a metà gennaio. Alla guida sarà riconfermato il varesino Giancarlo Giorgetti? Il Senatùr, che aveva ordinato al restio Giorgetti di ricandidarsi, a sorpresa mette in campo anche un altro nome: «Non lo so, Giorgetti è tornato sui suoi passi. Però ci sono anche altri, come il giovane deputato di Bergamo Giacomo Stucchi, 37 anni, un bravo ragazzo».
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